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Merseyside derby 10 12 2017

 

Clima che ha collaborato a rendere il tutto ancora più magico

 

Come raccontare una trasferta del branch? Beh non aspettatevi cronache, marcatori e tabellini. Quanto visto in campo lo sappiamo già e lo lasciamo agli almanacchi. I risultati contano per qualche giorno di attesa, per novanta minuti di palpitazioni e per momenti di sfogo gioioso o rabbia frustrante; ma non sono mai definitivi, passano, si rinnovano, di settimana in settimana, di stagione in stagione. Qualcuno inevitabilmente resta impresso, molti si perdono nella memoria degli archivi… E siccome uno scialbo pari nel derby con l’Everton difficilmente stimolerà ricordi di epiche imprese sportive, mi sembra più facile collocare il match del 10 dicembre nella moltitudine destinata a sfocarsi nel tempo. Racconteremo d’altro invece, della più grande trasferta della storia del Branch, a livello numerico. Cosa si è fatto è nei ricordi di chi c’è stato e nella nostalgia di chi lo racconterà, non starò qui a soffermarmi troppo su una serie di cose che per quanto semplici e ovvie, sono e saranno sempre il meglio del divertimento: la danza delle pinte, qualcuno su di giri, incroci di musiche, stringersi allo stadio, l’unisono dei cori e una tavola imbandita (sí,è proprio vero che le ore più belle della nostra vita sono sempre tutte collegate a qualche ricordo della tavola). Mi premeva di più scrivere dei significati intrinsechi di una trasferta del Liverpool Italian Branch; forse perché il casino del pallone a volte li fa passare in secondo piano, forse perché in questa avventura di dicembre sono venuti fuori come si deve. Condivisione, signori. Parola semplice, probabilmente strapazzata dal mondo dei social network, ma dai valori ancora puri.

Cena di gruppo alla taverna greca Christakis

Nel senso di gruppo, incontro, passione in circolo. Come un nastro Rosso Liverpool, che annoda persone con vite diverse, dialetti diversi, casini diversi e sofferenze diverse, che per qualche giorno, più che sparire, si uniscono. Diventano una storia complessiva fatta di pezzi umani che nel calcio hanno trovato sentimenti ed esperienze, che nel Liverpool Football Club hanno trovato ragioni e amori e che in un Branch hanno trovato Orgoglio. Voglia di essere prima ancora di apparire, di non camminare mai soli, di trovare sempre qualcuno accanto che con la sciarpa dello stesso colore, segue il tuo stesso cammino. Ripenso spesso ad un momento di questa recente trasferta, un frammento di circa dieci secondi…

Foto di rito fuori alla KOP sotto la statua di Bill Shankly

Il match era finito e su Liverpool la tormenta di neve raggiungeva il picco massimo della giornata; tutto il Branch sotto la statua di Shankly dopo la foto di rito, Anfield che si svuotava lentamente,  brividi di freddo, un paio di sigarette, qualche passo in gruppo ma al completo, insieme, ancora sotto la neve, prima che ognuno raggiungesse il centro città come meglio poteva. Lì ti senti parte. Lì percepisci true feelings. Lì, in piccole sfumature, cogli l’essenza.  Sul bus, con le mani ancora ibernate, ho pensato alla partita, al rigore inesistente dell’Everton, a quanto è forte Salah, a cosa avrebbe pensato Gerrard del mancato assist di Manè e che nonostante tutto ho stima per Klopp. Poi ho scritto a chi voglio bene e avrei voluto fosse lí con me, nella mente gli amici che ho reincontrato e a chi magari amico lo diventerà. Ho pensato che nulla è per caso e che forse, ciò che ci resterà del football, è tutto qui. Tra i vetri appannati compare Radio City, poi Lime Street.

Un’altra pinta per riscaldarsi e un vecchio Red un po’ svitato che mi blatera cose incazzate in scouse; non intendo molto ma è evidente che il povero Klopp non gli stia molto simpatico. Alla fine mi tira la sciarpa, la bacia e mi dice “I love this badge”.

Adesso ho capito, amico mio. 

Adesso, ho capito tutto.

di Dario Damico

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