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Neverending Story

di Matteo Paradiso

Gerrard prima del calcio d'inizio, con le sue tre bambine.

Gerrard prima del calcio d’inizio, con le sue tre bambine.

Flashback. Era il 29 Novembre 1998, una fredda sera di autunno inoltrato. Il Liverpool sta conducendo ad Anfield Road 2-0 sul Blackburn. La partita si avvia stancamente alla conclusione, quando, nel grigio cielo di Anfield ormai illuminato dai riflettori, al minuto 90 si staglia in alto la lavagna luminosa: indica che il numero 14, Vegard Heggem, dovrà uscire per fare spazio a un giovanotto sbarbatello, tuttavia dall’espressione già dura e determinata che in molti, tra i nativi delle sue parti, hanno. Lui è il numero 28 e il nome, Steven Gerrard, allora poco diceva ai 41750 di Anfield. Pochi immaginavano che quel nome, da quel giorno, contribuirà a scrivere pagine e pagine di storia del già glorioso club che reca la Fenice sulle insegne, rappresentandone alla grande lo spirito, che si incarna in maniera esemplare nell’indole di questo giovane, destinato a diventare un monumento, una Leggenda vivente, l’eroe di schiere e schiere di ragazzini, ultimo baluardo che resiste all’avanzare oscuro del calcio moderno e del suo fognaceo olezzo.

Oggi, 3 Agosto 2013, quasi 15 anni dopo. Chissà cosa avrà pensato il protagonista di questa splendida giornata all’uscita dal tunnel. Tiene per mano le sue 3 bellissime bambine, e ormai non è più un giovanotto con tante speranze e tanto da dimostrare, è un uomo le cui rughe iniziano a solcare il viso da guerriero, cicatrici di mille e mille battaglie fieramente combattute tenendo sempre in alto lo stendardo suo e della sua gente, fiero e gagliardo centurione dell’impero Rosso. Un’uscita da quel tunnel, l’ennesima. E la mente di ognuno di noi vaga a questi 15 anni in cui lo abbiamo visto uscire da quel tunnel, 15 anni, di cui 10 a condurre le fila della schiera rossa, con giocatori che sono andati e venuti, ma lui no. Non lui, perchè lui c’è sempre stato. Ed eccolo allora in compagnia di Owen, Fowler, Ince, Redknapp, McManaman. Ed eccolo ora con Hyypia, Hamann, Henchoz, Heskey. Con Xabi Alonso, Traorè, Riise, Baros. E con Mascherano, Meireles, Aquilani, Torres. Quindi Adam, Agger, Skrtel, Suarez, e via via innumerevoli i nomi che scorrono, infiniti, e ai quali lui, il Diamante, il fiero Condottiero è sopravvisuto nel tempo, negli anni. 15. Così tutti noi, in quell’istante in cui vediamo comparire quella imponente, inconfondibile, maestosa figura dal tunnel mettere piede sul prato verde di Anfield tra le urla festose e il delirio dei suoi 45276 spettatori, pensiamo a tutti questi 15 anni. In questo magico, infinito istante che separa ancora il Capitano dall’abbraccio del suo popolo, pensiamo a quel 29 Novembre 1998, e pensiamo alla sua entrata in ritardo su Kevin Campbell e alla sua prima espulsione, anno 1999, Merseyside Derby, il primo stracittadino di una lunghissima serie, episodio che già era li a testimoniare la veemenza e l’irruenza esplosiva del Capitano in erba. E pensiamo a quel 4-1 contro lo Sheffield Wednesday, il suo primo gol in carriera; pensiamo al Deportivo Alaves, al treble, alla Charity Shield del 2001, alla Supercoppa UEFA vinta avendo ragione degli invincibili Panzer bavaresi di Hitzfield, al terrore di vederlo partire nel 2005, e al grande amore che, nonostante le sirene di fama, soldi e gloria lo stessero tentando, questo magnifico uomo ebbe la forza di dimostrare per l’ennesima volta al suo amato popolo, a noi.

Ed eccolo comparire, ed ecco che, negli occhi, che ancora conservano quello sguardo fiero, determinato, che aveva quella sera di fine autunno in cui, ragazzino, stava apprestandosi a realizzare il suo sogno, in quegli occhi si intuisce tutto il suo grande amore, la sua umanità, la sua immensa grandezza. Ognuno di noi, guardandolo, si è sentito connesso con lui, cuore a cuore. Lui e me, Lui e te, lui e qualsiasi singolo suddito di questo imponente Impero chiamato Liverpool stesse, in quel momento, guardando quegli occhi. Perchè lui è uno di noi, perchè lui, in quel momento, ancora quel magico, lunghissimo istante in cui in compagnia delle sue tre principesse stava comparendo nella sua arena, palesandosi al suo popolo, lui in quel momento ha provato ciò che ognuno di noi ha provato. I suoi occhi non mentivano, e non mentivano quelli di Carra, o di Fowler, o del bambino che, entusiasta, quasi con le lacrime agli occhi lo acclamava vedendolo entrare. Siamo un solo Popolo, e lui è uno di noi.

Ed ecco quindi che anche il Grande Capitano, sospirante, chiude gli occhi, e vede tutto ciò che vediamo noi. Vede quella bomba scoccata in quella sera dell’8 Dicembre del 2004, quel 3-1 che ci condurrà ad Istanbul. Vede sè stesso, uscire dal tunnel dell’Ataturk, speranzoso, per rientrarci carico di rabbia e determinazione, concentrazione alla fine del primo tempo. Lo spirito della Fenice, si diceva, alberga in lui, quindi si rivede entrare nel secondo tempo di quell’epico incontro, accecato dalla rabbia nei confronti dei giocatori del Milan, che già cantavano dentro agli spogliatoi. Vede quella rimonta, in quei 6 minuti pazzi, vede il suo 1-3, vede Smicer, e Gattuso che lo atterra, e Xabi che ribadisce in rete la respinta di Dida. Vede Dudek andare contro le leggi della fisica nei tempi supplementari su Shevchenko, vede i suoi balletti, vede la Coppa. E poi la FA Cup del 2006, Atene e le grandi delusioni, tutti coloro che gli hanno voltato le spalle, Meireles, Torres, e forse la ferita più dolorosa, proprio quella lasciata da Owen, così simile nel talento, così distante nella tempra. E ripercorre, in un unico, infinito istante, i tempi bui, Hodgson, la gioia per il ritorno del Re, quella Carling Cup del 2012 vinta consolando il cugino, in lacrime per aver sbagliato il rigore, e infine il presente, le speranze, i sogni che ancora albergano in quest’uomo, eterno ragazzino, sognatore, che ha deciso di regalarci la sua vita e il suo immenso talento, oltre che la sua integrità e la speranza che forse il calcio, oggi, non è proprio tutto da buttare, non è tutto veline, contratti milionari, sponsor, Champions League. Non è tutto sceicchi, petrodollari e repressioni. E’ fatto anche di uomini veri, di valori veri, e che forse c’è ancora spazio per sognare i tempi che furono. E le leggende, Shankly, Paisley, e i 96, e John Paul Gilhooley, il suo amato cuginetto, vittima innocente della negligenza delle forze dell’ordine e della strategia del terrore di Thatcheriana memoria, dall’alto del Cielo di Anfield sicuramente anche loro guardano commossi quest’uomo, così grande, che varca finalmente quella soglia, per l’ennesima volta, mentre un boato si leva in suo onore. Lo guardano commossi, e lo avvolgono, tutti, abbracciandolo, creando un muro impenetrabile, un alone di Leggenda attorno a lui.

Intanto, baciate le sue bambine, si appresta ancora una volta ad assistere allo spettacolo impagabile ed indescrivibile fornito da Anfield che gli tributa il You’ll Never Walk Alone. Lo puoi quasi vedere, Stevie, intonarlo, cantarselo in testa, come ha sempre fatto, da quel primo, umido giorno di fine autunno, laddove tutto iniziò, e dove la Storia iniziò a scrivere la prima di una lunga serie di pagine, che compongono la nostra, e la sua, Neverending Story, la nostra Storia Infinita, la Storia d’amore più bella, quella tra il Capitano e il suo Popolo.

Poco spazio rimane per l’aspetto tecnico. Non oggi. Non è oggi che si parla di 4-3-3 o di 4-3-1-2, non oggi che si tira avanti la tiritera Suarez si Suarez no. Oggi è la festa del Capitano, sottolineata da decine di migliaia di “Olè” che si levano ad ogni lancio millimetrico partito da quei piedi fatati; oggi è la festa del Liverpool, della gente di Liverpool, alla quale viene regalata addirittura la presenza di due altri enormi, giganteschi monumenti, pesanti come macigni, quel Carra che mai sembra avere smesso, ancora pimpante e autoritario come un ventenne; e poi c’è The God, appesantito ma sempre velenoso, che quasi quasi ci regala anche una delle sue perle, non fosse che Jimenez si frappone tra lui e la probabile invasione di campo isterica che sarebbe seguita a una rete di Robbie. Questo c’è oggi, la festa di un calcio che sta scomparendo, la festa degli antichi valori, la festa del nostro grande, immenso, indescrivibile unico Capitano.

Tante sono le parole che vorrei usare per concludere degnamente, ma la verità è che non esistono al mondo parole o frasi all’altezza della grandezza di quest’uomo, è un tentativo fallito in partenza.

Voglio provarci ugualmente. Mi rivolgo direttamente a te, Capitano. Mi rivolgo a te ringraziandoti, per portare un barlume di speranza in questo schifo di calcio sempre più malato, mi rivolgo a te ringraziandoti per essere ciò che sei, per non averci mai abbandonato, per l’esempio che dai a tanti e tanti bambini, nella speranza che crescano scegliendo te come modello, e non i Neymar o i Cavani di turno. Mi rivolgo a te ringraziandoti perchè sei un esempio, perchè dimostri sempre che quando si cade, ci si può sempre rialzare, più forti di prima, che dalle proprie ceneri si può sempre risorgere. Perchè ci dimostri in continuazione che con il duro lavoro nessun risultato è astratto, è irraggiungibile. Grazie, per l’amore che ogni giorno tributi nei confronti della nostra maglia, del nostro Popolo, nei confronti di noi tutti. Ad Maiora Capitano, la nostra Neverending Story non finisce qui.

YNWA

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6 risposte a Neverending Story

  • there’s only one captain,there’s only one Steven Gerrard !

  • Grandissimo Matteo…non è possibile aggiungere altre parole alle Tue. Ho solo un desiderio/proposta: perchè non tradurre in inglese l’articolo ed inviarlo alla Società, al Capitano, pubblicarlo su Facebook (nei gruppi e pagine dei fans inglesi) e sui forum legati al Pool? Penso che il Tuo scritto (testimonianza d’amore e di fede) e la storia del Capitano possano far capire a tanti i veri valori del calcio, che oggi sono praticamente scomparsi e perchè no lasciare una fiammella di speranza che tutto ciò possa essere d’insegnamento per il futuro…

  • Bellissimo articolo…ho ancora i brividi…sono cresciuto e mi sono attaccato a questi colori grazie alle tue gesta e per me rimarrai per sempre l’unico e solo…15 anni di fedelta’ aspettando di festeggiarne 20….ti Amo capitano…only you !!! forever…

  • Concordo.

  • Articolo fantastico, non c’è nulla da aggiungere alle tue parole, well done mate.

  • Condivido Gennaro, questo articolo meriterebbe di essere letto dal capitano in persona..