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La Finale – una analisi tecnica

Domenica 28 febbraio, nel solito spettacolare scenario di Wembley, assisteremo al primo appuntamento stagionale di grande valore della stagione di Premier League, che si chiuderà il 21 maggio con la finale di FA Cup sempre allo stadio reale del calcio inglese.

La Finale di League Cup è spesso stata vista come un contentino per le grandi squadre inglesi, deludenti in campionato, ma in grado di salvare in parte la stagione con la vittoria nella coppa minore che garantisce un biglietto per l’Europa League, ma negli ultimi anni ha dato vita ad emozionanti scontri all’interno del gotha della Premier.

Gerrard alza la Coppa di Lega nel 2012, ad oggi ultimo trofeo vinto dai nostri.

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Liverpool e Manchester City ci arrivano con sensazione simili per quanto riguarda questa stagione, sicuramente non positiva per entrambe e cercano sull’erba di Wembley di trovare un riscatto che possa rilanciarli anche per la seconda parte del campionato.

I Reds hanno salutato l’arrivo del maestro Klopp, dopo l’esonero di Rodgers, con un entusiasmo che non si vedeva da tempo e gli hanno di fatto affidato le chiavi della squadra e del loro tifo, ma dopo un inizio molto promettente anche la cura dell’ex tecnico del Borussia Dortmund non ha dato quell’inerzia positiva in grado di riportare la squadra nelle posizioni che contano.

La partita di domenica arriva al momento più opportuno per garantire a Klopp un posto della storia come manager del Liverpool più veloce a conquistare un trofeo, e alla società un trionfo che manca proprio dalla vittoria della Capital One del 2012, con il grande Dalglish in panchina, ottenuta dopo la lotteria dei rigori contro il sorprendente Cardiff City.

Il Manchester City questa coppa l’ha vinta non più di due stagioni fa, in una finale a senso unico contro il Sunderland, preludio del titolo di Premier conquistato in un epilogo thrilling proprio ai danni del Liverpool, ma il momento non è sicuramente dei più felici, con la squadra e soprattutto il manager Pellegrini sulla graticola dopo un periodo fatto di sconfitte e prestazioni negative, e sicuramente l’annuncio della firma di Pep Guardiola per la prossima stagione non aiuta a rasserenare gli animi e far calare la pressione in un club che parte sempre per vincere tutto.

Per analizzare quale potrebbe essere lo sviluppo della partita e le scelte tattiche dei due manager si può iniziare sicuramente da quello che è stato l’ultimo confronto, disputato all’Etihad, dove Klopp ha mostrato al calcio inglese quello che potrebbe essere il suo Liverpool, quello che lui ha in mente per proposta di gioco e sviluppo delle sue idee già ampiamente viste ed applaudite dai tempi di Dortmund.
Il 4-1 finale con cui i Reds sono usciti dal campo del City è nato da un inizio folgorante fatto di velocità assurda nel gioco offensivo, di pressione alta costante sulla costruzione iniziale dell’avversario e ricerca spasmodica della conclusione o dell’azione definitiva che possa portare ad un occasione da goal, anche a costo di accumulare molti errori nella costruzione.

Questo è il calcio di Klopp e la scelta di schierare un centravanti mobile e atipico come Firmino, prima di una lunga serie di partite in cui il trequartista brasiliano ha svolto il ruolo di terminale offensivo primario, aiutato da due giocatori estremamente ecclettici come Coutinho e Lallana ha fatto saltare il banco per il Manchester City, anche grazie alla pessima partita dei due centrali difensivi Mangala e Demichelis.

In più la pressione ultraoffensiva, attuata a parecchi metri dalla propria area di rigore, ha permesso ai Reds di evitare le trame pericolose dei Citizens a ridosso della porta difesa da Mignolet e bypassare i gravi problemi di tenuta difensiva mostrati in questa stagione.

Emblematici sono stati i primi due goal, con Coutinho che aggredisce Sagna sul rilancio di Hart, aiutato da altri cinque compagni posti nella metà campo del City, e da lì crea l’azione con il taglio di Firmino che crea l’autorete di Mangala e successivamente lo stesso Firmino va in pressione sul controllo difficile tra Clichy e Mangala, ruba palla e serve Coutinho per il raddoppio.

Domenica le cose saranno sicuramente diverse rispetto a tre mesi fa, sia per il Liverpool che per il Manchester City, ma le filosofie di gioco delle due squadre non cambieranno.
I Citizens che amano controllare il possesso della palla, cercando di ampliare il gioco da una parte all’altra del campo con gli abili palleggiatori presenti dalla mediana in avanti, per poi creare dei continui uno-due-uno a ridosso dell’area e colpire o con Aguero o con un rimorchio da dietro.
I Reds sono una squadra che non vuole avere il controllo prolungato della palla, che cerca la verticalizzazione quasi immediata e spesso eccede nel tentativo di velocizzare l’azione nella metà avversaria a costo di sbagliare, ma di avere la densità e la capacità repentina di recuperare la palla e poter costruire un contrattacco rapido e mai statico.

Klopp rispetto alla partita dell’Etihad ha recuperato una pedina molto importante come Sturridge, che non ha ancora i 90 minuti nelle gambe e dovrà essere gestito. Ciononostante pare difficile che il centravanti inglese non venga schierato da titolare nella finale di Wembley, anche se l’idea di riproporre Firmino centravanti, con Coutinho e Milner a ridosso e una mediana con Lucas Leiva da mediano difensivo per schermare le giocate di Yaya Toure’ e Can più Henderson a fianco, non è da escludere come scelta iniziale.
Più probabile però che dalla metà campo in su si veda uno schieramento identico alle ultime due partite disputate, con Sturridge punta centrale, sostenuto da una trequarti composta da Firmino al centro, Coutinho a sinistra e Milner a destra, e una mediana con Henderson e Can.
Proprio il ruolo di Milner sarà estremamente importante per garantire uno sviluppo più centrale nella manovra offensiva, lasciando spazio a Henderson e Sturridge di occupare la zona di destra, tenendosi più esterno in fase di non possesso per aiutare Clyne nella marcatura di Sterling e nella possibile sovrapposizione di Clichy.
La pressione alta degli avanti dei Reds sarà decisiva per le sorti dell’incontro, per evitare di cadere nella ragnatela di passaggi del City e per recuperare palla in zone pericolose dove scatenare la velocità di giocata e movimento.
Oltre a questo anche la linea difensiva dovrà essere più concentrata, molto di più rispetto all’ultimo periodo, con i due terzini Clyne e Moreno pronti ad un lavoro più di rottura che propositivo come successo nella partita di novembre, e la speranza che un recupero di Lovren (ancora out per una forma di influenza) possa garantire solidità al reparto in coppia con il traballante Sakho delle ultime partite.

Pellegrini, persa una pedina fondamentale come De Bruyne, ha scelto di ridare le chiavi della trequarti centrale a Yaya Toure’, per toglierlo dai fastidi del lavoro difensivo della mediana e garantirgli quei 10 metri in più a ridosso dell’area di rigore che gli permettano di essere decisivo nella giocata personale o al servizio dei compagni, e proprio la partita di Champions appena disputata a Kiev ha dimostrato cosa può fare il campione nigeriano in quel ruolo.
A sostegno ci sarano sicuramente David Silva e Sterling, con Aguero a fare da terminale primario, lo spagnolo più centrale per accorciare lo spazio di manovra con Toure’ e il Kun, mentre l’ex odiato sarà più esterno per sfruttare la sua rapidità nell’1vs1 laterale.
Dietro di loro la mediana con Fernando e Fernandinho, il primo autore di una prova superba in Champions ed eccellente recupero per il gioco del Manchester.
Un altro fondamentale recupero è sicuramente quello di capitan Kompany, che insieme con Otamendi forma una coppia di centrali difensivi molto più sicuri di quella Mangala-Demichelis vista nel 4-1 dell’andata di Premier, e sicuramente molto più in grado di seguire i continui movimenti dei giocatori offensivi del Liverpool.

Oltre a questo non è da sottovalutare l’impatto delle palle inattive, con entrambe le squadre in possesso di specialisti che possono fare la giocata diretta da dentro i 20-25 metri, e in più il City sempre molto pericoloso con la sua fisicità all’interno dell’area avversaria, contrapposta alle amnesie mostrate dalla difesa del Liverpool, soprattutto con Mignolet nelle uscite alte fuori dalla porta.

Tanti temi da sviluppare, tante emozioni da regalare ai tifosi che riempiranno in massa il magnifico impianto di Wembley e una partita che sarà da vivere fino all’ultimo respiro, per concedersi poi il sogno di alzare la coppa dal palco reale.

Teo Peruzzi

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