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C’ERA UNA VOLTA ROSSI CONTRO BLU

Dalglish e Kendall guidano le loro squadre in una finale di FA Cup a Wembley

Un tempo c’erano Kenny Dalglish e Howard Kendall. Mentre Liverpool crollava giù schiacciata dalla disoccupazione, come Rocco De Biasi ha raccontato nel suo libro “You’ll never walk alone, mito e realtà del tifo inglese” e tra il 1979 e il 1984 i licenziamenti saranno circa 41 mila, i due manager si sbracciavano dalla panchina immersi nei loro giacconi a condurre le due squadre della città protagoniste del grande riscatto di Liverpool in campo. Rossi contro blu, Reds contro Toffees, dal nome del negozio di dolciumi vicino a dove fu fondato l’Everton. Ad Anfield va in scena questa sera il capitolo numero 234, al quale ne seguirà un’appendice in FA Cup fra un mese esatto, e tutto il carrozzone della Premier League, ma soprattutto i bookmakers, attendono ancora la prima sconfitta del Liverpool in campionato per poter cominciare a pensare a uno stravolgimento in classifica. La squadra di Klopp è tornata da tempo ad essere all’altezza di quella che negli anni Ottanta vinceva tutto o quasi, e quelli blu non erano da meno, mentre l’Everton campa di alti e bassi che forse non sono poi così una bella notizia a Melwood in vista di una sfida delicata dopo l’autorevole vittoria del City che ha accorciato a otto punti il distacco.

Howard Kendall e Kenny Dalglish sono stati votati dal pubblico come personaggi famosi della città. Howard e Kenny mettono i loro mattoni nel Sentiero dei Popoli che porta alla Cattedrale di Liverpool

Otto campionati in dieci anni per la città in quel decennio di gloria, due Coppe dei Campioni per il Liverpool e una Coppa delle Coppe per l’Everton, seppur la storia europea venga indelebilmente macchiata dalla squalifica dei club inglesi dalle coppe dopo i fatti dell’Heysel del 1985, cosa che probabilmente impedì all’Everton di fare lunga strada anche in Coppa dei Campioni, traguardo raggiunto dopo la vittoria del titolo nazionale del 1987. Ma che siano o meno al vertice, Liverpool-Everton non sarà mai una partita qualunque: Dixie Dean e Ian Rush detengono ancora il maggior numero di reti nella sfida, e come potrebbe essere altrimenti essendo loro i due bomber più prolifici e iconici dei due club, e c’è da ricordare un 6-0 del 7 settembre 1935 in favore dei rossi, al quale i rivali rispondono con due 5-0 a loro favore che si perdono ormai nella notte dei tempi: 1909 e 1914. Ma fratellanza, soprattutto, nella lunga storia del Merseyside derby: nel 1989, dopo la tragedia di Hillsborough, la prima partita che il Liverpool gioca è proprio a Goodison Park e il silenzio durante il minuto di commemorazione delle vittime, quel giorno si taglia col coltello. Pochi giorni dopo, una città intera si trasferisce a Wembley per la finale di FA Cup a commemorare i suoi morti. Vince il Liverpool 3-2 una divertente contesa.

Epiche le sfide all’ombra delle due torri

Il turno infrasettimanale di Premier rimanda a un derby giocato sempre in mezzo alla settimana, di martedì, un 4-0 a fine gennaio del 2014 che sembrava una di quelle pagine rosa di un romanzo splendido, che finì invece in dramma con il titolo sfuggito quasi in extremis con Rodgers in panchina. E la striscia positiva contro l’Everton è davvero lunga: l’ultimo successo blu è datato ottobre 2010, 2-0 a Goodison Park, anche se le ultime tre sfide sono avare di gol, con l’unica marcatura di Origi, rocambolesca peraltro, nell’incredibile vittoria ad Anfield dello scorso anno. L’Everton visto a Leicester ha brillato, perlomeno nel primo tempo, è stato anche un po’ sfortunato ma il gol subito in extremis nel recupero, col beneficio del Var, è la dimostrazione della discontinuità mentale dei toffees sul quale il Liverpool dovrà fare leva. E’ iniziato un mese tostissimo per Klopp con otto partite (nove, in caso di finale del Mondiale per Club) da qui al 29 dicembre. Il passato di Kendall, Dalglish, Rush o Dixie Dean, è alle spalle: serve quantomai pensare che Liverpool-Everton è un’altra tappa di un lungo viaggio con vista trionfo.

di Stefano Ravaglia

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