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Un mese da dimenticare… Una partita per ricominciare

Rivedremo Shaqiri nell’undici di partenza

Ci eravamo lasciati a fine del 2020 con il Liverpool in testa alla classifica, nonostante i pareggi consecutivi con WBA e Newcastle, ci ritroviamo a fine gennaio con la squadra al 4° posto, a 4 punti dall’attuale capolista Leicester (che ha 1 partita in più), a 3 dal Manchester United e potenzialmente a 3 dal Manchester City (che deve recuperare ancora una gara). C’è da ricordare che da quando Klopp siede sulla panchina dei Reds, il mese di Gennaio è sempre caratterizzato da una flessione di risultati e forma, ampliata quest’anno dalla mancanza di una vera e propria preparazione, causa pandemia e soprattutto dalla lunga serie di infortuni occorsi in questa stagione. Certo è che la situazione non è da sottovalutare e qualche considerazione tecnica e tattica deve essere fatta, anche in fretta, perché la marcia delle due di Manchester degli ultimi mesi è quasi inarrestabile e oltre a loro anche il Leicester sembra in grande spolvero. Dopo la goleada a Londra contro il Palace, la squadra ha collezionato 3 pareggi e 1 sconfitta nelle successiva 4 giornate, segnando solo 1 gol nella prima contro il WBA e poi rimanendo a secco nelle ultime tre, contro Newcastle, Southampton e Manchester United. Questa flessione di risultati e in particolare della produzione offensiva è alquanto strana, soprattutto perché, seppur tutta la stagione sia stata lontana dai fuochi d’artificio delle ultime due, la squadra era prima e con il miglior attacco della Premier (che mantiene tutt’ora) e le problematiche erano più legate alla fase difensiva, privata del capo banda e di altri titolari, apparsa traballante nell’inizio della Premier. La partita di domani ad Anfield contro il Burnley sembra essere quella giusta in questo brutto periodo, ma può nascondere delle insidie che non vanno assolutamente sottovalutate. I Clarets di Sam Dyche sta attraversando un periodo poco equilibrato, che l’ha portata a battere il Wolverhampton e lo Sheffield United, ma a perdere da Leeds, Manchester United e West Ham. E’ una squadra che continua a dimostrare di avere una carente fase offensiva, ma una solida fase difensiva, come denotano anche le ultime quattro partite tutte chiuse con il risultato di 1-0, pro o contro.

Matip è ritornato ad allenarsi

Vista la situazione attuale della fase difensiva del Liverpool che, nonostante le assenze pesanti di Van Dijk e Gomez e l’altalena in e out di Matip, ha chiuso con 4 clean sheet nelle ultime 8 gare, il fatto che il Burnley non abbia segnato in 6 delle ultime 7 gare in trasferta fa ben sperare per 90 minuti tranquilli da quel punto di vista, con la possibilità di non dover rischiare il convalescente Matip e dare spazio ad uno tra i giovani Williams o Phillips da mettere a fianco dell’ormai imprescindibile Fabinho, senza nemmeno dover ricorrere allo spostamento di capitan Henderson al centro della difesa, riportandolo in mediana dove la sua assenza si è fatta sentire nel big match contro il Manchester United. Per il resto, riguardo alla formazione, è possibile che il periodo di piccola crisi della squadra, porti Klopp a schierare comunque la formazione migliore possibile, con i due terzini titolari (anche perché le alternative sono praticamente inesistenti), Thiago al centro della mediana con Henderson e Wjinaldum ai fianchi e il tridente classico davanti. Klopp ci ha sempre abituati a scelte dell’ultima ora sorprendenti, ma nonostante la decisione di proporre Shaquiri contro i Red Devils, crediamo che l’unico dubbio tra centrocampo e attacco possa essere quello di lasciare fuori Wjinaldum, al centro di alcune indiscrezioni delicate riguardo al suo futuro in maglia Reds, riproponendo Curtis Jones, anche se lo schieramento solito del Burnley può lasciare ancora aperta la porta del 4231 con Shaqiri o Minamino sulla trequarti. E’ chiaro che la povera produzione offensiva dell’ultimo mese, che oltre al solo gol segnato, vede solo 10 tiri in porta complessivi, a fronte di una statistica media di 6 tiri per partita, è figlia di una flessione piuttosto importante del tridente Salah, Firmino, Manè, ma deve anche essere ricondotta all’assenza di pericolosità negli ultimi 20 metri da parte dei centrocampisti, con solo due gol e due assist. Quando un reparto storicamente così fondamentale come l’attacco stenta, si deve cercare di trovare delle soluzione per riportarlo ai fasti abituali, ma nel frattempo garantire delle alternative che permettano di non dipendere esclusivamente da quello e il proporre una proposta tattica che posizioni maggiormente i centrocampisti nell’ultimo quarto di campo avversario. Il Burnley proporrà sicuramente una partita altamente difensiva, con un 442 chiuso e stretto, proprio come quello proposto da tante squadre di bassa classifica che hanno fermato i campioni d’Inghilterra in questa stagione (pareggi contro quattro delle ultime sei della classifica), in cui non ci saranno sicuramente gli spazi dove di solito i nostri avanti vanno a nozze. Proprio per quello, oltre al fatto di non dover per forza temere la pericolosità offensiva degli avversari, l’impostazione tattica di domani dovrebbe prevedere inserimenti continui dei centrocampisti e posizionamento altissimo di entrambi i terzini a supporto del gioco aperto. Oltre a quello un movimento più veloce e continuo tra le linee dei reparti del Burnley, sia degli uomini ma in particolare del pallone, potrebbe garantire una maggiore pericolosità e creazione di numerose occasioni da gol.

Ci attende un Febbraio terribile, è ora di ingranare

 A quel punto tutto sta alla cattiveria e voglia di segnare che in questo momento un po’ manca, perché in questo periodo il Liverpool continua a essere una squadra che tira molto, anche dentro l’area avversaria, ma spesso con conclusioni senza grosse pretese o mancanti di quel livello di tecnica-concretezza-cattiveria che non permette di centrare la porta e siglare marcature. Domani l’imperativo è vincere, anche senza convincere più di tanto. Il risultato è l’unica cosa che conta in questo momento per non far scappare ulteriormente chi ci sta davanti e dare una piccola ventata di positività ad un ambiente che sta vivendo forse la prima vera piccola “crisi” dell’era Klopp degli ultimi tre anni.

di Matteo Teo Peruzzi

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