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BOB PAISLEY, L’ORO DI LIVERPOOL

Primo allenatore a vincere la Coppa dei Campioni con il Liverpool, alla fine ne vinse tre.

Rush, Grobbelar, Evans, insieme a Henderson e Robertson. Il Liverpool di ieri e di oggi riunito nel nuovo e avveniristico spogliatoio di Anfield. Ad un tratto, le loro amabili chiacchiere vengono interrotte non da una voce, ma da una presenza. Perché a Bob Paisley, nato il 23 gennaio 1919, bastava quella, come a tutti i grandi personaggi carismatici del calcio. I leader silenziosi che parlano solo quando serve e non ogni volta. La sua mole si presenta in spogliatoio tra tutte quelle glorie, e Ian Rush, quasi intimidito, lo ringrazia perché quando arrivò sul Mersey c’era quell’omone buono ad accoglierlo. “You gave me my very first Liverpool shirt…”, mi hai dato la possibilità di vestire la maglia del Liverpool.

Se i riflettori della grande trasformazione del Liverpool a partire dagli anni Sessanta, a braccetto con un periodo di rivoluzione culturale e musicale della città, sono sempre stati puntati su Shankly, è fondamentale ricordare quanto ci sia stato dei suoi collaboratori nel lavoro di internazionalizzazione del Liverpool di allora. Pardon, chiamarli “collaboratori” è alquanto riduttivo. Ronnie Moran, tuttofare del club. Giocatore, allenatore, fisioterapista, all’occorrenza manager ad interim. Joe Fagan, che avrebbe ereditato la panchina proprio da Paisley, e quella “boot room”, la stanza degli scarpini dove tutti si riunivano divenuta importante come e quanto Anfield o la Kop. E poi lui, Bob, un inconfondibile faccione sorridente con stampato in mezzo un nasone che gli dava le fattezze rassicuranti di un padre di famiglia. Lui che dal 1939 al 1954 quella maglia l’aveva conosciuta bene: 277 partite, condite dal trionfo nel primo campionato post bellico del 1946-47 da arcigno difensore.

Di ritorno da una trasferta a Wembley con il suo mentore Bill Shankly

Una dinastia come e meglio delle più grandi case reali, una panchina lunga con tanti manager già pronti a seguire il verbo del profeta Shankly. Sì, Paisley ha continuato l’opera del suo predecessore, ma attenzione, non è tutto qui. Se Shankly ha permesso al Liverpool di entrare nei libri di storia del football casalingo, la campagna europea di Paisley è stata la più sontuosa d’ogni tempo. E col suo predecessore, voleva un taglio netto: “Non sarò una copia carbone di Shankly. E’ stato un grande manager, ma se otterrò dei trofei sarà solo con i miei sforzi”. Tre coppe dei campioni, le prime, una competizione che è stata la ciliegina sulla torta di un club che doveva assolutamente conquistare la più bella partner alla Uefa vinta con Bill. Solo Ancelotti e Zidane in panchina lo hanno eguagliato. Roma, Wembley, Parigi, il giro d’Europa migliore che ci potesse essere, e il rimpianto di una finale intercontinentale persa col Flamengo (riscattata però nel 2019… le vie del football sono infinite, visto?) e un trionfo in Supercoppa Europea nel 1977 nella doppia finale contro l’Amburgo (1-1 all’andata e roboante 6-0 al ritorno ad Anfield).

Il giorno in cui prendemmo The King 7

In tutto ciò, mica dimenticarsi di altri 15 trofei nazionali: altri sei titoli, 6 Community Shields e tre coppe di Lega consecutive nel 1981, ’82 e ’83, prima di far posto a Fagan. Nel 1979 disse: “Incoraggiamo il talento e le abilità dei giocatori, ma esse devono essere inserite nel contesto della squadra. Questo insegniamo ai giovani giocatori. Siamo tutti in armonia, dal presidente ai collaboratori e ai giocatori. Siamo una famiglia. E se un membro della famiglia ha dei problemi, il dovere del club è di aiutarlo. Questo è quello che facciamo al Liverpool”. Quello spogliatoio eterogeneo, con i campioni di ieri e di oggi, è stato uno spot della Standard Chartered, main sponsor del Liverpool di oggi. La maglia che Rush dona alla controfigura di Paisley reca la sua firma, all’interno del colletto, per celebrare nel 2019 i cento anni dalla sua nascita. Oggi ne avrebbe 102, e invece se n’è andato nel febbraio del 1996 consumato dall’Alzheimer. Ma c’è un fatto: con questa maglia, il Liverpool ha spezzato l’incantesimo che durava dal 1990, vincendo la Premier League. Un altro capolavoro di Bob, stavolta da lassù. Forever young.

di Stefano Ravaglia

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