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Coraggio blu, semaforo rosso, reti bianche: a Goodison è 0-0

Tutti in ginocchio per #BlackLivesMatter

 

Le urla costanti dei protagonisti in campo dentro un Goodison Park deserto. Il rumore degli aerei che svolazzano su Liverpool. I rossi contro i blu, un arbitro, Mike Dean, che tifa Tranmere, la squadra di Birkenhead, luogo raggiungibile soltanto scavalcando il Mersey. Tutto sommato una buona cornice, con sole annesso, per il ritorno in campo dei campioni d’Europa (ultima apparizione, quel 2-3 contro l’Atletico Madrid, probabile detonatore dell’emergenza coronavirus) alla ricerca di questi benedetti 6 punti per sigillare il discorso titolo e festeggiare mentre tutti sono al mare possibilmente mercoledì 24 in casa contro il Crystal Palace.

Everton-Liverpool chiude la domenica di Premier: scongiurati i temuti assembramenti della vigilia, si gioca regolarmente a casa dei toffees. Non c’è Salah tra i rossi, dentro dall’inizio Minamino, esordisce nei derby il giovane Anthony Gordon per i blu, classe 2001. Un’occasione degna di nota a testa nei primi minuti, dominati da poco spettacolo e tanta attenzione a non commettere sbavature: prima è Richarlison che calcia di sinistro da posizione defilata col pallone che sfila davanti alla porta di Alisson, poi è Minamino che col destro, di potenza, manda fuori. L’inerzia è in mano agli ospiti come prevedibile, ma sino alla mezz’ora c’è poco da segnalare in quanto a tentativi da rete. Poi ancora Richarlison e Matip mandano fuori portata due colpi di testa, prima che Firmino, da buonissima posizione, dopo un tocco di Mané, calcia male dal limite dell’area senza centrare la porta. La prima frazione è in pratica tutta qui, se ci aggiungiamo un giallo per parte a Milner e Keane, tanto per mantenere l’equilibrio.

Tanta lotta, zero gol

Nella ripresa, dentro Oxlade-Chamberlain e fuori Minamino, ma il copione non cambia. Liverpool in possesso, con Keita che da buona posizione opera una conclusione sbilenca ampiamente fuori portata. L’assenza di sottofondo per via della mancanza di pubblico favorisce l’abbiocco, e nonostante le due squadre abbiano certamente volontà di giocare a calcio la faccenda resta piuttosto passiva, con emozioni quasi nulle e strappi di gioco quasi inesistenti. All’ora di gioco nuovo cartellino giallo questa volta per Digne, tra le proteste dei compagni sicuri che l’ex romanista abbia toccato il pallone. Il giallo pare però eccessivo. Klopp nel frattempo opera un doppio cambio, in ossequio al turnover sistematico data la così grande vicinanza di impegni: fuori Keita dentro Wjnaldum, e anche Origi rileva Firmino, con Salah sempre seduto a guardare. Così come le bandiere che ornano le tribune vuote del Goodison Park, come quella che raffigura Dixie Dean, grande bomber dei padroni di casa che in una stagione arrivò a segnare ben 60 reti.
Nel frattempo, è entrato anche Lovren al posto di Matip. A dieci dal termine un improvviso sussulto che sveglia i dormienti: assist di Richarlison per Calvert-Lewin, che di tacco trova pronto Alisson; sulla ribattuta è Tom Davies a compiere una torsione di destro che rimbalza sul palo. Poco dopo, Richarlison calcia sul primo palo, trovando pronto Alisson. Un break improvviso che per poco non costa caro agli ospiti. E invece, il 5-2 dell’andata ad Anfield è diametralmente opposto a questo pareggio senza reti che obbliga il Liverpool ad aspettare potenzialmente altri due turni per alzare il trofeo della Premier. E dopo trent’anni, in fondo, è un ulteriore attesa che ci possiamo concedere.

di Stefano Ravaglia

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