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Four is a magic number

di Matteo Paradiso

Poetry in motion.

Poetry in motion.

Quattro. Il numero che esce oggi sulla ruota di Liverpool è questo: la magia di un sogno che sembrava irraggiungibile fino a pochissimo tempo fa, ora così concreto, cosi reale. L’aria trema sopra il cielo plumbeo di Manchester, l’elettricità si propaga dal freddo e ultramoderno Etihad a tutta la galassia Liverpool, da Parigi, giustamente e doverosamente omaggiata in una toccante Marsigliese prima del calcio d’inizio, a Berlino, da Amsterdam a Mosca, da Pechino a Boston, all’Indonesia, fino a toccare i cuori di ognuno di noi. Le nostre case, trasformate in arene, i divani diventano terraces, la televisione e le centinaia di chilometri non possono separarci da quella atmosfera magica, unica, elettrica, che da Manchester ha estratto quel numero, stasera magico, stasera emozionale, stasera unico. Quattro.

Quattro. La faccia sprezzante di Sterling mentre le squadre, dopo il rompete le righe a seguito della Marsigliese, si schierano. Quattro. Il suo sorriso beffardo, che ricorda quello che ostentava a Stoke non più tardi di 6 mesi fa quando, attaccato dai suoi tifosi feriti, sghignazzava mentre il Capitano viveva il suo Crepuscolo degli dei in una atmosfera solennemente decadente di Wagneriana memoria.

Quattro. Il calcio d’inizio, i celesti smarriti, i Rossi con il sangue agli occhi. Uno, due, tre e quattro. Poetry in motion. E’ il gegenpressing, baby. La sfera scotta tra i piedi di Sagna, di Tourè, di Kolarov, di De Bruyne. Di Aguero. Di Sterling. Giganti, molti realmente, altri presunti tali. Ma di fronte alla Blitzkrieg Rossa i loro piedi sono di argilla. Le gambe tremano, la mente vacilla. La calma, sconosciuta. Solo terrore, solo paura, solo sgomento. La marea rossa avanza, si alza, si erge maestosa. Quattro. E’ il gegenpressing, baby.

Quattro. Coutinho e Firmino là davanti sono il carnevale di Rio. Sono i cannoni di Navarone, sono gli obici della Yamato. La palla scorre, gli scambi si susseguono, verticalizzazioni, triangoli, dribbling. E’ il gegenpressing baby. Il gigante Tourè sembra un vecchio, stanco ebano in attesa di essere potato. Kolarov, un orfano di Dickens. Sterling è incredulo. De Bruyne spara a salve. Aguero, il solito leone, la classe cristallina, ma la seta delicata delle sue giocate è schiacciata dagli stivali delle truppe di Klopp. Un urlo, sempre più convinto, si leva dallo spicchio rosso dell’Etihad. Da Berlino, da Parigi, da Torino, da Roma, dal mondo Reds intero. Quattro, quattro, quattro.

La Spion Kop soffia furiosa. Esplode, quando Coutinho e Firmino funamboleggiano sull’out di sinistra. Un fulmine, una saetta, un V-2. Mangala, un orso destinato ad esser fatto trofeo di caccia dalla spedizione brasiliana. 0-1, e smarrimento, e silenzio, e sgomento. E terrore. E paura.

Ci provano, i celesti, ad arginare quel fiume tumultuoso, mare in tempesta, forza nove. Uragano, tifone, tornado. Ci prova il timido Kevin, ci prova il generale Yaya, ci prova il fenomeno Aguero, ci prova l’infido Sterling. Ma i Rossi sono la letalità. Sono la Beatrix Kiddo di Kill Bill, elegante, bellissima e letale. Il pugnale rosso si infila di nuovo nel costato del colosso City. Ancora Firmino, travestito da Careca. Fa quel che vuole, scherza Kolarov, lo umilia. Sa perfettamente dov’è Coutinho, i due operano come un sol uomo. E Cou è letale, violento, è brutale. E’ il due a zero. Il City è Holyfield, il Liverpool è Tyson, e Coutinho e Firmino sono il morso di Tyson, e al City non resta che sanguinare. Sono due ma non bastano. Quattro, quattro quattro, il grido che si innalza furioso. La Spion Kop lo vuole, gli scousers lo vogliono, Gerrard lo vuole, tutti noi lo urliamo, lo pretendiamo, lo esigiamo. Quattro.

Aguero è una belva ferita. Prova con le sue ultime forze a dimenarsi dalla stretta letale di Lovren. Di Skrtel. Ma no, cazzo. Ti fermiamo, con le buone o con le cattive. Così è galeotto il mani di Skrtel in area, ma non per l’arbitro. Aguero è il toro ferito nell’arena, furioso, incredulo, impotente. Il Liverpool è la implacabile corazzata dell’ammiraglio Klopp. E’ Coutinho che spara un’altra salva. Hart è l’efficace fuoco di copertura, devia il siluro del 10 ma oggi Coutinho è il killer: la riprende e poi via, uno due, veloce, rapido, letale. Can, tacco, Cou, il fendente in mezzo all’area è uno schiaffo sul volto di Hart, e Firmino lo finisce di azzannare. Il City stramazza, morente, ma non basta. Quattro. La promessa, la sentenza, la condanna.

Il toro Aguero ha l’ultimo sprazzo di vita. Un alito di primavera, un’oasi in un deserto orribile e sterminato. L’ultimo respiro. La sua battuta a rete è poesia, è il colpo da biliardo, è una stoccata implacabile. Ma il gigante ha i piedi d’argilla. E’ la Bismarck che spara l’ultima salva prima di essere affondata dal Rodney. E’ l’ultima manata che il gigante goffamente mette a segno prima di sprofondare nell’abisso. Quattro, saranno. Saranno Quattro.
La tregua dell’intervallo non porta refrigerio alla bestia morente. Le orde rosse lavorano ai fianchi il City ormai stremato, che, in ginocchio, supplica pietà. Negativo. Quattro. La sassata di Skrtel è un missile aria-aria il rumore dell’impatto della palla con la rete resta sospeso per un infinito istante di silenzio che avvolge l’Etihad, prima che questo si trasformi in una exclave di Anfield. Il boato, il tuono, l’urlo della Spion Kop. Poetry in motion. Quattro. Adesso sono quattro.

E vedi Sturridge e il suo sorriso soddisfatto. E vedi Coutinho e Firmino che festeggiano, te li immagini in spiaggia, a Rio, mentre insegnano calcio ai bambini delle favelas e incantano i turisti. E vedi Sterling umiliato che sbaglia un gol da principiante, vedi giuda e i suoi trenta denari andargli di traverso. Vedi Klopp, lo sguardo attento, i nervi sempre reattivi, il generale per il quale daresti la vita. Vedi Klopp, e sai che lui farà sempre la cosa giusta al momento giusto.

Quattro schiaffi, quattro montanti, quattro ruggiti. Il City capolista è annientato, distrutto, bastonato, umiliato. E quell’aria, Dio, quell’aria elettrica, che riporta alla mente memorie epiche, il coniglio con il sette, Gerrard, la SAS, le incornate di Skrtel, le urla di Agger. Poetry in motion. We go again. Gli slogan fino ad adesso ingrigiti, nostalgici, che qualcuno ora ha il coraggio prima di sussurrare, timidamente, poi con sempre più convinzione, ripetere, ripetere, gridare, urlare, ancora e ancora. Poetry in motion. We go again.

Quattro, il numero magico. E l’aria elettrica ci pervade, l’entusiasmo si impossessa delle nostre anime stanche, ferite da anni di delusioni e di sconfitte. E così lo urliamo, una, dieci, cento, mille volte.

KLOPP! KLOPP! KLOPP!

Il futuro non fa più paura. Il futuro è rosso. Il futuro è oggi. Il futuro è nostro. WE GO AGAIN!

YNWA

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8 risposte a Four is a magic number

  • Goduria Liverpool, goduria articolo di Matt, goduria a 360 gradi!!!!!

  • Partita perfetta…su tutti Firmino…un altro giocatore con Klopp…Klopp che ha dato una lezione memorabile e umiliante al suo collega Pellegrini…trame geniali,gioco corale da urlo stile Barca…tutto velocita’ e verticalizzazioni,un sincronismo perfetto come una sinfonia entusiasmante…avanti cosi,il futuro è nostro ! #JURGENKOP

  • Con la citazione dei cannoni di Navarone tocchiamo la mitologia! ? Detto questo, partita super, articolo ancora di più. Voglio ricordare il più umile fra gli umili, Lucas. Oggi di 21 ce ne erano almeno tre in campo, era ovunque! Non so come sarà il futuro ma da oggi mi sembra più roseo!

  • Ho visto solo ora la partita! FANTASTICI!! quanta classe li davanti con quei due brasiliani!! Complimenti a Klopp per la preparazione della partita.. un grande! Ora abbiamo delle partite molto più abbordabili dove non dobbiamo rilassarci e cercare di fare più punti possibili, poi al giro di boa tiriamo le somme e vediamo dove possiamo realmente arrivare!!
    PS: speriamo che anche al ritorno in casa gli diamo quattro pere, almeno non me le gusto da un divano ma da un seggiolino di Anfield!
    WE GO AGAIN!!

  • Dopo una vittoria così,ho sempre paura di svegliarmi da un bel sogno e ricadere nell’incubo la partita seguente.Forse è causato dalle cocenti delusioni del passato;è insita la paura del fallimento ormai,nonostante ci siano i presupposti per l’esatto contrario.Comunque sia,ieri gara spettacolare,giocata come si deve contro un avversario (sulla carta) più forte di noi.E non dimentichiamoci che NON abbiamo ancora la squadra al completo (Hendo,Sturridge,Gomez…).Pressing asfissiante,giocate rapide e numeri di classe di Firmino e Cou hanno permesso una vittoria che pareva alla vigilia impossibile.Klopp,ed il suo braccio destro Buvac,hanno preparato la gara in modo esemplare.Avanti così !! Complimenti anche a Matt per lo splendido articolo…(…vedi giuda e i suoi trenta denari andargli di traverso) IMPECCABILE !!!

  • Paradossalmente non sono queste le partite che mi preoccupano… Abbiamo materiale umano e talento di primissima qualità. A questo punto è chiaro che abbiamo problemi a fare la partita quando la squadra che affrontiamo è una cosidetta “piccola”. Non esistono più le piccole, le geografie calcistiche sono anni che si sono spostate dobbiamo solo essere più cinici e più convinti, ogni partita è l’ultima, ogni partita è una finale… La strada è quella… WE GO AGAIN!!!

  • Matt dopo una partita del genere leggere un articolo così davvero è tanta roba… Adesso sotto con la EL.

  • Grazie a tutti ragazzi! Domenica sarà tosta, ma se riusciamo a sfatare il doppio tabù Anfield/piccole diventiamo potenzialmente inarrestabili, specie perchè abbiamo il calendario favorevole al ritorno. Sempre che gli infortuni ci diano tregua..