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Wake me up when May ends!!!!!!!

Momo ancora decisivo.

La serata tanto attesa è giunta: 6 giorni di autentica passione, 6 giorni di chiodo fisso, 6 giorni di quello che Leopardi definirebbe “il pensiero dominante”. Stadio Etihad di Manchester, la travelling Kop che forma una macchia rossa che si distingue in mezzo al celeste sbiadito, sbiadito come la maglia dei Citizens, sbiadito come la loro storia in Europa. Questo turbinio di emozioni, però, subisce subito uno scossone dopo soli 2 minuti, quando Sterling imbecca Gabriel Jesus in area, che di piatto insacca comodamente alla sinistra dell’incolpevole Karius. Iniziano gli incubi, i cattivi pensieri, frutto degli ultimi anni di sofferenza perché, come diceva Bloy “soffrire passa, ma aver sofferto non passa mai”. I Reds sembrano sbandare, anche se in realtà il City fa tutto fumo e poco arrosto fino al minuto 41, quando all’improvviso è protagonista di due fiammate: Bernardo Silva indovina uno splendido tiro a giro, Milner colpisce il pallone di testa e lo manda ad impattare il palo. Passano tre minuti e facciamo una frittata pazzesca: una palla alta viene respinta di pugno da un incerto Karius (unica sbavatura per Loris stasera) carambola in area con un campanile beffardo e sulla linea Sanè la mette dentro con un tocco anche piuttosto goffo. Sembra di rivedere scene fantozziane alle quali, per fortuna, da qualche mese ci stiamo disabituando, ma l’arbitro, per nostra enorme fortuna, vede un fuorigioco assai dubbio e annulla. Questo episodio, che avrebbe potuto mettere in seria crisi i Reds e che scatena l’ira di Guardiola provocandone la giusta espulsione, ci dà un po’ di respiro e al minuto 44 arriva per noi la prima vera, ma ottima occasione con Chamberlain, che si incunea in area, elude l’uscita di Ederson, ma non riesce poi ad inquadrare la porta. Con questo nostro primo squillo termina il primo tempo con un passivo di cui siamo ben felici, perché poteva andare decisamente peggio. Gli uomini di Klopp, forti del pericolo scampato, rientrano in campo nella ripresa con un atteggiamento più coraggioso, mentre il City non inizia all’arma bianca come ci saremmo aspettati e allora arriva il momento decisivo, il momento in cui i Reds calano il colpo micidiale, quello che ammazza la partita: Sadio Manè fa una delle sue accelerazioni, si incunea in area, ma viene frenato in extremis, la palla però giunge al Matador Salah, che con enorme freddezza piazza il colpo in sotto che manda il pallone nell’angolino opposto. Esplode la travelling Kop, i tifosi impazziti per poco non tracimano oltre le transenne e finalmente possiamo tirare fuori l’urlo liberatorio, l’esultanza smodata e adrenalinica. Ormai il City è al tappeto, sa che non può più riacciuffare questa semifinale e anche l’ingresso di Aguero non può più sortire miracoli. Il Liverpool inizia a gestire benissimo la gara, con calma e freddezza, i minuti scorrono e al minuto 77 cala il sipario: Otamendi si addormenta su un pallone facile da controllare e viene subito pressato dal grande Bobby Firmino, che gli ruba palla, si invola verso l’area e con un preciso diagonale da par suo insacca il gol vittoria.

Firmino sempre più bestia nera per i Citizens.

Il coro “allez allez” inizia a risuonare nell’ammutolito Etihad, mentre da Roma ci giungono notizie clamorose, che fanno pensare ad un possibile miracolo dei giallorossi e all’eliminazione di una grande favorita come il Barcellona. Il gol di Manolas ci riporta alla memoria le serate romane, serate storiche, indimenticabili e soprattutto i famosi corsi e ricorsi storici, che, insieme al pensiero di Coutinho, rendono ancora più dolce la serata. Non accade più nulla fino alla fine, finisce la partita con il Liverpool che batte il City per ben tre volte, quel City che ad inizio anno ci aveva strapazzato con 5 reti e che adesso, con una sorta di nemesi storica, ne prende 5 in Champions. Una notte da ricordare, una bella impresa per i Reds che tornano nell’Olimpo (e chissà se non nell’Olimpico!!!!) , ma nello stesso tempo una notte da archiviare presto, perché l’appetito vien mangiando e adesso c’è da pensare alla semifinale. Avanti ragazzi, we conquered all of Europe.

di Armando Todino

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