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Alla ricerca di un’altra magica notte di Istanbul

Istanbul 2005 una data indimenticabile per noi Reds

Il mercoledì sera ritorna ad illuminarsi delle luci del calcio internazionale e la Supercoppa Europea di Istanbul è il primo trofeo europeo della nuova stagione, che per il Liverpool evoca dolcissimi ricordi, a partire dalla notte di Madrid del maggio scorso dove è stata alzata la sesta Coppa dei Campioni, per concludersi con quelli del 2005, quando nella città turca Gerrard alzò la quinta Coppa in una delle notti più folli della storia del calcio. La contesa tra Liverpool e Chelsea è il terzo derby inglese consecutivo, dopo la sfida tra Reds e Tottenham per la Champions League e quella vinta dal Chelsea sull’Arsenal nella finale di Europa League di Baku, a ufficializzare un predominio della Premier sul resto dei campionati europei in attesa delle nuove edizioni che partiranno a settembre. Le due squadre arrivano a questa partita dopo aver cominciato la stagione ufficiale nella prima giornata di campionato del weekend scorso e lo fanno con inerzia nettamente differente, anche se su certi aspetti più vicina di quanto possa sembrare. Il Liverpool ha agevolmente superato la pratica del Norwich nell’anticipo serale di venerdi, fugando un po’ di dubbi legati ad un mercato estivo estremamente parco di movimenti, ma il risultato di 4-1 nasconde dei problemi che Klopp deve assolutamente non sottovalutare. 

Nemmeno il tempo di arrivare che già tocca ad Adrian difendere la porta in un match che vale un trofeo

A partire dall’infortunio di Alisson, che priverà la squadra del suo portiere fuoriclasse per almeno un mese e costringerà l’ultimo arrivato in rosa, Adrian, ad essere subito protagonista della stagione per non far rimpiangere l’illustre compagno di reparto. Il portiere spagnolo è sembrato un po’ arrugginito nei 50 minuti disputati contro il Norwich, visto anche che nella stagione scorsa ha disputato solo 5 partite con il West Ham, tutte nelle coppe interne, rimanendo senza calcio giocato da fine gennaio 2018, oltre che molto lontano dal rendimento coi piedi di Alisson, ma deve subito trovare la forma giusta perché gli impegni importanti, a partire da domani, sono tanti e l’affidabilità del portiere è fondamentale per dare sicurezza a tutta la squadra. Sicurezza che sicuramente non ha dato il reparto difensivo, apparso molto sotto par nella sfida coi canarini gialli, che hanno creato più di qualche pericolo nonostante una qualità offensiva decisamente lontana da quella che può offrire il Chelsea. La scelta di Klopp dovrebbe essere orientata a inserire il più esperto e sicuramente più sicuro Matip, al posto del traballante Gomez visto nelle ultime uscite, riformando di fatto la linea difensiva della finale di Champions, anche perché Lampard probabilmente inserirà i titolari in attacco, rimasti a riposo nella sfida dell’Old Trafford di domenica. Il centrocampo è il reparto dove si può fare un certo tipo di turnover ed infatti nelle prime tre partite sono stati fatti sempre dei cambiamenti. Per la serata di Istanbul ci sentiamo di prevedere un centrocampo più duttile e in grado di generare palle recuperate da trasformare in contropiedi per il tridente offensivo, con Fabinho al centro della mediana e i due vecchi guerrieri inglesi Henderson e Milner come mezzali, lasciando inizialmente fuori Wjinaldum, apparso lontano dalla forma migliore contro City e Norwich, oltre a Keita che non sembra ancora convincere al 100% il nostro manager. In attacco il tridente potrebbe essere quello pesante con Firmino-Manè e Salah, ma la condizione di Origi è eccellente e il suo inserimento sulla sinistra, a far male coi suoi tagli ad un Azpilicueta sicuramente non in forma, è una scelta da considerare.

Origi timbra anche alla prima vs Norwich City

 Il Chelsea del nuovo condottiero Lampard, figliol prodigo tornato in base dopo l’esperienza più che positiva con il Derby County, è invece alle prese con enormi problemi sia strutturali che psicologici, dettati soprattutto dal blocco del mercato in entrata imposto dall’UEFA, che ha dato il via anche a partenze eccellenti come quelle di Hazard e David Luiz. Così nella prima contro il Manchester United l’ex capitano blues è stato costretto a far giocare ragazzini o giocatori che fino all’anno scorso difficilmente avevano visto il campo nei big match, dimostrando un buon piglio, ma soccombendo alla maggiore qualità degli avversari con un eloquente 4-0. Probabilmente la scelta di formazione di domenica è stata pensata anche in vista della importante sfida di mercoledì, che potrebbe dare molta inerzia ad una squadra alla ricerca di una nuova identità, per tanto ipotizziamo l’inserimento di gente come Kantè, Pulisic e Giroud al posto di Abraham, Mount e probabilmente di Kovacic, visto che è stato l’unico del trio di centrocampo a fare 90’ minuti domenica scorsa. La difesa dovrebbe essere la stessa di Manchester e questa è una buona notizia per il Liverpool, perché la lentezza e la mancanza di automatismi difensiva sia nei tagli senza palla che nelle ripartenze può lasciare spazio a numerose occasione al tridente Reds, mente a centrocampo il duo Kantè-Jorginho può essere molto più ordinato sia nella costruzione che nel contenimento, lasciando al trio Barkley-Pulisic-Pedro il compito di svariare sulla trequarti e creare pericoli sia con inserimento, che con conclusioni personali, che con assistenze in area per il sempre temibile Giroud. Importante per il Liverpool in fase di non possesso sarà tenere gli spazi stretti tra difesa e mediana, per non lasciare campo ai trequartisti dei Blues, oltre a perdere meno palloni possibili a ridosso della metà campo per non generare situazioni di ripartenze dove la velocità degli avanti del Chelsea potrebbe far male. Dopo la grande gioia di Madrid e il primo trofeo dell’era Klopp, il Liverpool non deve fermarsi, perché vincere genera consapevolezza di poterlo fare con continuità e in un’annata che sicuramente sarà difficile, in Premier con la supremazia City e in Champions dove ripetersi è sempre molto difficile, alzare trofei come la Supercoppa Europea è fondamentale.

di Matteo Teo Peruzzi

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