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Confidence is key

Better learn balance. Balance is key. Balance good, karate good.

“Meglio imparare equilibrio. Equilibrio, quello è chiave di tutto. Se equilibrio è buono, karate è buono.

Quando, in The Karate Kid, il giovane Daniel san si mostrava troppo impaziente di imparare a colpire gli avversari, Mr. Miyagi lo redarguiva con queste parole. Questa sera, il nostro Mr. Miyagi è Jurgen Klopp.

3948Striscia di risultati meravigliosamente positiva, tante reti segnate, poche subite, bel gioco, tre punti dal quarto posto e sei dal primo. Non siamo più doubters, ma believers. Nel frattempo, la finestra di gennaio si avvicina e ovunque iniziano a serpeggiare i sussurri dei sussultanti supporters. Nomi, cognomi, ruoli e cifre. Letterine a Babbo Natale, preghiere a varie divinità, buona condotta per buona fortuna. Il popolo red, che si è risvegliato nel periodo del letargo, si trasforma (come vuole la tradizione del calcio quando si tratta di mercato) in un board di esperti della trattativa.

In mezzo a tutto questo, ecco che Mr. Klopp ci bacchetta severo: “Better learn confidence. Confidence is key. Confidence good, football good.”

“Meglio imparare fiducia in sé stessi. Fiducia, quella è chiave di tutto. Se fiducia è buona, football è buono.”

E così una squadra macchinosa, spenta, priva di idee e di una vera guida si trasforma in una macchina schiacciasassi, tritatutto e chi più ne ha più ne metta. Vogliamo essere scettici e dire che è troppo presto? Ci sto. Ma spesso, come si suol dire, due indizi fanno una prova. Just saying!

Questa sera scende in campo un Liverpool un po’ rimaneggiato, tra gli infortuni dei soliti noti e il meritato riposo di altri. Il St. Mary’s è una bolgia, il Southampton la squadra rocciosa di sempre, che abbiamo imparato a temere. Tant’è che tra noi già ci scambiamo scuse di rito, giusto per sicurezza, giusto per non rischiare.

Neanche il tempo di finire di fasciarci la testa prima di rompercela, che Mané approfitta della temporanea distrazione di Moreno, intento a raccoglier margherite, e insacca di testa l’1-0. Sconforto: pugni a tavoli, muri, coinquilini. Klopp scuote la testa, non ci siamo. Il Soton ci schiaccia e si difende in undici dietro la linea del pallone, stentiamo a costruire e a trovare spazi. Poi, il fulmine a ciel sereno.

Al 25′, Allen lancia Sturridge, che si trova solo in area. La difesa avversaria rientra lentamente, ma Daniel non ha agganciato benissimo ed ora, oltre al portiere, davanti a lui c’è un uomo a bloccargli la strada verso il goal. Una finta, poi un’altra. In tutto il settore ospiti, in tutte le case dei tifosi inglesi, in tutte quelle dei tifosi italiani si alza lo stesso grido: “Tira!”. Daniel tira. È rete, è gioia, è balletto. È tornato, e con lui è tornato in partita il Liverpool.

Le squadre si allungano, ci sono più spazi e opportunità. Quattro minuti dopo, Can (che si stima abbia guardato tra le trentasette e le quarantaquattro compilation dei migliori assist di Gerrard su YouTube prima della partita) si inventa un assist magico per Sturridge, che non sbaglia e ci porta in vantaggio. Doppietta al rientro dall’infortunio. Confidence is key.

Non possiamo essere soddisfatti, non possiamo fermarci. Chi si ferma è perduto, lo sappiamo molto bene noi e lo sanno molto bene i nostri, che continuano a spingere. Dopo mezz’ora di sofferenza, siamo in controllo e non possiamo perderci. 45′: corner battuto al centro, la difesa allontana sui piedi di Moreno, al limite dell’area. Che fa, tira? E perché no? Moreno tira. Confidence is key. Sulla traiettoria, Origi ci mette il piede e la devia quel tanto che basta per farla passare oltre Stekelenburg. Fine primo tempo, torniamo in spogliatoio sull’1-3.

Al rientro in campo, conosciamo il rischio a cui andiamo incontro: al Southampton serve bruciarci in partenza, come all’inizio del match, per rientrare in fretta in partita e non rischiare che il gioco si addormenti su questo risultato (spoiler alert: non sarà così). Eppure siamo nuovamente noi a prendere in mano il gioco, a fare la partita, a dominare, e davanti ai miei occhi vedo scorrere le immagini dei quindici minuti nello spogliatoio: Mr. Klopp, col suo ghigno sbilenco, davanti a diciotto ragazzi in casacca nera. “Confidence is key, lads.

E così, al 68′, Ibe (entrato in via precauzionale al posto di Sturridge) raccoglie un pallone sulla fascia, si accentra appena e lancia Origi verso l’area. Origi calcia di prima intenzione. È un missile, è una bomba quella che bacia la traversa e lancia il Liverpool sull’1-4. Sotto il settore ospiti, i Reds si abbracciano e ballano. Nel settore ospiti, i Reds esplodono di gioia.

È proprio lui, è lo stesso Divock Origi che i tifosi avversari sbeffeggiavano, che la stampa bastonava e che gi esperti bollavano come esubero, come estraneo, fantasma nel gioco del Liverpool. È lui che ha segnato quella perla, ed è lui che fa correre sulla fascia Moreno con uno splendido colpo di tacco. Confidence is key. Moreno la piazza al limite dell’area, dove Ibe stoppa di petto a seguire e la piazza nell’angolino basso. Ibe five. A bordo campo, Mr. Klopp e Jordan Henderson esultano abbracciandosi. Noi piangiamo un pochino.

Nel frattempo, al 77′, è entrato un altro ragazzo dell’academy, un local lad di quelli che accogliamo sempre con cenni del capo e dei quali ci segnamo il nome per gli anni a venire. Ebbene, per mandarci a letto contenti, il giovane Brad Smith (classe ’94) decide, a cinque minuti dalla fine, di mettere un cross col contagiri in mezzo all’area sguarnita del Southampton: spunta Origi, che appoggia di testa il goal dell’1-6. Drinks all around, la semifinale è conquistata, anzi, straconquistata.

Evitate Manchester City ed Everton, ci vediamo a gennaio per il match contro lo Stoke City. Per il momento, con la qualificazione di Europa League già in tasca e l’FA ancora agli inizi, testa al campionato. È oltre mezzanotte, mentre scrivo: questo match è già passato, domani è Newcastle-Liverpool.

Nota di chiusura: alla fine di The Karate Kid, Daniel san (outsider assoluto di un prestigioso torneo), nella migliore tradizione dei “vissero tutti felici e contenti” hollywoodiani, inaspettatamente batte il campione e vince il trofeo grazie agli insegnamenti di Mr. Miyagi. Di quest’informazione, fatene ciò che volete. Dal canto mio, prima di andare a letto, vado a mettere la cera-togliere la cera almeno cento volte.

YNWA.

 

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4 risposte a Confidence is key

  • I am very very confident: we ‘re gonna win the cup!!

  • Outstanding words! Outstanding win!

  • walk on walk on

  • bella partita buonissima la reazione della squadra dopo il primo goal subito mi sono divertito stupenda l azione del secondo goal e quello di origi sotto la traversa partita da incorniciare e soprattutto una travelling kop rumorosissima tanto da fargli scambiare come di tifosi di casa dal telecronista!!!!!!