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Happy birthday

Happy Birthday Stevie G

È l’una di notte mentre scrivo, e io sono seduta sul divano di casa mia. Fuori fa fresco, ma l’estate è quasi arrivata.

Il campionato è finito, e sto ancora raccogliendo i pensieri. L’ansia per la prossima stagione è lontana, ci penserò un altro giorno. Il mercato non è ancora aperto, ma i giornali già ne parlano tanto. Noi teniamo le dita incrociate, ma ci siamo già armati di scetticismo per non illuderci troppo.
Sono passati sei giorni da quando sei uscito da un campo inglese per l’ultima volta. Nella mia testa ti vedo entrare nello spogliatoio, sederti e toglierti la maglia, fermarti qualche secondo a guardarla.  Quasi tutti se ne sono fatti una ragione, ho sentito qualcuno dire che il calcio è fatto così, e “Sai quanti ne ho visti andarsene, io?”.

Qualche giornalista ha parlato di chi potrebbe sostituirti l’anno prossimo, ricordando di precisare che sostituirti davvero non si può. Nomi famosi ti hanno fatto ricordato su Twitter e su Instagram; le reti televisive e gli utenti di YouTube hanno creato compilation di goal accompagnate da canzoni tristi. Io credo di aver capito che tu non ci sarai, né l’anno prossimo, né quello dopo, né quello dopo ancora. Ma non ne sono sicura. Per il tuo compleanno qualche rete televisiva ti farà gli auguri di sfuggita, tra una notizia e l’alta, qualche quotidiano o periodico sportivo ti dedicherà un articolo scritto quasi sicuramente da qualcuno che parlando di te si limiterà a citare numeri e date. Noi ci scambieremo storie con chi quelle storie le conosce già, con quelli a cui spesso chiediamo “Ti ricordi quando Gerrard…?” pur sapendo che sì, se lo ricordano. È quello che ci resta, è quello che ci hai lasciato. È un regalo che custodiamo gelosamente e che mostriamo solo a chi può entusiasmarsene alla stessa maniera. Un regalo non dovuto, una sorpresa durata diciassette anni.
Mezzanotte è passata, oggi è il tuo compleanno. Mentre ci penso, mi passa per la testa un pensiero folle, arrogante. Penso
che forse qualcosa te l’abbiamo regalata anche noi. Ti abbiamo regalato centinaia di minuti con gli occhi incollati allo schermo o, per i più fortunati, al campo. Ti abbiamo regalato ore ad aspettare, con gli occhi stanchi per la fatica, aerei, treni, pullman che ci portassero ovunque tu fossi. Ti abbiamo regalato le nostre notti insonni prima di una partita importante, e qualche volta le notti insonni dopo il fischio finale. Ti abbiamo regalato le nostre voci, finché l’avevamo ancora, e le nostre gole irritate della mattina dopo.
Abbiamo raccolto le nostre speranze e a volte le nostre preghiere, non importa se esaudite o meno, e te le abbiamo affidate ciecamente. Ti abbiamo dedicato cori, striscioni, magliette, torte, bevute alla tua salute. Ti abbiamo lanciato saluti da lontano e gridato il nostro amore.
Sono tuoi gli sguardi dei bambini che sognano di diventare come te, e i migliaia di autografi che ti hanno chiesto. Sono tue le mani che tremano prima di un rigore e che si alzano quando segni. Sono tuoi gli occhi lucidi, i gesti di rabbia, le facce affrante, e poi i sorrisi, i salti, gli abbracci a fratelli e sorelle di cui non conosciamo il nome. È tuo, e tuo resta per sempre, l’amore che hai insegnato, per questo sport e per questa squadra, a un’intera generazione. È tuo un frammento di ognuno dei nostri cuori. Portali con te, in quella terra sconosciuta e lontana, e quando sentirai un po’ di nostalgia di casa, ricordati di noi. Solo per un istante, perché il tempo corre e nel passato non si vive. Esprimi un desiderio, Capitano. Il nostro lo sai già.
Torna presto.

Ynwa, Carlotta Jude Betti

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