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Indimenticabile, nel bene e nel male

di Giorgio Capodaglio

Suarez esulta con la maglia del Liverpool: un'immagine che non vedremo più

Suarez esulta con la maglia del Liverpool: un’immagine che non vedremo più

A distanza di tre anni e mezzo eccoci nuovamente qui a cercare di digerire una cessione pesante, non soltanto a livello tecnico ma anche sentimentale. Dopo quelle di Torres del 31 gennaio 2011, di Xabi Alonso nell’estate 2009 e di Owen nel 2004, i tifosi del Liverpool vedono nuovamente un loro idolo abbandonare Anfield per vestire un’altra maglia. Fa male, perché con Suarez come con gli altri, i kopites hanno dato tutto, lo hanno osannato, lo hanno issato a eroe, a legend, e probabilmente lo sarebbe anche diventato se fosse riuscito in qualche modo a risolvere quella maledetta partita contro il Chelsea del 27 aprile scorso. Luis Suarez se ne è andato, i suoi dribbling, i suoi gol, le sue esultanze, gli assist ma anche le “mattate” le farà con la maglia del Barcellona. Ai tifosi del Liverpool non resta che digerire l’abbandono e ognuno lo farà a modo suo, chi odiandolo e chi amandolo ancora, chi attaccandolo e chi difendendolo. Ma restano incancellabili però questi 3 anni e mezzo che lo hanno visto protagonista nel bene e nel male. Di questi vogliamo scrivere, poi del futuro del Liverpool e di come dovrà muoversi ne parleremo nei prossimi giorni.

L’ARRIVO AI REDS E LA KOP NE FA SUBITO UN EROE

Il 28 gennaio arriva l’annuncio: Luis Suarez è un giocatore del Liverpool. All’Ajax vanno 22,8 milioni di sterline per un calciatore che con la maglia dei lancieri ha segnato la bellezza di 111 gol in 159 partite. L’addio è al miele, nonostante il calciatore sia stato squalificato due mesi prima per un morso a Bakkal del PSV Eindhoven, al punto che addirittura al termine del campionato gli verrà anche consegnata la medaglia da campione d’Olanda per i suoi 7 gol segnati nelle 13 partite giocate, con i lancieri che anche senza di lui alla fine sono riusciti a vincere il titolo. Tre giorni dopo l’arrivo di Suarez al Liverpool, Anfield è però scossa dalla cessione di Fernando Torres, l’idolo della Kop insieme a Steven Gerrard, il volto da bambino che i Reds hanno preso dalla soleggiata Spagna e del quale si sono follemente innamorati. La pesantezza del suo passaggio al Chelsea fa quasi passare in secondo piano l’arrivo di Suarez, che probabilmente con Torres al suo fianco avrebbe fatto faville. Il Liverpool compra Carroll, un calciatore il cui modo di giocare si sposa poco o nulla con “el pistolero” arrivato dall’Ajax.

Sarà forse per l’addio di Torres e la voglia di sostituirlo immediatamente con un nuovo idolo nel classico “chiodo schiaccia chiodo” ma senza nemmeno averlo visto ancora all’opera la Kop si innamora di lui. L’uruguagio si prende la maglia numero 7, quella che nel Liverpool è stata vestita da Kenny Dalglish, ora suo allenatore, dimostrazione che il tecnico scozzese ha capito immediatamente di che stoffa è il ragazzo che ha di fronte. Il 2 febbraio, due giorni dopo l’addio dello spagnolo passato al Chelsea, Suarez fa il suo esordio entrando nel secondo tempo della gara contro lo Stoke City. Pochi minuti e al 63’ riceve palla in profondità, se ne va ai centrali avversari, supera in dribbling il portiere e batte a rete, la palla è debole ma il difensore tocca il pallone ma non riesce a deviarlo. Suarez esulta e corre sotto la Kop, è nato l’amore. Le sue prestazioni contribuiscono al grande girone di ritorno che illude tutti, con il Liverpool che dal 12° posto grazie alla cura Kenny Dalglish sale fino al 6° sfiorando la qualificazione europea. Un girone di ritorno al ritmo dei più grandi. Ma c’è un’azione in quel girone di ritorno che fa capire a tutti, anche ai più scettici, che è arrivato un fenomeno. È il 6 marzo 2011 e ad Anfield si gioca Liverpool-Manchester United, una partita ancora più sentita con Dalglish in panchina e dopo l’eliminazione in FA Cup di due mesi prima nel giorno del ritorno del tecnico scozzese, che ha visto protagonista l’arbitro Webb. Per Suarez è l’occasione di mettersi in mostra e di conquistare il cuore dei tifosi del Liverpool. Siamo al 33’ minuto di gioco sullo 0-0 e dopo un’azione confusa Suarez riceve palla sul limite sinistro dell’area di rigore. L’uruguagio è spalle alla porta con due uomini addosso, si gira a grande velocità e con una finta li fa fuori entrambi, correndo verso la porta, arriva un terzo difensore e lui si porta il pallone dal destro al sinistro saltandolo in dribbling, si porta sulla linea di fondo e qui ne salta un quarto trovando uno spazio che sembra non esistere, poi batte a rete anticipando l’uscita del portiere, la palla balla sulla linea di porta e forse potrebbe anche varcarla, ma per sicurezza Kuyt la mette dentro toccandola. Il gol è dell’olandese, almeno sui tabellini, ma i tifosi ricorderanno sempre la sua splendida giocata.

LA VICENDA EVRA

Suarez sa che la seconda stagione deve essere la sua in un Liverpool che punta a grandi traguardi dopo una campagna acquisti quasi faraonica. L’uruguagio vi arriva dopo aver vinto la Copa America con l’Uruguay dove è stato anche premiato miglior giocatore del torneo. L’attesa è alle stelle e nelle prime giornate il Liverpool tra alti e bassi sembra cominciare a ingranare, mentre lui giocando largo fa impazzire gli avversari, contribuendo anche alla vittoria sul campo dell’Arsenal, la prima da quando i Gunners si sono trasferiti all’Emirates. Anche l’11 ottobre 2011 contro il Manchester United gioca un ottimo match, fa impazzire Evra sulla fascia e il francese perde la pazienza. I due discutono sulla linea di fondo. Sembra una delle tante discussioni, ma al termine del match il francese protesta, accusandolo di insulti razzisti. Suarez si difende e nessuno in campo afferma di averlo sentito insultare l’avversario. Anche dalle immagini non si capisce se sia arrivato o meno questo insulto. Dopo tanti mesi la FA decide di squalificarlo sulla base del nulla, semplicemente ritenendo Evra più credibile rispetto all’uruguagio (strano visto il video pre Monaco-Chelsea del 2004 in cui Evra diede disse “negro” ad Hasselbaink). 8 giornate fuori e 40 mila sterline di multa. La vicenda porta con se però gli insulti che Suarez subirà su ogni campo inglese, i fischi, la stampa che lo accusa quotidianamente e ovviamente una pesante croce sulla sua immagine. Ormai Suarez è sotto tiro, tanto che prima della squalifica si fa beccare mentre rivolge il dito medio ai tifosi del Fulham e così si prende un altro turno di stop. Appena rientra affronta proprio il Manchester United e quando si trova a tu per tu con Evra rifiuta di stringergli la mano. Un gesto sbagliato a livello di immagine e sicuramente poco intelligente, anche se mostra la coerenza di chi è certo di essere stato vittima di una bugia. Suarez però lo paga caro e con esso il Liverpool, che si trova nel ciclone e con l’immagine sporcata. Poteva, anzi doveva evitarlo visto che nel calcio attuale l’immagine è tutto e spesso i calciatori devono fare ciò che è ben visto dai media, ma soprattutto per una volta doveva anteporre il Liverpool al proprio orgoglio personale. Intanto l’uruguaiano vince il suo primo e unico trofeo con la maglia del Liverpool, la Carling Cup alzata al cielo di Londra contro il Cardiff ai calci di rigore. Ma la stagione non è positiva, anche perché si trova spesso costretto a giocare largo per fare spazio a Carroll, che con Suarez c’entra davvero poco. L’uruguagio cerca spesso lo scambio di prima, il triangolo, ma l’attaccante inglese non è certo quel tipo di giocatore. La stagione finisce con i Reds in Europa League, ma sono tutti scontenti. A farne le spese, anche per come ha strenuamente difeso Suarez nella vicenda Evra, è Dalglish, che viene esonerato. Al suo posto ecco Rodgers.

L’ESPLOSIONE DEL GENIO E DELLA FOLLIA

Rodgers è un allenatore giovane e intelligente con delle chiare idee di gioco. Ma soprattutto capisce immediatamente una cosa: Suarez e Carroll non sono fatti per giocare insieme. Decide così di mandare via l’inglese e costruire la squadra attorno al genio di Suarez. Il Liverpool, complice anche un mercato deludente e qualche infortunio di troppo, fa molta fatica, anche perché i giocatori devono comprendere e attuare il gioco di Rodgers. Inoltre Suarez sembra essere troppo solo lì davanti, dal momento che Carroll non è stato rimpiazzato da alcuna prima punta. Suarez riesce comunque a regalare qualche sorriso ed è protagonista delle poche vittorie dei Reds segnando a ripetizione (soprattutto al povero Norwich con il quale sembra avere un conto aperto). A gennaio finalmente qualcosa si muove e l’uruguagio vede arrivare al suo fianco Sturridge, con cui sembra nato per giocare insieme. I due non si amano, hanno caratteri diversi, si mandano spesso a quel paese, ma quando lasciano parlare i loro piedi si trovano a meraviglia e l’attacco del Liverpool diventa devastante. Suarez però per non farsi mancare nulla pensa bene di segnare di mano contro il Mansfield il gol decisivo nel 3° turno di FA CUp, giusto per sporcarsi ancora un po’ l’immagine e farsi odiare dagli inglesi. Il 2 marzo intanto arriva a 20 gol ed è in piena lotta con Van Persie per il titolo marcatori. Il 10 marzo segna il suo 50° gol con la maglia del Liverpool in un 3-2 contro il Tottenham che rilancia i Reds nella corsa europea. Il 21 aprile 2013 però el pistolero commette l’ennesima follia. Nel corso della partita contro il Chelsea, con i Reds sotto 2-1 nonostante stiano giocando bene, si fa prendere da un raptus animalesco, afferra il braccio del difensore dei Blues Ivanovic e lo morde con rabbia, quasi a volerglielo strappare via. L’arbitro non se ne accorge e lui come se niente fosse continua a giocare con la grinta di sempre e alla fine riesce anche a segnare il gol del 2-2: follia e genio. La FA ovviamente lo squalifica in modo pesante, ben 10 giornate e questa volta non si può dire nulla, se l’è cercata e meritata. A dimostrazione però di quanto ha fatto in campo nel corso della stagione, nonostante il gesto folle arriva secondo dietro a Bale nella classifica di giocatore dell’anno e viene scelto nel best 11. Alla cena di gala però quando viene chiamato sul palco riceve i fischi di una buona parte dei presenti. Le follie si pagano.

L’ESTATE DEL TRADIMENTO

Il capitolo forse più buio dei suoi tre anni e mezzo al Liverpool, visto con gli occhi del tifoso dei Reds, non può che essere quanto accaduto dal 31 maggio 2013 fino all’agosto dello stesso anno. Suarez trova quasi la scusa per scappare dall’Inghilterra, se la prende con i media e i tifosi avversari, dice di non farcela più, di non sentirsi amato (ovviamente queste parole non sono riferite ai tifosi dei Reds). Spera probabilmente in una chiamata dalla Spagna che però non arriva, dal momento che il Real prende Bale e al Barcellona si accasa Neymar. Suarez sente che a quasi 27 anni non può stare ancora una volta fuori dalla Champions, forse non crede nemmeno nel progetto di Rodgers, considerata la pessima stagione appena vissuta e un budget bassissimo messo a disposizione del tecnico da parte della società. Sicuramente gli arrivi dei vari Aspas e Luis Alberto non sono certo un incentivo a restare né un segno di grandi ambizioni. Ma ciò non giustifica la sua voglia di vestire anche la maglia di un’altra squadra inglese. Così Suarez flirta con l’Arsenal e dai Gunners arriva un’offerta di 40 milioni e una sterlina, che dovrebbe fare scattare una clausola nel contratto del giocatore che lo lascerebbe libero. Eppure il calciatore non viene liberato, anzi resta ad Anfield. Rodgers però vuole punirlo, è ora che qualcuno mostri a Suarez chi è che comanda, così decide di metterlo fuori rosa. Suarez si allena da solo e la sua avventura al Liverpool sembra concludersi nel modo peggiore. Arriva però un uomo, forse l’unico vero rappresentante del Liverpool oggi, Steven Gerrard. Gli parla da capitano, da tifoso, da innamorato del Liverpool, ma soprattutto da amico. Steve gli fa capire quanto sarebbe importante per i Reds, ma anche per lo stesso Suarez continuare almeno un altro anno, di come entrambi – Suarez e il Liverpool – abbiano bisogno l’uno dell’altro. Gli tocca le corde giuste e Suarez mette da parte i suoi propositi restando ad Anfield.

“HO VISTO COSE CHE VOI UMANI NON POTETE IMMAGINARE”

Nelle prime giornate Suarez resta fuori per la squalifica, ma il Liverpool ottiene degli ottimi risultati grazie alla definitiva esplosione di Sturridge e Coutinho, i due innesti di gennaio. El Pistolero ritorna in una serata di League Cup sul campo del Manchester United, pochi giorni dopo la prima sconfitta stagionale dei Reds in casa contro il Southampton. Il Liverpool domina, l’uruguagio gioca benissimo, ma a vincere sono i Red Devils. Il suo rientro in Premier arriva pochi giorni dopo sul campo del Sunderland ed è subito spettacolo. Suarez segna una doppietta e si trova a meraviglia con Sturridge. Ad Anfield si sogna. E proprio nel suo stadio l’uruguagio ritorna la settimana dopo, presentandosi con il figlio appena nato in braccio. Un gesto naturale, ma forse anche il modo per ripulirsi l’immagine. I tabloid inglesi gli fanno le pulci, cercano di catturarne ogni gesto negativo, fanno di tutto per combattere l’odiato Suarez, ma possono fare poco, perché sta nascendo una stagione che ha qualcosa di straordinario. Alla prima ad Anfield contro il Palace segna subito, poi il 26 ottobre realizza una tripletta contro il West Bromwich e il Liverpool continua a volare. È fenomenale anche contro Fulham, Everton e Newcastle, conduce per mano il Liverpool, ma il meglio deve ancora venire. Siamo a dicembre, i Reds perdono pezzi, con l’infortunio di Sturridge. Rodgers decide così di rilanciare Sterling, dal momento che Moses non sta rendendo: è la mossa che cambia la stagione. Suarez si scatena: contro il Norwich è quasi poetico, segna in ogni maniera e la sua tripletta è memorabile. Anche il West Ham pochi giorni dopo affonda sotto i suoi colpi, quindi è il turno del Tottenham e del “maledetto” White Hart Lane, con Suarez che si presenta con la fascia di capitano (Gerrard è infortunato) segna una doppietta e regala un assist in un roboante 5-0. Il 20 dicembre firma il rinnovo e il giorno dopo festeggia a modo suo, castigando anche il Cardiff segnando una doppietta, arrivando così a 10 gol nel solo mese di dicembre. Il Liverpool è in testa a Natale, ma cade poi contro Man City e Chelsea.

Il primo gennaio contro l’Hull City segna il suo 20° gol stagionale. Il 12 gennaio torna Sturridge e si ritrova la coppia gol del Liverpool che nel frattempo viene soprannominata SAS “Sturridge And Suarez”. Il risultato si vede subito con i due che si ritrovano alla grande e il Liverpool che cancella lo Stoke City a casa sua, una cosa che non gli riusciva dal 1984, segnando anche ben 5 reti. Da lì parte il pazzo girone di ritorno dei Reds super offensivi, con Suarez, Sturridge, Sterling e Coutinho che insieme sono un meccanismo offensivo perfetto. Raramente si era visto qualcosa del genere in precedenza su un campo di calcio. Vengono sepolte di gol squadre come Everton (4-0) e Arsenal (5-1), arrivano vittorie emozionanti sui campi di Southampton e Manchester United (entrambe per 0-3) e infine arriva un 3-2 sul Manchester City che consegna al Liverpool la testa della classifica. La stampa inglese deve piegarsi a Suarez e al Liverpool, tutto sembra portare al primo titolo dopo 24 anni. Poi purtroppo la magia si spezza in casa contro il Chelsea con una sconfitta che costa il titolo. La sera stessa Suarez riceve il premio di calciatore dell’anno, ma il sorriso non è di gioia ma di circostanza. La settimana dopo con il 3-3 sul campo del Crystal Palace arriva la certezza che il titolo se ne è andato e lui scoppia in lacrime, dopo aver giocato una partita straordinaria, l’ennesima, nella quale ha dato tutto restando quasi senza fiato a bordocampo. Qualcuno oggi leggerà quelle lacrime come false o come di un egoista che piangeva per aver perso una vittoria personale. Ma quel giorno Suarez piangeva perché avrebbe voluto vincere quel titolo, perché lo meritava lui, lo meritava quella squadra e lo meritavano quei tifosi e la stagione che queste tre componenti avevano vissuto insieme.

L’EPILOGO

Probabilmente sarebbe stato meno pesante l’epilogo se fosse stato corredato dalla vittoria della Premier League, ma questa non è arrivata nonostante un grande Suarez. L’uruguagio parte con la sua nazionale per il Mondiale, si fa male, lotta contro il tempo per rientrare e lo fa nella seconda partita della Coppa del Mondo. Fisicamente non sta bene, non prova mai il dribbling, ma non appena gli arriva la palla dimostra tutto il suo talento segnando una doppietta e cacciando l’Inghilterra dal Mondiale. Si prende la sua rivincita nei confronti della FA e forse fa il vero gesto che lo allontana dal Liverpool attaccando a parole direttamente la Federazione inglese. Dopo queste dichiarazioni tenerlo non ha senso, si corre lo stesso rischio corso – e pagato – dal Napoli nel 1990 con Maradona dopo che l’argentino eliminò l’Italia dai Mondiali proprio a Napoli. Suarez manda i primi segnali, vuole il Barcellona. Intanto torna in campo contro l’Italia e d’improvviso eccolo nuovamente il raptus animalesco, il morso sulla spalla di Chiellini, che gli costa la cacciata dal Mondiale e una squalifica lunga e pesante. Il resto è storia recente con le sue scuse (volute dal Barça?), che sono quelle di chi ha imparato la lezione dopo la mancata stretta di mano a Evra e il suo passaggio al Barcellona. Non c’è stata alcuna richiesta ufficiale di trasferimento, ma tutto è stato fatto in modo preciso e senza rancore tra il Liverpool e il calciatore. Si sono ringraziati a vicenda, consapevoli che la vita va avanti e che i Reds esisteranno anche senza Suarez.

CI GUADAGNANO E CI RIMETTONO TUTTI

Ci ha guadagnato Suarez ad andare al Barcellona? Economicamente non dovrebbe prendere più soldi, ma sicuramente avrà molte possibilità in più di vincere un trofeo. Oggi i blaugrana sono la squadra più stimata al mondo e il suo passaggio al Barcellona potrebbe anche essergli utile per ripulirsi l’immagine (perché nonostante tutto il Barça ha sempre quell’immagine di squadra perbene, pur essendo protagonista di numerosi scandali). A Barcellona però Suarez non sarà l’idolo quasi incontrastato, non avrà i tifosi che in ogni partita canteranno il suo nome per almeno mezz’ora, non sarà mai amato come lo era a Liverpool. Ma soprattutto non avrà una squadra che giocherà in funzione di lui e dovrà dividersi il pallone con gente come Messi e Neymar. Insomma non dovrebbe essere tutto oro e rischia di essere “mangiato” da Messi, come accaduto in passato a Ibrahimovic. Dall’altra parte il Liverpool si è messo in tasca 75 milioni di sterline, ben 52 in più di quante ne spese per averlo soltanto 3 anni e mezzo fa. Soldi utilissimi da investire – si spera – sul mercato. Si toglie anche il peso di un giocatore sempre al centro delle polemiche e che forse ha reso i Reds un po’ più antipatici, soprattutto dopo l’ultimo Mondiale. Ad Anfield però perdiamo un calciatore formidabile, un finalizzatore come pochi, uno in grado di creare opportunità da gol anche dal nulla, un uomo squadra che ha imparato a coinvolgere nel suo gioco i compagni. Un calciatore che è riuscito a far risplendere le caratteristiche di tutti i big della squadra, che ha reso ancora più forti i vari Sturridge e Sterling. La speranza per i tifosi è che ora riescano a fare certe cose anche da soli. Una cosa è certa il Liverpool e Suarez ci hanno guadagnato e perso entrambi, si sono voluti bene e si sono legati, si sono anche amati ma mai sposati in eterno. Nel bene o nel male Suarez resterà uno dei più grandi calciatori che hanno mai calcato il prato verde di Anfield e anche chi oggi lo accusa si asciugherà gli occhi un giorno rivedendo alcune sue giocate. Lo rimpiangerà anche tutto il calcio inglese, ancora una volta privato dalla Liga del suo giocatore più forte e con esso quei giornali che senza Suarez dovranno trovarsi un nuovo nemico da odiare.

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4 risposte a Indimenticabile, nel bene e nel male

  • impeccable,direbbero i francesi…

  • Articolo bello, nostalgico, realista. Non c’è nulla da aggiungere a quello che hai scritto. Speriamo solo di vincere qualcosa nei prossimi 2-3 anni, perché l’unica medicina per i tanti dolori e le tante delusioni è la vittoria. Solo bevendo dal calice della vittoria si può dimenticare i momenti tristi.

  • Lo ringrazierò a vita per come ci ha reso indolore il distacco di Torres… Mai e poi mai avrei pensato che il Pistolero era ben più di una spanna sopra allo spagnolo, un autentico mago, un talento puro, un Re Mida come sempre più difficile trovarne al giorno d’oggi… Senza ombra di dubbio uno dei più forti (se non il più forte) calciatore che io abbia visto calcare il prato di Anfield… YNWA LS7

  • ciao luis, grazie di tutto