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I CAMPIONI SONO LORO

I FESTEGGIAMENTI IN UN ANFIELD DESOLATAMENTE VUOTO

Sarà bellissimo vederli entrare in campo.
Sotto un uragano di applausi.
I cori che saliranno altissimi nel cielo inglese.
A ricordare all’isola intera che, nonostante ogni cosa, i campioni d’Inghilterra del tempo nel quale il mondo era ancora tale, sono ancora loro.
Quelli con la maglia rossa del Liverpool.
Si, è vero, la coppa, quella che la f. a. consegna ai vincitori, adesso sta all’Ethiad.
Ma quella è un’altra storia.
Che parla di cose quasi lontane.
Di accadimenti nei quali il ricordo si fa dolore, disperazione, singhiozzo.
Mai strepito di gioia.
Perché tutto, nell’ immaginazione di chi ama il football fatto di stadi gremiti, di bandiere che sventolano, di colori, vessilli roteati nell’aria mentre i sorrisi invadono il volto, di bambini sollevati sulle spalle di genitori che perpetuano la tradizione del tifo, attraverso loro, è rimasto fermo ad un giorno di Marzo di quasi due anni or sono.

PARTITA DA NON PRENDERE SOTTOGAMBA

Quando pochi punti, appena una manciata, separavano il Liverpool da un titolo atteso trent’ anni.
Quel titolo che sarebbe venuto, poi, che sarebbe stato celebrato nella sepolcrale ambientazione di uno stadio, Anfield, che mai si sarebbe aspettato di dover assistere ad una notte così.
Quella nella quale, sconfiggendo il Chelsea, Klopp ed i suoi si sarebbero laureati campioni del silenzio.
Fu così tanto ingiusto, e così tanto surreale.
Perché quel titolo di campioni sarebbe venuto egualmente, e sarebbe stato indimenticabile.
Sabato, alle 13.30 di un giorno nel quale, lentamente, gli uomini riprenderanno a far battere i loro cuori, con le spire di un nemico che pareva poterne soffocare le speranze, adesso più allentate, intorno alle loro anime, il Burnley sale ad Anfield Road.
Proprio il Burnley che, nemmeno sei mesi fa, violava il tempio di Liverpool, un tempio che era cimitero.
Testimone di una caduta in verticale improvvisa, impossibile da pronosticare, ma che finisce diritta diritta nell’ oblio del tempo da dimenticare.
Un tempo mai esistito.
Un tempo popolato da incubi.
Sei sconfitte in casa consecutive, una di queste con il Burnley.
Mai era accaduto nella storia precedente, che una squadra campione d’Inghilterra, subisse sei rovesci consecutivi a domicilio.
Ma, anche questo, fa parte di un’altra storia.
Che appartiene al sonno senza sogni nel quale il calcio è piombato assieme al mondo.
Sabato il Liverpool si risveglia assieme a tutto il suo popolo.
E sarà bellissimo, magnifico, indimenticabile, commovente.
You’ll never walk alone, suonato prima del calcio di avvio, assumerà un significato universale.
Sarà il bacio di un principe che risveglia il football dal sonno della morte apparente.
Liverpool ed il suo canto, torneranno a muovere le pedine del torneo, ricominciando tutto da dove avevano lasciato.
In quel Marzo del 2020.
Perché, in fondo, sì, i campioni sono ancora loro.
Quelli in rosso.

di Stefano Iaconis

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