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Nella mia lunatica Liverpool

di Eleonora Mingardi

L'Italian Branch pronto a sostenere i nostri in quella che è la partita dell'anno.

L’Italian Branch pronto a sostenere i nostri in quella che è la partita dell’anno.

Nella mia lunatica Liverpool il cielo ti accoglie cupo al risveglio, si ricrede schiarendosi all’ orizzonte di mezzogiorno e ti attanaglia in una poderosa grandine pomeridiana. Eppure sotto queste nuvole che si rincorrono a perdifiato sei consapevole che la notte sia ancora lunga e piena di sorprese, e tra l’odore del cibo, del legno e delle cask ales, interpreti aria di conquista.

Sono a Liverpool con i ragazzi da Martedì per seguire la mia grande passione. Per purificarmi lo spirito tra una folata di gelido vento del nord ai docks ed un piatto di Scouse in un rustico ed accogliente pub alle spalle del Melwood ground. Mercoledì ho avuto l’onore di assistere alla partita più entusiasmante della stagione fino ad oggi. Cappucci in testa, sciarpa sul viso, condensa nell’ aria e l’odore della pioggia intrisa nel legno: il lungo ed emozionante cammino verso Anfield, i nostri passi ed il canto Anfield Road riecheggianti sulle pareti esterne delle case a schiera abbandonate lungo Breck Road.

Posto 114, blocco 305.

Con la tensione crescente sembra di non percepire più il freddo e lo stomaco si chiude rapidamente, gli altoparlanti di Anfield trasmettono Starman di David Bowie. Sembra troppo presto, manca ancora del tempo al fischio d’inizio eppure già senti il bisogno di tenere fisso lo sguardo su quel prato verde e strizzare le palpebre come fosse la prima volta che lo vedi, con l’innocenza di chi ama in modo semplice, quasi banale, il gioco del pallone.
Sono quelle piccole essenze che valgono mille esperienze. La sensazione di immergersi in un mare di persone che bene o male provano le tue stesse emozioni. 90 minuti di combattimento sul bilanciere; tra il coraggio traballante sul peso del timore e la rassegnazione che allo scadere del tempo si arrende alla speranza.
Il calcio è questo, e mille altre emozioni non facilmente descrivibili in quanto difficilmente comprensibili a noi stessi.

Domenica inizia all’ ombra dell’ entusiasmo di Mercoledì. Quello che ci aspettiamo è un Liverpool determinato, che non abbia paura di nessuno e dimostri che la perseveranza non pone fine a se stessa con un triplice fischio ma invece perdura cavalcando l’onda sul boato della Kop dopo la rete di Joe Allen.
Il Manchester United è la nostra scommessa. Un gradino pericolante nella scala che porta all’ equilibrio, oltre che la sfida più sentita del campionato.
La combinazione Reds e Red Devils ha sempre significato tensione ed ammetto di essere io stessa più che impaziente di attraversare di nuovo i tornelli di Anfield per occupare il mio posto 114 del blocco 305.
Del resto sono qui per questo. Per dimostrare attaccamento, per farmi ricompensare.
Liverpool è curiosa e passionale.
Liverpool è un sospiro di sollievo dalla monotonia.
Mentre scrivo stiamo attraversando in auto l’altro lato del fiume Mersey, dove i centri commerciali lasciano posto alle ciminiere fumanti e la Liverpool in cui amo perdermi, scorta all’ orizzonte, pare nient altro che un’ offuscata miniatura.

Ieri pomeriggio ci siamo diretti con il 12 verso Melwood, campo di allenamento del Liverpool, con nostra sorpresa uno dei primi giocatori ad uscire dal cancello è stato il nostalgico Daniel Agger, probabilmente in visita data la pausa del campionato danese.

Il nostalgico Agger. Una assenza sempre dolorosa da sopportare...

Il nostalgico Agger. Una assenza sempre dolorosa da sopportare…

Abbiamo incontrato il mister e caricato i giocatori, sulla giusta strada per una grande vittoria.
Vinciamo per natura. Vinciamo per orgoglio.
Liverpool è la cassaforte nella quale conservo le esperienze più preziose. E anche questa partita sento di poterla schedare tra i ricordi più memorabili.

COYR!

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