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Battere gli irons finchè sono caldi

di Anna Cencia

Dimostrazione degli effetti della cura Klopp.

Dimostrazione degli effetti della cura Klopp.

Ho sentito narrare la storia di quel volatile che innalzava, impetuoso, due martelli. Ignorando il loro peso penetrava con i suoi affilati artigli quel vecchio legno un pò malconcio e sorvolava il cielo plumbeo di Londra. Ignaro di quale fosse la via di casa, perso tra quella pioggerellina fitta e quella distesa di nubi, capì improvvisamente di doversi liberare di quel peso. Quindì spalancò le zampe e li fece precipitare rovinosamente a terra. Aspettate… -mumble…mumble…- Io non ho mai udito questa nobile novella. Ma è quella che mi piacerebbe raccontare dopo la partita di domani. Metaforicamente parlando quell’uccello, altro non è che il nostro LiverBird, e poco gli è chiesto, se non di sollevare gli “hammers”, in alto, e poi lasciarli cadere. Che sia una rovinosa caduta di testa, o un volo a planare in cui poggeranno delicatamente al suolo, l’importante è portare a casa 3 punti. 3 punti che fanno bene ad un Liverpool in rinascita, un Liverpool carico di entusiasmo portato indubbiamente da Klopp, che si è inimicato forse ogni altro tifoso inglese, ma sicuramente non i tifosi Reds, ai quali è entrato direttamente nelle vene. Klopp, il talento calcistico da quinta divisione, ma con la testa da Bundesliga (così si definì in un’intervista mentre militava ancora nelle file del Borussia Dortmund), colui che ha definito le squadre di Wenger come un’orchestra, ma a lui piace che il suo calcio suoni più heavy metal. Anche se la citazione che più ti strappa il sorrisetto con ghigno, e ti fa anche un può chiudere gli occhi, è forse questa:”Abbiamo un arco e una freccia, possiamo centrare l’obiettivo. Il problema è che loro hanno un bazooka. Le loro probabilità di centrare l’obiettivo sono decisamente superiori alle nostre. Detto questo, anche Robin Hood ha avuto un certo successo!” Klopp si rivela così, in questo misto di goliardia, passione, voglia di non mollare mai. Klopp ha valicato ogni staccionata, ed è prepotentemente diventato parte integrante del Liverpool. Klopp, sembra ad ogni ragazzo seduto nei seggiolini di Anfield, un tifoso Reds, uno di loro. Nell’abbraccio con rincorsa con Ibe, in quello con tanto di presa in braccio con Moreno, e ancora in quello preceduto da sguardo e risata con Hendo, fa venire voglia anche a te di divenire un suo giocatore, di essere allenato da lui. E sai che correresti per 90 minuti, guidato dalla rabbia, tu, che non riesci a fare 10 metri in salita senza poi stenderti a terra col fiatone. Per non parlare dell’esultare urlando in faccia ai suoi tifosi. Da quella bocca spalancata dai suoi urli, viene fuori un flusso che sa di passione. Beh, in tutti questi gesti i tifosi vedono amore. Amore che provano loro per primi e che pochi allenatori sono in grado di trasmettere. Amore che può darti solo un Normal One.
La cura Klopp ha fatto bene a tutti. Non è, però, bastata come elisir a Daniel Sturridge, anima di swarowski del Liverpool, che quando scende in campo dimostra, c’è da ammetterlo, che quel cristallo è si, fragile. Ma quanto brilla se colpito da un fascio di luce!

Un'immagine che speriamo di rivedere domani..

Un’immagine che speriamo di rivedere domani..

Siamo alla 20esima giornata di campionato, si riparte subito dopo Capodanno, sperando di aver repentinamente smaltito la sbornia. Si riparte da un buon settimo posto in classifica, non ottimo per il Liverpool, ma buono vista la partenza. Buono, visto che il Chelsea dell’ormai ex Mourinho si trova ben 7 posizioni sotto, a 10 punti di distacco. Buono, perché siamo a pari punti con lo United e la corsa per il titolo al momento appartiene al già quotato Arsenal, e al meno famoso Leicester di Claudio Ranieri, che al momento sta facendo un’annata tanto straordinaria quanto inaspettata. Ma che i Reds sono riusciti a battere. Buono, per la crescita, per aver ritrovato uno spogliatoio compatto, e uno stile di gioco positivo, ma ancora discontinuo.
Adesso li aspetta questa partita, dopo due vittorie consecutive, contro la squadra dalla firm famosa, quella che tutti abbiamo un po’ amato in quel film che ci ha fatto odiare Tommy Hutcher e tutta la sponda Millwall. Adesso li aspetta la partita contro chi non vinceva ad Anfield da oltre 50anni, prima di questo 23 Agosto. E gli Irons, ci hanno sicuramente preso gusto. C’è chi si è anche tatuato quello sventurato 0 a 3. Quindi bisogna ripristinare i ruoli. Ed è bene cominciare da casa loro.
E poi, diciamocelo chiaramente… Voi, “blowing bubbles”, basta una folata di vento, un refolo, basta avere un po’ di aria nei polmoni, un soffio e -puff-, l’esplosione. Quindi, non vi resta che sperare che non riusciremo ad inspirare.

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Una risposta a Battere gli irons finchè sono caldi

  • Davvero simpatico questo articolo, complimenti. Sulla partita taccio, parlerò al fischio finale.