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Vintage…

C’è stato un tempo nel quale, sui campi del football britannico e di mezza Europa al bianco, colore immacolato per eccellenza  e sinonimo di purezza virginea, e’stato associato l’aggettivo sporco. Un ossimoro che solo il calcio può creare. Si perché  all’alba degli anni ’70 e per un quinquennio almeno poi, bianco fu sinonimo di Leeds United e, sebbene la maglia dei calciatori di quella squadra, i calzoncini e perfino i calzettoni, fossero di un bianco senza macchia alcuna, “dirty” fu il soprannome  che fu loro affibbiato, e di puro, candido e netto  l’anima di quella formazione, creata da quel genio del football chiamato Don Revie, ebbe ben poco.

L'ingresso in campo nello scenario di Wembley

L’ingresso in campo nello scenario di Wembley

E cosa sia stata in quegli anni, la sfida tra Liverpool e Leeds è qualcosa che soltanto una generazione di appassionati legata ad un calcio che non esiste più, probabilmente, può nostalgicamente ricordare. Liverpool Leeds , quel Liverpool Leeds, rievoca stadi battuti da pioggia e vento, file e file assiepate di teste senza volto all’apparenza tutte eguali, stipate sotto le tettoie spioventi di due stadi leggendari. Significa maglie infeltrite con numeri giganteschi affissi sulle schiene, e calzoncini all’apparenza sempre troppo,  troppo stretti. Significa palloni colorati che correvano sul prato perché  a volte a quella pioggia battente si sostituiva la neve, e nomi leggendari che se snocciolati velocemente in formazione, affiorano alle labbra come un mantra che percorre la storia del calcio da un lato all’altro del tempo. Liverpool Leeds e’stato un racconto infinito che ha abitato la mente di chi scrive rendendo il calcio l’utopia insana in cui rifugiarsi quando spesso le fondamenta di questo sport hanno vacillato in maniera pericolosissima. Rimanda indietro all’era pionieristica della tv, quella fatta di tasti e bottoni, di manopole e schermi troppo piccoli per contenere un’intera emozione affidata a fotogrammi in bianco e nero sui quali la fantasia creava immagini da custodire nel sonno quando ogni cosa terminava. Capodistria, tv Svizzera, per intenderci. Emittenti  che,captate dopo ricerche faticose e pazienti, trasmettevano il calcio inglese al Sabato, rendendo quel giorno una festa indimenticabile.  Liverpool Leeds fu Bremner Keegan, in un Charity Shield da far west, quello del 6 a 5 dopo i tiri dal dischetto, quello del gol di Boersma pareggiato da Cherry, quello, appunto, della epica lite in campo tra K.K.K. e Billy Bremner, odiato eppure rispettato capitano di una squadra indimenticabile.

La reazione di Keegan alle continue provocazioni di Bremner

La reazione di Keegan alle continue provocazioni di Bremner

Liverpool Leeds significa Wembley. Spesso, volentieri. Significa la prima delle f.a. cup dei reds della Mersey, in quel 2 a 1 datato 1965 all’alba delle sfide tra Bill Shankly e Don Revie. E significa anche, Liverpool Leeds, le sfide all’inizio degli anni 90, quelli nei quali Strachan, kelly, Dorigo, Chapman, Gary Speed, Cantona, riportarono il titolo ad Elland Road rinverdendo i fasti delle sfide con i Reds da troppo tempo rinchiuse nei cassetti. Ecco, cosa rappresenti questo quarto di Coppa di Lega, probabilmente il match di domani non potrà spiegarlo. Troppa la differenza tra le due squadre, troppo più importante il cammino dei reds in campionato per rischiare qualche caviglia in una partita da giocare con un occhio al Bournemouth per i ragazzi di Klopp. Ma una cosa e’certa. Quando domani quelle maglie bianche e quelle rosse sbucheranno fuori dal tunnel di Anfield, per il sottoscritto, anche solo per un istante, davanti a tutti ci saranno Kevin Keegan e Bill Bremner, il tuono farà sentire il suo brontolio nella mente annunciando la pioggia, un pallone arancio farà bella mostra di se da qualche parte nel mio ricordo e Jurgen  Klopp avrà il viso di Bill Shankly, quando il bianco  e nero della tv che vive nel pensiero lo inquadrerà’……

di Stefano Iaconis

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