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L’Anti-Edipo

Sturridge dopo il primo gol

Sturridge dopo il primo gol

Lo schizofrenico dispone di modi di orientazione che gli son propri, perché dispone innanzitutto d’un codice di registrazione particolare che non coincide col codice sociale o non coincide con esso se non per farne la parodia. Si direbbe che lo schizofrenico passi da un codice all’altro, che confonda tutti i codici, in un rapido scivolamento, a seconda delle domande che gli vengono poste, senza dare da un giorno all’altro la stessa spiegazione, senza invocare la stessa genealogia, senza registrare allo stesso modo lo stesso avvenimento, accettando anche, quando glielo impongono e non è irritato, il banale codice edipico, salvo reinfarcirlo di tutte le disgiunzioni che questo codice era fatto per escludere.

(Gilles Deleuze, L’Anti-Edipo)

Flusso costante di pensieri. Flusso costante di opere, flusso costante di omissioni, flusso costante, di sprazzi di lucidità, di lunghi, interminabili istanti di oblio. Trombe che maestose annunciano di gloriose imprese, campane che cupe annunziano disfatte impietose. Bandiere bianche agitate senza batter ciglio, bandiere rosse con Fenici rampanti issate vittoriose sulle più alte ed impervie cime. Feste smodate, gemiti di dolore, pianti acri, cieca furia plumbea, nembi di polvere, volitar di piume, e grida, e gioia, e urla di vittoria! Un vasto deserto, i cui granelli, emozioni che si susseguono spesso antagoniste, umori che si affrontano, che si scontrano, che scuotono l’anima e che la mettono in subbuglio.

Emozioni schizofreniche. Lo stigma, di chi in alto issa i vessilli con le insegne della Rossa Fenice.

Ma è questo il bello degli schizofrenici. Non sai mai a quale vita, in un dato istante, tocchi essere vissuta. L’imprevedibilità si erge ad unica legge assoluta, alla quale lo schizofrenico sottostà umilmente strigliando i cavalli che conducono la carrozza delle sue emozioni verso orizzonti ora inesplorati, ora noti, ora rosei e gloriosi, ora tetri e marcescenti. Ma mai, mai sempre uguali a se stessi. Il Nietzschiano demone dell’eterno ritorno, troverebbe terreno arido nella mente di uno schizofrenico, giacchè è il concetto stesso che “ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione”, ad essere fallace nel suo pensiero. E lo è nella mente di chi, come noi, a cadenza periodica si trova catapultato in un mondo emozionale ogni volta inesplorato, ora fitta tundra, ora foresta pluviale, ora arida spiaggia, ora glaciale deserto. Ed è forse questo l’unico, vero filo che connette le vite di tutti noi riuniti sotto queste insegne: la (poco) rassicurante imprevedibilità della schizofrenia.

Ed ecco che una anonima, grigia giornata di fine inverno che sembra, come tante altre, una storia vista e rivista, cornice perfetta di una ennesima prova da dimenticare, si trasforma in una sinfonia perfetta, in cui ogni nota segue l’altra con naturalezza, gli occhi si chiudono, la mente viaggia verso mondi lontani, luminosi, estatici. L’incalzare delle reti, dei fraseggi, delle fitte reti di scambi rapidi da parte di chi, oggi, al Villa Park, disegna sottili, sapienti trame di pregiata fattura, martella il centro emozionale di tutti noi, poveri schizofrenici, che impotenti siamo in balia di ciò che il Liverpool, di volta in volta, decide di regalarci. Così, lo stesso discontinuo piccolo brasiliano magico pennella una gemma sulla testa dello stesso monarca di cristallo che ora odi perchè non c’è, ora ami perchè è così fottutamente talentuoso. E così, i due brutti anatroccoli della cabina di regia diventano oggi cigni, il primo disegnando una trama ingannevole con la complicità del sole che splende oggi su Birmingham e viola per la seconda volta la porta degli impotenti padroni di casa, il secondo, quel turco possente e sgraziato, decide di trasformare le sue potenti leve in catapulte che sparano missili terra-aria che neanche compaiono sui radar dei malcapitati difensori. E il ragazzino belga, e l’inesauribile Nathaniel di Londra, e il vecchio Kolo, oggi, sparano colpi sui cadaveri dei Villains, e si capisce che, nel vorticoso turbinio delle schizofreniche emozioni che il Liverpool decide di imporci, è uscito oggi il numero dell’estasi, della esaltazione mistica, del dionisiaco. Uno due tre quattro cinque e sei. Senza colpo ferire.

Così, da Birmingham a Liverpool, da Adelaide a Montreal, da Lisbona a Novosibirsk, da Murmansk al Capo di Buona Speranza, noi tutti, popolo di schizofrenici, impotenti siamo in balia dell’euforia, dell’entusiasmo, dell’onirica immagine della “Invincibile Armata”. Consci che è solo uno dei tanti numeri che il Liverpool, di volta in volta, decide di estrarre dalla sua folle ruota.

Esploriamo terre sconosciute. Conquistiamo emozioni ignote. Ci ergiamo, ora gloriosi, ora doloranti, ora trionfanti, ora agonizzanti, sopra vette emotive sempre nuove, sempre oltre il noto. Viviamo, costantemente, oltre le colonne d’Ercole.

“Cogliere un reale cosi com’è prodotto nella coestensione della natura e della storia, frugare nell’impero romano, nelle città messicane, negli dei greci e nei continenti scoperti per estrarne questo sempre-piú di realtà, e formare il tesoro delle torture paranoiche e delle glorie celibi – tutti i pogrom della storia sono io, ed anche tutti i trionfi, come se alcuni avvenimenti semplici, univoci, si districassero da quest’estrema polivocità: tale è l’«istrionismo» dello schizofrenico, secondo la formula di Klossowski, il vero programma d’un teatro della crudeltà, la messa in scena di una macchina per produrre il reale. Lungi dall’aver non si sa quale contatto con la vita, lo schizofrenico è piú di tutti vicino al cuore pulsante della realtà, a un punto intenso che si confonde con la produzione del reale, e che fa dire a Reich: «Ciò che caratterizza la schizofrenia, è l’esperienza di questo elemento vitale;… per quanto riguarda il loro sentimento della vita, il nevrotico e il perverso stanno allo schizofrenico come il bottegaio sordido al grande avventuriero». Allora ritorna la questione: cosa riduce lo schizofrenico alla sua figura autistica, ospitalizzata, dissociata dalla realtà? È il processo, o al contrario l’interruzione del processo, la sua esasperazione, la sua continuazione nel vuoto? Cosa costringe lo schizofrenico a ripiegarsi su un corpo senza organi ridiventato sordo, cieco e muto?”

(Gilles Deleuze, L’Anti-Edipo)

E’ lecito allora chiedersi, per chi non vive queste giostre emozionali, queste montagne russe emotive, questa instabilità umorale, perchè?

Noi, schizofrenici malati, siamo malati di amore. Siamo malati di passione, siamo malati di emozioni. Siamo dipendenti da questo continuo divenire, dal panta rei dei nostri stati d’animo, perchè sappiamo che è questo l’unico modo di amare quella Fenice che, fiera, campeggia sui nostri vessilli. E non è questa, forse, la più pura, vera, ancestrale forma d’amore?

C’è chi dice che il vero Rivoluzionario è colui che ama.

C’è chi dice che il mondo è di chi ama.

“La fuga schizofrenica stessa non consiste solo nell’allontanarsi dal sociale, nel vivere ai margini: essa fa fuggire il sociale attraverso la molteplicità dei fori che lo rodono e lo trapassano, sempre in presa diretta su di esso, sempre in atto di disporre ovunque le cariche molecolari che faranno saltare quel che deve saltare, cadere quel che deve cadere, assicurando in ogni punto la conversione della schizofrenia come processo in forza effettivamente rivoluzionaria. Cos’è infatti lo schizofrenico, se non prima di tutto colui che può sopportare «tutto questo», il danaro, la borsa, le forze di morte, diceva Nižinskij, valori, morali, patrie, religioni e certezze private? Tra lo schizofrenico e il rivoluzionario c’è esattamente la differenza che passa tra colui che fugge e colui che sa far fuggire ciò che egli fugge, spaccando un tubo immondo, facendo passare un diluvio, liberando un flusso, incrociando una schizofrenica. Lo schizofrenico non è rivoluzionario, ma il processo schizofrenico (di cui lo schizofrenico non è che l’interruzione, o la continuazione nel vuoto) è il potenziale della rivoluzione.”

(Gilles Deleuze, L’Anti-Edipo)

I rivoluzionari siamo noi, coloro che “sanno far fuggire ciò che noi fuggiamo”, le nostre emozioni. Noi, con le nostre altalene emotive. Noi, con la nostra dipendenza da queste intense emozioni che ci regali. Noi, che semplicemente amiamo il Liverpool e che come vele veniamo agitati dalle sensazioni, dagli impulsi che il Liverpool decide di regalarci ora in un senso, ora in un altro. Noi, tuoi fedeli seguaci, noi siamo i sognatori, noi siamo gli amanti, NOI SIAMO I VERI RIVOLUZIONARI. E il futuro, comunque vada a finire questa magnifica storia, è e sarà per sempre nostro.

With hope, in your heart..

Per sempre tuo, Matteo Paradiso

YNWA

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7 risposte a L’Anti-Edipo

  • Complimenti Matt !! Del Liverpool oggi non c’è che dire bene.Anche se il Villa ormai è praticamente in Championship e,come ha detto oggi il nostro Carra,”E’ la peggiore squadra vista da quando esiste la Premier League”,abbiamo interpretato la gara in maniera magistrale; squadra concentrata e,soprattutto,concreta.Di solito sono questa le gare che più sbagliamo…Con il ritorno dell’attacco titolare e di Origi,abbiamo trovato il gol con estrema facilità;si è sentita tremendamente la mancanza di qualcuno che la buttasse dentro.Giocando costantemente all’attacco anche la difesa ne ha risentito,restando quasi inoperativa per tutta la gara e non correndo rischi di sorta.Godiamoci quindi questa vittoria; Giovedì sarà un’altra battaglia.

  • Articolo bellissimo di un Matt ispiratissimo. La vittoria è ottima per il morale. Fondamentale arrivare carichi a Wembley.

  • Che bell’articolo.
    Credo che questa vittoria possa dare un altra speranza per il quarto posto

  • Non eravamo da buttare prima di questa partita, non siamo da titolo dopo questa. Ci aspettano altri alti e bassi. Complimenti a Matteo, ottimo articolo, ispiratissimo come un set vinto ti ispira! Ynwa with hope in your ❤️!

  • No va beh, poesia pura amico mio 😀 😀

  • Complimenti per l’articolo.. veramente tanta roba.. magari sapessi scrivere così 🙂 cmq per quanto riguarda la partita credo che oggi anche lo Swindon avesse fatto tre gol al villa.. tuttavia I ragazzi sono stato bravi a mantenere sempre la concentrazione e a non rilassarsi dopo il vantaggio.. forse il pareggio col Sunderland è servito a qualcosa! Ora testa alla EU.. questa è una competizione che dovremmo provare a vincere.. mi mancano troppo le grandi notti di coppa!!!

  • Matt articolo impeccabile! YNWA