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This Is Anfield
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Cinque anni di Jurgen.

La prima volta ad Anfield

La storia ha voluto una data: 8 ottobre 2015. Ricordo quel giorno come se fosse ieri, quando la notizia dell’esonero di Brendan Rodgers arrivò come un fulmine, paralizzando addirittura la diretta di uno studio televisivo britannico. Rodgers non era più l’allenatore del Liverpool. Sembrava qualcosa di surreale, di solenne, nonostante fosse ormai nell’aria, quasi come le morti degli ultimi leader sovietici che, saliti al potere già moribondi, suscitavano scalpore, come se un fatto logico e scontato fosse stato, invece, un evento imprevedibile ed impossibile. Anche Rodgers in quei tre anni non aveva vinto nulla, così come quei leader, che in breve tempo non erano riusciti a compiere quasi nulla. Forse quel titolo sfiorato nel fatale 2014 riecheggiava ancora nella mente di tutti ed era bastato a caricare di solennità la notizia di quell’esonero. L’8 ottobre arrivò dalla Germania Jurgen Klopp, l’uomo che aveva fatto vincere 5 trofei al Dortmund e che noi già da qualche mese invocavamo con lo slogan “Klopp for the Kop”. Eravamo contenti del suo arrivo, ma cauti, perché troppo provati dalle delusioni, troppo feriti per gioire a priori. Si presentò con le parole giuste, con la perfetta consapevolezza di cosa fosse il Liverpool. Jurgen fin dalla prima intervista mostró di che pasta era fatto: convinzione , determinazione, voglia di vincere, ma senza spavalderie alla Mourinho, dal quale prese subito le distanze dicendo “chiamatemi the normal one”. Jurgen sapeva che il Liverpool era una sfida enorme, ma che vincerla significava entrare nella storia del club. Proprio per rispetto della storia, ordinò ai suoi giocatori di non toccare più la celebre scritta “This is Anfield”, finché non si sarebbe vinto un trofeo.

From Doubters to Believers

E Jurgen di trofei ne ha vinti 4, perdendone almeno altri 2 per pura sfortuna. Inutile ripetere le gesta compiute dai Reds negli ultimi 2 anni, perché sono storia nota a tutti noi e da me celebrata nel libro che, non a caso, ho voluto intitolare “the normal one”. Per questo dico che oggi, a 5 anni di distanza, é il momento di ricordare, riavvolgere il nastro delle recenti memorie e pagare il nostro tributo di gratitudine al nostro condottiero, a colui che ci ha fatto risorgere dalle ceneri. Può sembrare un po’ strano scrivere questo elogio dopo il tremendo 7-2 di domenica che, guarda caso, ha dato a Buvac lo stimolo per tirar fuori vecchi rancori!!!! Ma per fortuna, con un minimo di preveggenza, frutto di esperienza di vita e non di poteri occulti, ho detto nel mio libro che, anche se la Premier fosse l’ultimo trofeo di questo Liverpool, il valore, l’importanza di Klopp nella nostra storia non sarebbero minimamente scalfiti.

Poi ho visto la sua faccia, ora sono un credente

Le sue lacrime di gioia per il titolo conquistato dopo 30 anni davanti a Sua Maestà Kenny Dalglish, hanno sancito il suo ingresso di diritto nella storia del club. Ritornando al 7-2, anch’esso, ahimè, storico, sappiamo che proprio in questo momento dobbiamo rinnovare la fiducia in lui e, se anche non riuscisse a raddrizzare la barca, dovremmo comunque essergli grati. A prescindere da ciò che ci dirà il futuro, oggi, a 5 anni di distanza dal suo arrivo, gli facciamo gli auguri e gli diciamo ancora: “Grazie Jurgen, you’ll never walk alone”.

di Armando Todino

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