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LA FAVOLA DEL CALCIO

Una cartolina ripresa dal match dello scorso anno

Poi venne Liverpool – Manchester United. Accadde al settimo giorno della creazione del football, dopo fatiche inenarrabili, quando il Dio della pedata, si mise a riguardare tutto il lavoro compiuto. Scoprì che mancava soltanto una cosa: la sfida delle sfide. Allora prese due maglie e si punse un dito. Intinse la prima nel sangue che scorreva copioso, fiammante, come quello che scorreva nelle vene degli umani, e che avrebbe pulsato veloce, quando essi avrebbero delirato negli stadi, storditi dalla bellezza di quel che aveva creato. Poi attese che quel suo sangue divenisse cremisi, appena appena rappreso; raccolse la seconda maglia e tinse anche quella. Poi le guardò, una accanto all’ altra. Si affacciò dal cielo dal quale avrebbe poi regnato incontrastato sui destini della sua creazione e gettò le due maglie sulla terra, lasciando che queste vorticassero giù, condotte dalle correnti ascensionali del caso. Una maglia, rossa del sangue del dio, finì sulle sponde di un fiume chiamato Mersey, che bagnava la terra di Liverpool. L’altra, quella colore del sangue rappreso, si posò sulla città chiamata Manchester. Così nacque dal dio, dal suo sangue prima vermiglio, e poi più intenso, la partita più cara al firmamento dove, da allora in poi, vive colui che governa le leggi del destino del football: Liverpool Manchester United. Lasciò a ciascuna delle due squadre un tempo per vincere, incrociandone raramente i destini, perché non voleva che le sue due creature, fossero opposte. Non voleva ogni volta deciderne il fato, e quando accadeva che Liverpool e Manchester incrociavano le loro strade sul cammino della storia calcistica, lasciava fosse la potenza del sangue con il quale aveva colorato le loro maglie a decidere. Il Signore del calcio aveva due figli, che si appassionarono al gioco, ed uno divenne sostenitore del Liverpool, l’altro per contrappunto, scelse il Manchester United. Divennero, naturalmente, tra loro fierissimi rivali.

Magic Moment

Come fosse assolutamente normale che quella rivalità diventasse di incontrastato dominio anche nel gioco, Liverpool e Manchester presero ad odiarsi. Poi accadde che il signore del calcio, facesse i conti con un suo nemico antico, il Tempo. Perché sì, anche gli dei subiscono i mutamenti delle stagioni, ed i suoi figli ereditarono il trastullo del magnifico sport che egli aveva creato. E divampò lo scontro, più forte di prima. Mentre tra Liverpool e Manchester, sulla terra, il rancore fioriva ancor più terribile. Invano il vecchio dio, che amava il football più delle sue rivalità, cercava di sedare l’astio, ché più egli lo faceva, più i due si guardavano di traverso. Allora il signore del calcio, che amava entrambi i figli come amava le due creature che indossavano le maglie tinte del suo sangue, intervenne. Dividendo equamente le vittorie dei due club, nei decenni. E badando, con molta attenzione, utilizzando la sua autorità sempre formidabile, nei cieli dello sport, che le loro strade non si incrociassero, se non raramente. Perché, quando accadeva, lassù, nel regno del calcio, nessuno dormiva per lustri. A causa dei litigi che scoppiavano tra i due fratelli. Dapprima egli lasciò che la forza, e le sorti, volgessero a favore del Liverpool, poi venne la volta del Manchester. E così, pur divenendo impossibile da poter dividere, l’odio calcistico tra i due fratelli, e tra le due squadre, egli compose l’arazzo delle vittorie in modo da non scontentare nessuno. Rendendo i due clubs formidabilmente conosciuti nel mondo degli umani. Fino a quando, un giorno, mentre sulla terra gli uomini erano alle prese con le follie di altri dei e di altri destini, i due fratelli si recarono dal padre. Chiedendo che, solo per quella volta, fosse il più forte a vincere, tra il Liverpool e il Manchester. Promisero che avrebbero rispettato il dolore degli uomini sulla terra, quel dolore che non avrebbe permesso a nessuno di assistere da vicino allo scontro, e che quale delle due avesse prevalso, si sarebbero stretti la mano.

‌Il nostro amato Liverbird

Il dio acconsentì, per amore dei due figli, ma non credette alla parola data. E si apprestò comunque allo scontro. Con un lungo sospiro. Sapendo che, quella, non sarebbe comunque stata l’ultima volta. E che, probabilmente, per evitare il peggio, avrebbe dovuto vigilare ancora per lungo, lunghissimo tempo. Sperò gli fosse concesso.

di Stefano Iaconis

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