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WALK ON, WITH HOPE IN YOUR HEART

È giunto il momento.
È giunta l’ora di completare il lavoro iniziato ad Anfield.
In un clima infuocato, all’Olimpico di Roma, il Liverpool va a giocarsi l’accesso all’agognata finale di questa Champions League. Un’attesa che suscita sentimenti differenti e contrastanti: ansia, paura per come può andare la partita, rimorso di aver preso quei due maledetti gol in una gara senza storia; ma anche speranza, derivata dalla grandiosa prestazione dell’andata. A questo, si unisce la preoccupazione per l’abbandono del vice di Klopp, Buvac, argomento di speculazioni giornalistiche di ogni tipo. La speranza è sempre che la squadra e lo spogliatoio rimangano il più possibile immuni a questa vicenda, restando concentrati sul ritorno della grande sfida di Champions. Per domani, oltre gli uomini e gli schemi, sarà fondamentale l’atteggiamento. Cuore, testa, freddezza nelle situazioni giuste, orgoglio di indossare la maglia dei Reds e di avere milioni di supporters in tutto il mondo che chiedono solo una cosa: fateci continuare a sognare la coppa dalle grandi orecchie. C’è da tenere testa ad una tradizione che ci dice come Roma sia la nostra seconda casa, in Champions League, avendo vinto in questa città ben due finali, di cui una proprio contro i giallorossi.

Liverpool fans in Rome, 01-05-2018

Tatticamente, la squadra ha dimostrato, più volte, che gestire la partita per far passare i minuti non è nel suo DNA. Non ci resta nient’altro che fare il nostro gioco, così come predica la mentalità dell’allenatore tedesco. La formazione di Klopp è quasi scontata, per colpa dei diversi infortuni, e sarà quasi la stessa dell’andata, presumibilmente, a parte Chamberlain. Chiaramente, anche la Roma cercherà di imporsi, sfruttando la spinta di un Olimpico tutto esaurito, fortino dei giallorossi in questa competizione, e cercando di riscattarsi dalla partita d’andata. D’altro canto, un loro atteggiamento eccessivamente spavaldo potrebbe favorire i contropiedi del Liverpool, guidati dal micidiale trio d’attacco, che già all’andata ha dimostrato di non spaventarsi davanti alle tanto lodate difese italiane. Detto questo, siamo costretti ad auspicarsi che la sfida rimanga soltanto all’interno del rettangolo verde, o, al massimo, negli sfottò sugli spalti. Purtroppo, in nome del tifo, già troppe volte si sono versate lacrime e sangue. La conclusione, non può che essere un augurio a Sean Cox. Keep fighting Sean, you’ll never walk alone.

YNWA, Gioele Putzolu

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