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WELL DONE!

Diogo Jota ringrazia TAA per l’assist sublime

Ad Anfield torna la Champions! Dopo la prima partita del girone contro il Milan, le successive due giornate sono state giocate in trasferta, rispettivamente a Oporto e Madrid. Ed è proprio l’Atletico Madrid che affrontiamo stasera. Sfida mai banale, negli ultimi anni ha sempre riservato battaglie ricche di colpi di scena e tensioni. L’ultima proprio 2 settimane fa, a Madrid, dove un Liverpool devastante nei primi 15 minuti, si è fatto rimontare 2 goal, ha rischiato di perdere la partita, e poi l’ha vinta nel secondo tempo. Il Liverpool governa il girone con 9 punti, ben al di sopra di Porto e Atletico appaiate a 4 punti. Basta un pareggio per passare matematicamente il girone, e 3 punti per passarlo come primi. Sarebbe importante chiudere tutto stasera, perchè vorrebbe dire poter riposarsi nelle 2 partite rimanenti.

Il raddoppio di Manè

La formazione, col solito 4-3-3 è la seguente:

Alisson, Alexander-Arnold, Van Dijk, Matip, Tsimikas; Oxlade-Chamberlain, Fabinho, Henderson; Salah, Diogo Jota, Mané.

La partita inizia come di consueto col Liverpool che parte a 200 all’ora schiacciando l’avversario a livello fisico, tecnico, e tattico. Al 13° minuto Arnold esegue un cross meraviglioso che, complice anche una dormita della difesa dei “colchoneros”, pesca Diogo Jota che facilmente la butta in porta di testa. 1-0, e Liverpool che invece di tranquillizzarsi si scatenano ancora di più. L’Atletico non c’è più. Al 21° arriva il 2-0, altro assist assurdo di Arnold che pesca l’ottimo Mane che segna da 2 metri. L’Atletico però è una squadra che come ha già dimostrato all’andata, è capace di giocare solo quando è sotto di 2 goal. E infatti anche stavolta dopo il raddoppio si riversano nell’area reds, creando anche qualche pericolo. 10 minuti di sfuriata madridista, e poi la partita torna sui suoi standard di dominio Liverpool. Al 36° un episodio chiave: L’ennesimo fallo anti-sportivo degli spagnoli, su una ripartenza netta di Mane in contropiede, spazientisce l’arbitro che estrae il rosso diretto.

Perfetta anche la prova di Tsimikas

A dir la verità non pareva rosso netto, se non nelle intenzioni, ma l’atteggiamente dei madridisti è talmente antisportivo che pure l’arbitro ha deciso per una punizione esemplare. Atletico in dieci e primo tempo che si conclude senza nessuna novità. Il secondo tempo inizia laddove si è concluso il primo: Con un Liverpool straripante che cerca il 3-0 in tutti i modi. Al 48° Diogo Jota fa doppietta, ma come di consueto il 3-0 ci viene annullato, anche stavolta da un fuorigioco millimetrico. Al 52° e al 55° prima Salah e poi Jota vanno vicinissimi al goal. Al 57° pare che arrivi la doccia fredda: Un tiraccio da fuori area di Suarez(fischiatissimo dall’ottimo pubblico di Anfield), che non sarebbe entrano neanche a pagarlo, picchia sull’incolpevole Matip, e la palla deviata si dirige in porta beffando Alisson. Incredibile la fortuna di questi qui. Ancora più incredibile è che il goal viene per fortuna annullato per fuorigioco durante l’azione. Da qui in poi l’Atletico sembra sciogliersi definitivamente. Il Liverpool capisce che può gestire e Klopp manda in campo Thiago Alcantara. Il problema è che il Liverpool storicamente è adatto alla gestione della palla, come Ole Gunnar Solskjær è adatto ad allenare, ed ecco che da un gravissimo errore nel giropalla proprio di Thiago, l’Atletico compie un pericolosissimo contropiede su cui Herrera però spreca tutto. Buon per noi. Da qui in poi il Liverpool ricomincia ad attaccare, ed è uno spettacolo puro.

Incontenibile stasera Salah

Salah si diverte bullizzando i difensori dell’Atletico, i quali non possono nulla contro lo strapotere tecnico dell’egiziano. La partita si conclude cosi, un punteggio stretto visto le occasioni del Liverpool, e Simeone che non ha più le energie mentali neanche per incazzarsi. Quattro vittorie su quattro. Prima volta nella storia. Girone già vinto come primi con due giornate di anticipo. Abbiamo guadagnato due partite “di vantaggio” visto che contro Porto e Milan possiamo tranquillamente schierare l’Academy, facendo giocare due partite in meno ai titolari, con tutto quel che ne consegue.  

di Alessandro Tulin

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