donazioni

Iscrizioni Liverpool Italian Branch

OLSC Twitter
LFC Official Twitter
This Is Anfield
I Nostri Articoli

OTTANTA VOGLIA DI MERSEYSIDE DERBY

Charity Shield, 16 Agosto 1986 la partita finisce 1 a 1 e i due capitani fanno il giro d’onore dividendosi il trofeo.

Erano gli anni Ottanta: Liverpool precipitava in una crisi occupazionale senza precedenti, fioriva la violenza, l’humus per l’hooliganismo era ormai ben radicato, la Thatcer sopprimeva i minatori e Toxteth era ormai terreno di conquista per chiunque. Ma c’era un fiore che cresceva in mezzo a tutto questo asfalto: il sabato diventava il giorno in cui tutto questo veniva messo nel dimenticatoio. Ogni settimana, fosse a Goodison o ad Anfield (tanto c’è solo un parco, Stanley Park, di mezzo) erano i luoghi dove tutto poteva succedere. Liverpool ed Everton si spartivano gloria e trofei, e battagliavano per vincere titoli, avere la supremazia cittadina e dare distrazione, condita da un pizzico di pazzia, a quelle migliaia di innamorati, in parte disoccupati, che non aspettavano altro che il giorno del football. Oggi tutto è cambiato: la First Division è divenuta Premier League, il calcio ruggente di quegli anni ha lasciato posto a qualcosa di più asettico, ma  Anfield e Goodison sono ancora là, riammodernati, seppur nel caso dei toffees a breve si traslocherà in un nuovo impianto sui docks. Vero è che questa crisi economica incombente, con la città alle prese con le strette impartite a causa del coronavirus, seppur scatenata appunto da tutt’altre cause, rimanda un po’ a quell’epoca. Ed anche Everton e Liverpool, sono là, come non capitava da tanto tempo, a giocare per qualcosa. Negli ultimi anni era accaduto solo a senso unico, con i reds che non sentivano nemmeno il rumore dei nemici, ed era un po’ un peccato, perché per un Barcellona c’è sempre un Real, per un Boca c’è sempre un River, e per un Liverpool mancava un Everton.

Sempre molto accesi i derby, sarà così anche senza pubblico?

Adesso, con il nuovo corso targato Ancelotti, quelli blu guardano tutti dall’alto, e sognano: dodici punti, esattamente come il numero di gol fatti, e la possibilità di mandare a -6 i rivali scavando un solco importante già dopo cinque partite. La continuità ritrovata di James Rodriguez, il momentaneo stato di grazia di Calvert-Lewin, ben più vicino alla porta di come lo era in passato e la vena di Richarlison, fanno rimpiangere ancor di più i tifosi di non poter vivere in presenza questo straordinario inizio dei loro beniamini. Di contro, la sosta per le nazionali è arrivata nel momento giusto, o forse no: dopo la débacle di Birmingham, sarebbe stato bello che Klopp rimettesse subito in campo i suoi, ma impossibilitato dalla “utilissima” Nations League e via discorrendo, si sarà dovuto arrovellare su come togliere dalle teste dei campioni in carica quelle tossine che rischiano di far male ben più di un infortunio, se trascinate per lungo tempo. Confidiamo però che un gruppo del genere, capace di risultati del genere negli ultimi anni, non debba farsi imprigionare da un grossolano 7-2: seratacce che nel calcio capitano a chiunque. Occorre però evitare le distrazioni difensive che avevano già fatto capolino con Leeds e Arsenal, e far ricorso a quel “vincere aiuta a vincere” che il Liverpool ha fatto proprio motto per tutte queste stagioni sempre più libidinose. Concedetemi di esultare però: il derby di Liverpool torna a essere prestigioso. E’ prestissimo per tirare le somme e per capire se Ancelotti e Klopp battaglieranno dalla panchina come Dalglish e Kendall, ma è già qualcosa. C’è anche un cruccio, però: mancherà (comprensibilmente, la salute prima di tutto) quel sottofondo a cui eravamo abituati, quella cornice di pubblico che un derby così avrebbe meritato. Una cosa che rende davvero zoppo, al limite del deprimente, il nostro consueto sabato tra pinte e pallone.

di Stefano Ravaglia

Comments

comments