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Origi_nal Derby

Origi firma il derby al 95…

Il Liverpool si trova ad affrontare i cugini dell’Everton, in una partita cruciale per la corsa al titolo. Il City continua a triturare gli avversari e i reds devono puntare sempre e solo ai 3 punti se vogliono tenere il passo dei citizens. Questo derby, però, assume un’importanza ulteriore. Serve un riscatto dopo la bruciante sconfitta in Champions contro il PSG, che ha messo a rischio la qualificazione agli ottavi. Ma al di là di queste cose, il derby di Liverpool è sempre una partita sentitissima. Non servono, insomma, ulteriori motivazioni per volere la vittoria oltre a quella di battere i propri cugini. Klopp schiera il 4-2-3-1 con Fabinho e Wijnaldum come pivot di centrocampo e davanti i fab four Manè, Salah, Firmino e Shaqiri hanno il compito di aprire la difesa avversaria. La partita inizia a ritmi elevati e regala subito emozioni sia da una parte che dall’altra. Prima con Andre Gomes che sfiora il vantaggio di testa e solo una prodezza, da uomo ragno, di Alisson e un intervento sulla linea di Gomez negano la gioia all’Everton. Pochi minuti dopo Manè sfiora il gol, sbagliando la conclusione a pochi metri dalla porta difesa da Pickford. In generale, il Liverpool, rispetto alle partite precedenti, con questo assetto tattico mostra di creare maggiori occasioni da rete. Tuttavia, vengono regalate un paio di occasione agli ospiti che mettono in difficoltà la retroguardia reds. In particolare Bernat e Richarlison mettono sotto pressione Van Dijk e Trent Alexander Arnold. In fase offensiva Salah si trova sempre raddoppiato, ma l’egiziano fatica a trovare la giusta condizione. Stesso discorso per Firmino che nel ruolo di 10 dietro Salah non brilla e sbaglia molti passaggi. Manè è l’attaccante più vivace che sulla sinistra cerca di creare scompiglio nella difesa avversaria.  Shaqiri prova a inventare qualcosa, ma non siamo così incisivi come dovremmo e il primo tempo si chiude zero a zero. Nota positiva della prima frazione di gioco è la partita di Fabinho. Il brasiliano, a differenza di Henderson e Wijnaldum, appena ha la palla cerca di passarla in avanti anziché di lato. Fabinho, inoltre, recupera un paio di palloni a metà campo che innescano pericolosi contropiedi. L’unica preoccupazione è la sua staticità che, agli occhi di chi scrive, desta preoccupazione contro squadre con giocatori molto rapidi. Il secondo tempo riparte con i reds in attacco che cercano di fare la partita, ma di occasioni non ce ne sono molte. Manè si mangia letteralmente un gol davanti alla porta, per la seconda volta. La partita si fa tesa. Fioccano i gialli e le scintille tra i giocatori. Più passano i minuti, più si cerca la giocata con la palla lunga. Klopp toglie Shaqiri, Firmino e Salah per Keita, Origi e Sturridge. I cambi non modificano di molto l’intensità della partita, ma quando ormai sembra tutto finito. Al 94′ la svolta. Cross di Trent che viene spizzato dai difensori dell’Everton e palla che giunge a Van Dijk che svirgola malamente. Sembra tutto innocuo ma Pickford non difende male non trattenendo la palla che finisce sulla traversa e rimbalza sulla linea per poi essere messa in rete dall’eroe più improbabile di tutti. Divock Origi.

Klopp impazzito abbraccia tutti.

Klopp entra in campo per la gioia incontenibile, Anfield una bolgia. Pochi secondi dopo la partita finisce ed è gloria. Il City è sempre a soli 2 punti, si è vinto il derby e la sconfitta di Parigi è alleviata. Grande festa, ma bisogna sottolineare come ancora una volta questo sia un Liverpool in cerca di se stesso. Manca una chiara idea di gioco e di tattica in campo. Troppi giocatori dal centrocampo in su sono ancora alla ricerca della forma dello scorso anno. Il 4-2-3-1 non convince molto. Tuttavia, abbiamo 36 punti dopo 14 partite. Un totale strabiliante se consideriamo la nostra forma e i punteggi raccolti negli anni passati. Questa è una squadra potenzialmente da titolo, considerando che non ha ancora raggiunto la migliore condizione (anzi, siamo ancora lontani). Forza e coraggio, il cammino è ancora irto di sfide importanti.

YNWA

di Lorenzo Picarella

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