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WE ARE LIVERPOOL, THIS MEANS MORE… THAN UNITED!

 

Shaqiri, l’eroe di giornata è lui

 

C’è qualcosa di magico, non c’è dubbio. E’ presto, è vero, ma c’è qualcosa di magico, che abbiamo visto troppe volte quest’anno: il gol di Bobby con un occhio solo al PSG, il divin rimbalzo sulla traversa per Origi nel derby, la prodezza di Alisson su Milik, il piccoletto svizzero (acquisto estivo criticato abbastanza) che decide la vera partita della Premier League contro di loro, contro quelli che non battevamo da 5 anni. Momenti che circondano la realtà scousers da mesi, qualcun altro da giorni, e che hanno quel sapore dolce come il miele ma infuocato come lava incandescente. E quale avversario peggiore per (forse) spegnere l’entusiasmo, se non i nostri più acerrimi rivali e l’uomo che ci ha infranto un sogno nel 2014?

Arriva ad Anfield, nel pomeriggio di ieri, 16 Settembre, il Manchester United di Josè Mourinho, una squadra che è distante anni luce dalla vetta della classifica e che si è qualificata per la fase ad eliminazione diretta della Champions League nelle battute finali di un girone abbordabile. Ma le ultime barricate costruite dai Mancunians ad Anfield negli ultimi anni hanno pagato eccome, visto che il Liverpool non riusciva a fare gol in casa contro di loro in campionato da diversi stagioni, 4 per l’esattezza.

I Reds, reduci dalla vittoria splendida contro il Napoli che ha sancito il passaggio del turno agli ottavi di Champions League, devono rispondere alla vittoria del Manchester City, che si è temporaneamente ripreso la testa della Premier grazie alla vittoria sui cugini dell’Everton. La partita è una di quelle che ti fa girare lo stomaco quando gli avversari hanno il pallone nella tua metà campo, è una di quelle sfide che ti fa penare per giorni solo ad aspettarla, perché contro di loro è tutto più difficile, tutto più sentito e contro quell’uomo in panchina, ancora peggio. Qualche assente nei reds costringe Klopp a schierare un centrocampo poco collaudato, con Fabinho, Keita e Gini Wijnaldum a fare la guerra, che condurranno egregiamente.

Mourinho dai primi minuti pensa subito a raggomitolarsi nella sua metà campo, parcheggiando l’intera squadra nei primi metri di campo, senza però evitare il gol del meritato vantaggio dei Reds da parte di Manè, servito alla perfezione da Fabinho con un tocco morbido come il Pandoro, e scaraventato dal senegalese alle spalle di De Gea, che come al solito sarà protagonista di diverse parate nel corso del match. Come un fulmine a ciel sereno però, come spesso è accaduto quest’anno, è il Liverpool che decide di andare al riposo sull’1-1, questa volta per colpa di un banale errore di Alisson che non trattiene un cross di Lukaku e permette a Lingaard di pareggiare il conto.

Il secondo tempo è una carrellata di pallonate verso la Kop, con la difesa del Manchester così rintanata da far infiammare Anfield e i veri rossi d’Inghilterra. La partita cambia quando entra Shaqiri al posto di un ottimo Keita, l’uomo che ha suscitato qualche perplessità quest’estate al momento del suo acquisto dallo Stoke City, ma il piccoletto svizzero non ha mai deluso quest’anno ed è stato spesso decisivo. Shaqiri segna prima il 2-1, trasformando in oro una palla vagante in area di rigore, e poi il 3-1 su assist di Firmino. Il Liverpool dopo 5 anni, batte il Manchester United in campionato e si riprende il tetto d’Inghilterra momentaneo, guardando tutti dall’alto e gettando le basi per quella che potrebbe essere una stagione indimenticabile, che ha già fatto raccogliere 45 punti su 51 disponibili. Un sogno, soprattutto contro questo City che tutti definiscono ALIENO. Ora ci toccherà giocarcela venerdì sera al Molineux contro l’ottimo Wolverhampton di Espirito Santo, che ha battuto il Chelsea e fermato il City sullo 0-0.

We are Liverpool and this means more, more than United of course.

La festa al gol del definitivo 3-1

 

di Aldo Meola

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