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Io e Phil …

di Paolo Cerioli

Paolo e la "leggenda" Phil Neal

Paolo e la "leggenda" Phil Neal

Ad occhio e croce era dal 96 che mi ero riproposto di andare ad Anfield e, onestamente parlando, ringrazio ancora quel giorno che, cercando su Google, delle foto di Anfield, mi sono imbattuto in uno strano quanto anonimo Anfield.it . Di primo acchito, lo ammetto, senza neanche accedervi, l’ho snobbato. Poi, incuriosito, mi linko e scrivo un paio di righe, ovviamente essendo “nuovo” nessuno mi considera. Poco male. Un mattino, una mail, è il Nunzio nazionale che cerca di coinvolgermi nel Branch. Ecco è cominciato così il mio viaggio ad Anfield. Al fianco, durante il volo, Ronny “Il Magnifico”, lo rivedevo come il Virgilio di Dantesca memoria. Era stata lunga l’attesa, ma finalmente avevo trovato il mio Caronte, fantasticavo durante il volo, cercava di distrarmi da quel tarlo che da anni mi batteva in testa come la peggior tortura cinese, quella della goccia sulla pietra. E’ subito mattina … grazie a Dio e ad un taglialegna (dalle mie parti si definisce così un russatore accanito!) che, gentilmente, non ci ha  letteralmente fatto chiudere occhio. Credo che non avrei dormito comunque, lo so. Fermata del Bus, ore 8.30, arrivano Nicola e Marco, belli come il sole, li riconosco entrambi dalle foto su Facebook. Alle 12.00 siamo attesi, non so dove però, questo è un problema. Uno Steward versione “Big Jim” ci conduce attraverso le cancellate che portano da Kop Stand ad Anfield Road Stand, una gentilissima signora, la nostra Fata Turchina, ci consegna le chiavi del Paradiso, “i biglietti” finalmente, la calma ora cala su di me. Ora so che solo la morte mi potrà separare dalla “casa del calcio”. Attraversiamo Paisley Gate, cala il silenzio, un ossequioso silenzio, siamo di fianco all’Hillsborough Memorial, i fiori, il lume, sempre presenti, la gente passa, si volta, si fa il segno della croce e riparte. I fiori di stamani ricordano il compleanno di uno di loro, è la figlia che li ha depositati. Velocemente, estraiamo lo striscione, alcune foto e via per non disturbare ulteriormente. Quattro passi in un parco, Stanley Park, mi rilasso, mi godo il momento di calma, l’ultimo. All’Isla Gladstone Conservatory ci si incontra con altri della nostra fede, svariate le nazionalità. Mi emoziono pensando a quanta gente ama quei ragazzi che arrivano dalla generazione di campioni modellati da Shankly e plasmati da Paisley. Scoppia una risata, mi volto, è Bruce Grobbelaar che sta facendo battute sul Chelsea. Il mio sguardo ora vaga alla ricerca di qualcosa o qualcuno quando, in fondo al salone lo vedo, attempato, con un grande sorriso sulla bocca salutando calorosamente tutti. Si è proprio lui, è il capitano del mio cuore, Phil Neal, quello della notte Romana del 78, quello che mi fece innamorare, con Keegan e Heighway, del Liverpool Football Club, i “Mighty Reds”. La città la amavo già perché aveva già donato al mondo i Beatles nell’anno del mio Battesimo. Riesco persino a farlo ridere. Sarà per il mio pessimo inglese.

Paolo, Ronny, Nicola, Marco

Paolo, Ronny, Nicola, Marco

Attimi interminabili ed indimenticabili ci separano sempre meno dall’altro Battesimo, quello del Tempio. You’ll never walk alone c’è scritto sul cancello, tradotto, ma nel mio verbo, vuol dire “lasciate ogni speranza o voi che entrate” ed ha un doppio significato, uno è un chiaro monito per gli avversari, l’altro è per me, perché è dal quel preciso istante che anche tu, caro Paolo, sei entrato, almeno per una volta, nella storia del calcio. Ciao Ronny, ciao Nick, ciao Marco, grazie, è stato tutto indimenticabile.

King Kevin Keegan

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