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ANFIELD TALES

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Tramonto dalla Main Stand

 

Il punto di partenza è ormai un miraggio.

Quattro mesi sono andati dal mio trasferimento e la priorità primaria è ancora la stessa che mi sono promessa di non valicare mai:
Voglio essere il dodicesimo uomo. Voglio fare nel mio piccolo la mia parte. Trasmettere i sentimenti che quel luogo mi infonde con una piccola strofa, fatta di reazioni e disequilibri chimici:

Ogni partita è una storia che si ripete quante volte vuoi, si ripete finché non smetti, e ogni esperienza sarà incondizionatamente sempre come la prima volta.

Comincia tutto dal gelido contatto tra la mano ed il tornello F.

Cammino spedita, noncurante di chi mi circonda, in preda all’ adrenalina del primo impatto: incantevole, lievemente vertiginoso, mi colpisce senza preavviso quando arrivo in cima al blocco. Questa è la mia casa, ed è tutta intorno a me, le sue mura sono i miei fratelli.
Cerco confusa la mia fila mentre la mente calamita lo sguardo verso gli stand opposti. “Eccoli lì i tuoi fratelli. Ti fondi con i loro volti, con i loro colori, ora siete tutti parte dello stesso coro, della stessa voce”.
La gola incomincia a grattare, il fiato si condensa nell’ aria gelida di fine novembre.
Le voci si accavallano, i toni si animano, le mani si agitano e si sfregano l’una contro l’altra.
La sensazione di trovarsi lì coincide con il sentirsi capaci di dimostrare ciò che si prova, senza nessun tipo di barriera. Nel mio caso si tratta di una grinta incontenibile.
Quasi certa di proteggere i pali a parole e caricare i ragazzi con le urla. Possente e allo stesso tempo così piccola ai piedi della magnificenza di Anfield.
Non riesci a rimanere incollato alla seggiola, il gioco è troppo veloce.
Da una parte ci sei tu, una mina vagante, dall’altra i Reds, che si passano di mano in mano la miccia ed il fiammifero, quando tu non aspetti altro che esplodere ed alzare le mani al cielo a pugni stretti; magari abbracciare chi sta al tuo fianco, che si tratti di un amico o di uno sconosciuto.

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Bagliori nella Anfield Road Stand

E’ questo che si prova quando si prova la passione pura. Ti pervade dentro e non ti lascia più. E’ una fame attanagliante di gloria. La cerchi disperatamente, ma non conosce vergogna; preferiresti morire di quella fame piuttosto che vendere la tua lealtà per sfamarti dal piatto altrui. Nella sua più semplice innocenza, è come riscoprirsi giovani di cuore, qualsiasi età anagrafica si dimostri. E proprio della giovinezza ne rivestiamo i tratti: ansiosi, saputelli, problematici, entusiasti, inarrestabili, incazzati… e senza dubbio appassionati. E’ la nostra fede irrevocabile. E’ orgoglio per la classe che contraddistingue la nostra storia, il nostro presente ed il nostro futuro.

Essere tifosi del Liverpool è diverso.

 

Così ci si sente. Così martedì abbiamo conquistato la semifinale di EFL cup.

 

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Il giovane Woodburn firma la semifinale sotto la Kop

Paul Merson ha definito la sfida di domenica come una potenziale “buccia di banana” per i Reds, ma l’allenatore dei Cherries tiene conto unicamente della parentesi infortuni della prima squadra di Klopp. Lallana ha portato a termine un allenamento completo con i ragazzi a Melwood e sarà dunque pronto per imbarcarsi con la squadra in vista della trasferta nel weekend, ma dopo l’infortunio all’ inguine che l’ha costretto a riposo, resta ancora in dubbio un suo possibile schieramento in partita. Anche Firmino resta in forse dopo aver riportato problemi al polpaccio durante l’allenamento infrasettimanale. Quello che Merson non ha tenuto in considerazione con il rilascio delle affermazioni alla stampa è la forma psicologica smagliante che il Liverpool porterà con sé a Bournemouth, difatti i Reds rimangono imbattuti da 15 partite consecutive.

Continua la scalata… COYR!

di Eleonora Mingardi

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