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L’arte di vincere

shank & clough

Bill Shankly and Brian Clough – Charity Shield, Wembley Stadium, 1974

15 Marzo 1892, il Dio del football sedeva pensieroso nelle vaste e ariose aule del suo stadio celeste quando il suo sguardo, errante senza meta fra i verdi prati dei più disparati luoghi della terra, d’improvviso come attratto da un desiderio senza motivo, si posò immobile su di un prato, nel Mersey e lì immaginò.

E vide alte gradinate colme di tifosi, sentì voci orgogliose levarsi in cielo e unirsi in un unico possente ruggito capace di spaventare il più forte degli avversari e scorse furenti demoni di un rosso fiammeggiante solcare un verde prato increspato da venti sferzanti. Tutto questo immaginò e ne fu lieto e decise che il destino di quella casata sarebbe stato colmo di scontri epici e di vittorie e che le sue aule sarebbero state gonfie di trofei e medaglie e delle più alte onorificenze.

E decise che a quella casata sarebbero appartenuti i più fieri fra gli eroi e che essi avrebbero apportato grande gloria al suo progetto. E così fu. E venne Bill Shankly primo fra tutti nei suoi pensieri ed egli ne fu molto lieto e in esso infuse l’arte di vincere e il dono di saperla infondere nei suoi discendenti e così avvenne e per molti anni e numerose generazione le vittorie si sommarono e Anfield accolse grandi campioni e si cibò della loro classe e lucenti trofei adornarono le sue stanze. E tutto ciò ebbe compimento perché l’arte di vincere scorreva nel suo progetto. Vennero quindi Keegan, Dalglish, Rush e Souness, Neal, Whelan e  ancora Fowler, Barnes, Owen e molta gloria giunse a Liverpool e mai tale casata si dimenticò di possedere la più grande delle sue virtù: la capacità di prevaricare qualsiasi difficoltà e di vincere e conquistare sempre nuovi trofei.

Venne quindi Carragher e infine Gerrard e la discendenza fu conservata e la vittoria mai abbandonò le sponde del Mersey. Ma nel tempo qualcosa stava cambiando e il pensiero dapprima vivo e tangibile parve pian piano farsi sfuocato e guastarsi e la virtù un tempo così naturale e indissolubilmente congiunta al suo progetto, al Liverpool, poco a poco si discostò e la tensione generatasi fece si che molte delle cose immaginate nel progetto vennero mal comprese e interpretate e vennero aldilà del grande mare oscure presenze che guastarono il progetto assoggettandolo a voleri terreni e superficiali così che in principio le vittorie giunsero comunque ma la virtù si stava perdendo e a poco a poco la casata venne intaccata e la discendenza fu spezzata.

Il liverpool cadde in disgrazia, mai così vicino al debito e al fallimento. Ma nelle ceneri del progetto originale, ormai fredde e spente un piccolo tizzone permaneva fiero, inflessibile e da esso nuovo calore originò e si spanse a ramoscelli vicini e anno dopo anno, non senza grande fatica, il fuoco nacque e avvampò nuovamente e parve esserci nuova speranza e calore nel Mersey. E fu Suarez e Brendan Rodgers e dagli spalti ormai silenziosi si levarono nuovi canti e nuova gloria giunse e la virtù crebbe così che l’arte di vincere parve non essere ancora perduta. Ma così non fu perché per molti anni forze avverse avevano guastato giorno dopo giorno il progetto e il denaro aveva corrotto la virtù di questo sport e nessun trofeo si aggiunse. Ma nell’immagine del Dio del football e nel suo pensiero anche questo era stato calcolato e la discendenza spezzata ebbe un nuovo erede perché BR permane e in lui scorre il sapere dei grandi da Bill Shankly, Bob Pasley a Joe Fagan e di nuovo le aule di Anfield saranno colme di nuovi trofei perché l’arte di vincere è insita nel Liverpool e sempre lo sarà. Questo è il retaggio della casata più grande di tutte: Vincere. E un trofeo è lì, a portata di mano e demoni rossi si preparano a solcare i campi di Wembley e allora nessun avversario potrà niente.

YNWA, Jacopo Orofino

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