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Tutti insieme spalla a spalla per vincere

"Make us dream" è quello che chiediamo ai nostri Reds

“Make us dream” è quello che chiediamo ai nostri Reds

È l’alba sulle sponde della Mersey, come ogni mattina il sole allarga i gomiti e fa a spallate con le nuvole per ritagliarsi il suo spazio e illuminare Liverpool, mentre i gabbiani volano rumorosi per la città svegliando coloro che hanno il sonno leggero, i primi pendolari escono di casa per raggiungere la stazione di Lime Street e si aprono le saracinesche dei tanti caffè del centro. È tutto come ogni giovedì mattina, ma questo non sarà un giorno qualunque. Lo si vede sul volto dello sportivo che da Williamson Square inizia la sua corsa in discesa verso i Docks, il lavoratore che esce dal portone di casa già con la sigaretta tra le labbra e l’accendino in mano e il barista che si è fatto dare il turno del mattino per non dover lavorare la sera. Lo si legge negli occhi dei cittadini di Liverpool che escono di casa, dando il via alla loro giornata. No, non è un giorno normale, perché questo giovedì si gioca un match speciale, Liverpool-Manchester United, non una partita bensì la partita.

Carragher contro Keane: Liverpool-Man United è anche questa

Carragher contro Keane: Liverpool-Man United è anche questa

È il confronto tra due città completamente diverse tra loro nonostante siano incredibilmente vicine, due modi di vivere, due culture. Una sfida eterna, che ha regalato al calcio partite memorabili, grandi scene di tifo, urla, gol, giocate da campioni e tanti formidabili calciatori. Ogni tifoso del Liverpool rivive alla vigilia di questa partita tutte le sfide passate, emozioni belle e brutte: i meravigliosi confronti tra due geni gentiluomini del calcio come Shankly e Busby, le lacrime per la sconfitta nella finale di FA Cup del ’77 trasformate pochi giorni dopo in sorrisi per la vittoria della Coppa Campioni, il fantastico Liverpool dei primi anni ’80 che però non riuscì a battere i Red Devils ad Anfield per 8 campionati consecutivi, il fantastico 4-0 del 16 settembre 1990 con King Kenny in panchina, l’emozionante 3-3 nella magica notte di Nigel Clough, l’errore di James che costò un’altra sconfitta in finale di FA Cup, la vittoria dell’Old Trafford firmata da Danny Murphy, la League Cup alzata davanti alla loro faccia grazie a Gerrard e Owen, i quattro gol segnati all’Old Trafford nel 2010, la tripletta di Kuyt con il funambolico slalom di Suarez, lo scontro tra l’uruguagio ed Evra che ha rallentato l’esplosione del nostro fenomeno, il gol al 90’ di Kuyt in FA Cup, la vittoria con gol di Sturridge e lo 0-3 dell’Old Trafford quando il sogno Premier sembrava diventato realtà, fino ad arrivare alle ultime quattro partite, tutte maledettamente perse.

Eccoci presenti, davanti alla Kop prima di affrontare i Red Devils

Eccoci presenti, davanti alla Kop prima di affrontare i Red Devils

Nell’ultima c’ero anch’io, ho visto i volti tesi degli scouser nel giorno della partita, gli occhi dei mancuniani scesi dai treni a Lime Street, ho visto lo stadio affollarsi e colorarsi sotto al nevischio, persone appoggiate all’ingresso del pub fumarsi una sigaretta dietro l’altra, ho salito i gradini della Kop tre alla volta e sono stato in piedi a sostenere la squadra, ho urlato i cori della nostra curva, ho sperato, ho maledetto le parate di De Gea e le occasioni fallite dai nostri, mi sono disperato al gol di Rooney e alla fine sono uscito battuto (nel risultato) e abbattuto insieme a coloro che erano saliti con me per vivere questa grande emozione. Ricordo le lacrime trattenute a stento da molti di noi, perché non era soltanto una partita e la mia voglia di rivincita, quella frase che dissi ai due Carlo vicino a me: “Torneremo qui e il Liverpool sarà più forte di loro”. No, oggi non sarò a Liverpool e i Reds forse non sono più forti di questo Manchester United, ma ad Anfield il nostro Liverpool deve vincere e fare la storia perché è la prima sfida europea contro i nostri nemici di sempre e vincere è quello che ci impone la nostra tradizione europea, perché “We won it five times” e loro ci hanno solo visto in tv mentre lo facevamo, perché la storia del calcio inglese in Europa ha il colore rosso del Liverpool, perché dobbiamo riprenderci quanto ci hanno tolto in questi anni. Oggi non mi sveglierò a Liverpool, ma quando uscirò per le vie di Cuneo avrò lo stesso sguardo degli scouser e sarà così anche per gli altri che hanno vissuto con me la gioia terribile di assistere a quel Liverpool-Manchester United: a Napoli Nunzio si guarderà allo specchio e per magia ritroverà i suoi capelli lunghi anni’80, pronto a scendere in strada con lo stendardo del nostro branch e i due Carlo si sveglieranno più tesi del solito, con una voglia matta di vendicare la partita di gennaio, vissuta come un’ingiustizia; ad Anzio Mario uscirà di casa con la sua felpa ovviamente del Liverpool, la sciarpa rossa e intonerà “Scouser Tommy” mentre davanti a sé il mare si trasformerà nella Mersey e l’isola di Ponza in Birkenhead; a Torino Eleonora passeggerà davanti all’Olimpico e nelle sue orecchie risuoneranno i cori della Kop; a Milano Riccardo infilerà la sua divisa per andare al lavoro, ma si immaginerà nel dirigere il traffico tra Walton Ln e Anfield Road. Saremo tutti separati centinaia di chilometri tra noi, ma nella nostra testa saremo uniti spalla a spalla, in corteo verso Anfield, dietro al nostro stendardo.

C’mon Reds, regalateci questo sogno, ce lo meritiamo, ve lo meritate.

di Giorgio Capodaglio

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