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Con un pizzico di sfortuna

di Stefano Iaconis

Charlie Adam dal dischetto

Suarez ha gli occhi tristi. Malinconici. Quando si guadagna il calcio di rigore con la sua girata in forbice fermata dal braccio galeotto di un difensore del Wigan non identificato tra le nebbie di uno streaming da incubo,si batte il petto con l’indice. Timidamente. Guarda verso Kenny mentre,dentro di se,qualcosa si agita turbinando in quel suo sguardo da piccolo giocoliere crocefisso dal destino. Dopo questa partita,forse,se ne starà mogio e frustrato in tribuna ,causa squalifica,per un periodo variabile dalle otto comminate, alle sei settimane probabili,se la clemenza della F.A dovesse accogliere il ricorso del club di Anfield Road,a guardare i suoi compagni,orfani della sua luccicante presenza,giocarsela per arrivare a quel quarto posto che la sua squalifica rende più lontano. Sa, Luis,che gli mancherà il prato verde,che a quel suo dribbling ubriacante,a quel suo funambolico modo di spezzare in due le difese avversarie,la formazione in rosso dovrà rinunciare,soffrendone terribilmente. Ed allora si picchia l’indice sul crest. Io,dice quasi sussurrando,io. Ma sul dischetto va Adam. La sua rincorsa ha dentro se la goffaggine di questo Liverpool di stasera. Ha dentro se l’involuzione di questa notte di Wigan,sul campo di una squadra che i reds non battono a domicilio da 5 anni. La sua rincorsa è fiacca. Debole. Senza nerbo. La sua rincorsa e’un flop annunciato dal tam tam del caso Suarez. Al-Habsy,ci arriva con la mano di richiamo sul tiro del 26 in rosso, e tiene la partita sullo 0 a 0 che sarà anche il risultato finale. Ci prova il Liverpool,ci prova pur patendo le pene che vengono allorquando,nel tentativo di schiodare il parziale,offre il fianco alle ripartenze dei blues. Che saranno pure terz’ultimi ma che,dopo il pareggio in rimonta con il Chelsea si permettono il lusso di fermare anche i reds. Si diceva di Al -Habsy. Emerge,dalle brume dello streaming con una serie di parate d’autore. Allorquando la partita,dopo una fase di stanca nei primi 20 minuti diventa bellissima. Un susseguirsi di colpi di scena che,per dieci minuti trasformano chi scrive,da disperato interprete di una serie di immagini spezzettate,a gioioso spettatore di un momento di football autenticamente all’inglese. E così,prima Diame scheggia l’esterno rete da 15 metri,poi Kuyt sotto misura si vede deviato il tiro dal portiere arabo, con un mezzo miracolo e subito dopo Johnson,in percussione,e’ancora fermato da un’uscita strepitosa del portiere del Wigan. Capovolgimento di fronte e Rodallega impegna Reina. Gli occhi di Suarez,stasera lui orfano chissà perché di Bellamy,soppiantato (male) da Maxi,erano già tristemente resi soli da una scialba prestazione alla ricerca del colpo ad effetto. Un colpo mai venuto,ma cercato con la determinazione troppo cincischiosa di chi vuole a tutti i costi piegare a se il destino di una partita scritta. Forse,nella ripresa,i reds avrebbero potuto provare ad aggredire meglio il match. Magari con pazienza e senza reiterare il gioco sulla fascia di Enrique troppo coinvolto,sui cross del quale l’attacco in rosso appare esangue. Invece,dopo quel quarto d’ora di calcio scintillante e che aveva fatto sperare per il meglio,il Liverpool si accartoccia su se stesso,preda di antiche e pallide incapacità di trovare la via del gol. E’anzi Moses,un carneade che per poco non assurge agli onori della cronaca,a divorarsi,sotto misura,il gol che avrebbe avuto sapore di beffa. Alla fine va perfino bene. Con buona pace dello streaming.

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