donazioni

Iscrizioni Liverpool Italian Branch

OLSC Twitter
LFC Official Twitter
This Is Anfield
I Nostri Articoli

Il libro riaperto

Eravamo ragazzi…

 

Successe improvvisamente. Scivolando via tra le nebbie del tempo. Lentamente. Accumulando la polvere della gloria sotto il tappeto del silenzio. Successe, e trascorsero trent’anni. Tanti. Cambiarono mode. I capelli di alcuni ingrigirono, le piccole rughe sul volto di altri, divennero piccoli solchi, ora. Poi più visibili.

Giovani ragazzi si ritrovarono adulti. E poi uomini maturi.

Successe improvvisamente, da un Maggio all’altro. E divenne abitudine. Sofferenza. Rassegnazione. Non vincemmo più. Il Liverpool f. c., che aveva dominato per un ventennio, scuotendo il football europeo con il risuonare del suo nome, che aveva accumulato trofei in una bacheca di uno stadio leggendario, non vinse più. Fu come se il libro del destino si fosse rinchiuso con un tonfo, come se il dio del calcio che lo stava leggendo avesse abbandonato. Stanco di scorrerne le storie, forse per lui infinitamente eguali, ed avesse deciso di aprirne un altro. Senza però prima infilare tra le pagine di quel libro riposto sullo scaffale, un segnalibro. Così che, quando decise di riaprirlo, aveva dimenticato da quale punto riprendere. Riabbandonandolo.

Vennero in tanti, poi, nel club. Dopo Shankly e Paisley. E Fagan. In tanti.

Siamo uomini…

Venne un francese. Dal sorriso bonario e l’aria da professore, e lo era, i modi mai affettati, e parve poter ricominciare. Con lui, con Houllier. Ma ancora il destino, soffiò forte e scosse il capo. Allora fu la volta di uno spagnolo. Un don Chisciotte pingue. Si chiamava Rafa. Rafa Benitez. E con lui arrivò la sera stellata di Istanbul. Sempre in una sera di Maggio. Perché Maggio è il mese del Liverpool. Dalla notte dei tempi. Venne il momento che parve poter cambiare ogni cosa. Venne un miracolo. Indimenticabile. Un istante di lussuria emotiva dentro una malinconia infinita. Con Anfield in marcia su quel sentiero, ancora, dietro un uomo con la maglia numero otto. La leggenda nella leggenda del suo tempo. Ecco, pensarono tutti. Ecco. Ma quel libro restò chiuso. Toccò allora ad un irlandese. Il fuoco nello sguardo. La smorfia inquieta. La parlata veloce. Ed il titolo non fu mai così vicino. Mai da quel tempo lontano. Quel dio aprì il libro, sempre in un giorno di Maggio. Ma non ricordò dove fosse il segno. Pur cercandolo a lungo. E fermandosi a sorridere delle magie di un piccolo elfo uruguagio, che fece mirabilie. Accarezzando il sogno. Quasi toccandolo.  Quel dio non volle leggere ancora. E quello con il numero otto rosso marchiato sulla schiena con il fuoco dell’amore scivolò. Era un Aprile che scivolava anch’ esso in Maggio. E l’oscurità si richiuse di nuovo sul cielo di Anfield. Rintanando il sogno nella soffitta di quella che pareva un’eternità addormentata. Fino a quando arrivò un uomo. Dai modi francesi, eleganti, l’ironia latina, un po’ italiana un po’ spagnola. La risata irlandese. La passione da Scouser. La granitica tenacia scozzese. Jurgen Klopp. La mescola di uno Shankly, un Paisley, un Houllier, un Benitez. E si, di un Brendan Rodgers. Perché nessuno di quelli che ci andarono vicini vada dimenticato. Nessuno. Venne lui. E con lui prima Madrid. Lo squillo che quel libro stava per esser riaperto. Ed allora accadde. Si, accadde. Trent’anni dopo. Con il grigio tra i capelli. Un cellulare all’ orecchio per comunicarsi la felicità, assieme, lontani, vicini, per annullare distanze. Ricordando chi attese e non riuscì a vedere. Perché quel libro fu riaperto troppo tardi, per loro. Accadde. E furono lacrime. Le lacrime che restano eguali per tutti. Il tempo le lascia intatte. Sempre. Di malinconia. Di gioia. Immensa. Accadde. Ed è già una nuova storia.

di Stefano Iaconis

Comments

comments