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BREAKING THE WAVES

Sempre molto caloroso lo Estádio do Dragão

Madrid, 18 Febbraio del 2020. Percezioni strane. Nubi cupe si addensano all’orizzonte, ma le condizioni meteo non c’entrano. No, è che nell’aria si respira davvero la sensazione che una catastrofe imminente si stia per abbattere sul mondo intero. La Cina ha ormai già da qualche tempo posto in quarantena diverse città anche molto popolose (si parla di milioni di persone), ma la sensazione generale, avallata dal rapido susseguirsi di nuove segnalazioni di casi di Coronavirus (o SARS-CoV2, come lo chiamano gli addetti ai lavori) in tutti i paesi del mondo, è che la situazione stia rapidamente sfuggendo di mano. Un nemico nuovo, pericolosissimo, infido e sconosciuto, che si appresta a cambiare per sempre le vite di tutti noi. E’ in questo clima surreale che a Madrid, al Wanda Metropolitano, si tiene l’ultima trasferta Europea del Liverpool con accesso consentito ai tifosi. Il risultato non ci sorriderà (1-0, rete di Saul al 4’), ma in quel momento gli occhi del mondo intero e i pensieri di tutti sono volti altrove. Chissà cosa devono aver provato quel giorno i ragazzi della Travelling Kop.

Luis Diaz la stellina della squadra portoghese

L’angoscia di un futuro incerto, le prime mascherine che iniziavano a celare i volti delle persone per strada, ma non la preoccupazione che traspariva dagli occhi, non la paura, non il terrore verso questo virus così potente e misterioso. Oggi, un anno e sette mesi dopo, ecco di nuovo una di quelle notti così speciali, stavolta dal sapore totalmente diverso. E’ un’aria di speranza, di fiducia verso il futuro, quella che ora tira, a partire dal Regno Unito che cerca di disegnare già un post pandemia. Un dopo, concetto che fino a solo qualche mese fa ci sembrava lontano, distante, quasi irraggiungibile. Quale miglior modo per cercare una rinnovata normalità, se non in qualcosa che di normale in realtà ha ben poco, ovvero uno di quegli “awaydays” europei così speciali? Lo sanno bene i ragazzi della Travelling Kop, che tra oggi e domani coloreranno di rosso la città di Oporto, affascinante terrazzo affacciato sull’oceano, con quell’aria, immutata da secoli, di frontiera del mondo e oltre la quale il mondo finisce. Le colonne d’Ercole, le chiamavano gli antichi, linea di confine tra il noto e l’ignoto. Con questa cornice così speciale e in un clima di speranza verso il futuro, il Liverpool affronta la seconda partita del girone, tra i consueti dubbi di formazione che attanagliano Mister Klopp.

Marko Grujic stavolta ci affronterà da ex.

Sicuramente quello di domani non è un impegno da prendere sottogamba: il Porto ha infatti messo in seria apprensione l’Atletico Madrid, l’altra compagine candidata sulla carta insieme al Liverpool al passaggio del girone, che ha liquidato la pratica con non pochi grattacapi solamente nel finale di partita. I dubbi di formazione riguardano tutti i reparti: la difesa, per la quale si candidano per un posto al fianco di Van Dijk Matip, Gomez e Konaté, con il francese che sembra partire leggermente in svantaggio rispetto ai primi due; il centrocampo, con l’eventuale inserimento di Oxlade Chamberlain e Milner a far rifiatare Henderson e/o Jones (improbabile invece che il turnover riguardi Fabinho); l’attacco, con il rientrante Firmino pronto a rivendicare un posto da titolare al fianco di Mané e Salah, con Jota eventualmente da usare come arma a partita in corso. A prescindere da chi scenderà in campo, la Travelling Kop farà sentire forte la sua voce, e mai come stavolta, le parole dell’inno a noi tanto caro suoneranno significative. Un anno, sette mesi e tanti, troppi morti dopo quell’ultima volta al Wanda Metropolitano: At the end of the storm, There’s a golden sky…

di Matteo Paradiso

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