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LET’S BLOW THE BUBBLES AWAY

L’Olympic Stadium casa del West Ham dal 2016

Prendete una delle tifoserie più appassionate d’Inghilterra, le cui radici risalgono nientedimeno che ai portuali dell’East End agli albori del secolo scorso. Prendete una squadra piena di storia, fondata nel 1895, ma che nel corso della sua esistenza ha raccolto, in rapporto alla mole dei tifosi che la sostengono, sempre pochino: tre FA Cups, una Charity Shield, una coppa delle coppe, una coppa intertoto. Prendete anni e anni di bocconi amari da ingoiare, conditi addirittura da due retrocessioni in tempi recenti, nel 2003 e nel 2011. Prendete un allenatore, David Moyes, con il dente avvelenato contro i Reds, memore dei suoi glory days trascorsi sulla sponda blu del Mersey. Prendete uno stadio, che forse non avrà il fascino del Boleyn Ground ma che comunque ospiterà più di 50000 anime pronte a sospingere verso la vittoria quella squadra da troppo tempo lontana dal calcio che conta. Prendete infine una città, Londra, la cosmopolita, finanziaria, potente e benestante Londra, che ha da sempre un conto aperto con Liverpool, la portuale, proletaria e verace. Con questi ingredienti, se fossimo in un film di Danny Boyle, Ewan McGregor direbbe qualcosa come “chi ha bisogno di temere tutto ciò quando ti chiami Liverpool FC?”.

Salah lo scorso anno autentico mattatore

Vero, ma ciò non vuol dire che la sfida di domenica non possa rivelarsi una potenziale buccia di banana sopra la quale la nostra Armata potrebbe scivolare. L’ambiente, il tasso tecnico dell’avversario e, ultime ma non ultime, le fatiche di coppa potrebbero sicuramente giocare il loro ruolo in questa battaglia di fondamentale importanza in quella guerra che sembra essere la Premier League di quest’anno. Il West Ham arriva alla sfida di Domenica pomeriggio con un giorno in meno di riposo e con i km della trasferta di Genk in più sul groppone, è vero, ma ha risparmiato giovedì sera diversi titolari, a differenza di quanto fatto da Klopp mercoledì sera (il quale si trova anche alle prese, tanto per cambiare, con l’ennesima injury crisis della sua sfavillante esperienza in Red, dove ad essere flagellato è stavolta il centrocampo). La partita è quindi dall’esito tutt’altro che certo. Una vittoria al domicilio degli Hammers ci manterrebbe nella peggiore delle ipotesi a tre lunghezze dal Chelsea che affronta una trasferta tutt’altro che proibitiva al Turf Moor, e ci metterebbe in una comoda posizione in vista di un ciclo di partite che da qua alla fine dell’anno ci vedrà impegnati contro avversari tutt’altro che temibili, eccettuate le insidie del match casalingo contro l’Arsenal e del derby in programma per il primo Dicembre.

Tre punti per rimanere in scia.

La formazione, sempre di difficile pronostico in quanto Klopp come ormai sappiamo ama molto mischiare le carte in tavola anche all’ultimo momento, vedrà tuttavia alcune scelte obbligate dettate dalla sopra citata crisi infortuni di centrocampo. Davanti ad Alisson, la difesa dovrebbe essere confermata con la sola possibile eccezione di Robertson al posto di Tsimikas (Robbo ha riposato contro l’Atletico, mentre il greco ha giocato tutti i 90 minuti). A centrocampo,si annoverano le assenze di Elliott, Jones, Keita e Milner: a fianco di Fabinho ed Henderson che sembrano certi del loro posto, uno tra Thiago e Oxlade Chamberlain; in attacco appare obbligato il tridente Salah, Mane e Diogo Jota, con Firmino uscito malconcio dalla sfida contro l’Atletico di mercoledì. I problemi non mancano, insomma, ma questo team ha dimostrato di trarre forza dalle difficoltà, nel pieno stile della sua e nostra guida: bisognerà attendere domenica sera per capire se tutto ciò sarà stato sufficiente per restare aggrappati alla testa della classifica. YNWA

di Matteo Paradiso

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