donazioni

Iscrizioni Liverpool Italian Branch

Annunci

OLSC Twitter
LFC Official Twitter
This Is Anfield
I Nostri Articoli

L’anno del Liverpool

Come noi nessuno #SixTimes liverpool

Mentre scrivo, da Queens Drive a Strand Street due bus portano in trionfo staff e giocatori del Liverpool per aver vinto la Champions League, dopo aver battuto 2 a 0 in finale il Tottenham  al Wanda Metropolitano di Madrid.

Si tratta della sesta volta che i reds arrivano sul tetto d’Europa e aggiungono questo prestigioso trofeo in una bacheca che conta 18 titoli nazionali, 7 FA Cup, 8 coppe di Lega, 3 coppe Uefa, 3 supercoppe europee e appunto 6 Champions League.

#SixTimes è infatti l’hashtag usato per raccontare sui social network una vittoria che è insieme dell’allenatore, dei giocatori e dei tifosi. Jürgen Klopp è approdato nel Merseyside nell’ottobre 2015 per guidare una squadra che era al decimo posto della Premier League e proporre il suo gegenpressing, fatto di pressing sul portatore di palla in qualsiasi zona del campo, passaggi di prima e attenzione alle linee di gioco. Prima di diventare campione d’Europa c’è stata una finale persa di Europa League e un’altra di Champions League ma ai tifosi la stagione 2018-2019 è apparsa fin dall’inizio diversa dalle altre.

In Premier League la squadra ha debuttato con sei vittorie consecutive, anche in seguito ha regalato prestazioni convincenti, come il 5 a 1 contro l’Arsenal, emozionanti come il derby di andata contro l’Everton e l’incredibile goal di Divock Origi al 96°minuto o rocambolesche come il 4 a 3 contro il Crystal Palace. Per tutta la durata del campionato c’è stata una corsa a due fatta di sorpassi continui con il Manchester City, una eterna gara terminata solo all’ultima giornata e con un solo punto di differenza 97 per i reds e 98 per i citizens, che hanno staccato Chelsea e Spurs, rispettivamente terzi e quarti a 72 e 71 punti. Nonostante l’inevitabile tristezza per un campionato perso per un solo punto, i reds hanno chiuso con una sola sconfitta, 89 goal segnati e solo 22 subiti. Hanno due dei primi tre marcatori, Sadio Manè e Momo Salah, entrambi a segno 22 volte e il miglior calciatore della Premier, Virgil van Dijk. Era dal 2005 che a un difensore non veniva dato questo riconoscimento e all’epoca venne dato a un certo John Terry.

Sotto la Travelling Kop a prendersi il giusto tributo

Sfumato il campionato, pareva inevitabile mollare anche in Champions. In Europa il Liverpool ha superato con non poche difficoltà il girone ma ha poi battuto nel doppio confronto i campioni di Germania del Bayern Monaco, il Porto e i campioni di Spagna del Barcellona. La doppia sfida con Messi & co. meriterebbe un racconto a parte. La gara di andata al Camp Nou, nonostante l’ottima prestazione, è terminata infatti 3 a 0 per i catalani, con goal dell’ex Suarez e doppietta dell’inarrivabile Messi. Ipotizzare il passaggio del turno era semplicemente da folli. Ad Anfield due dei tre titolari di attacco, ovvero Salah e Firmino, erano indisponibili. Tutto faceva pensare a un’uscita dalla competizione. Nel giro di pochi giorni i reds stavano per salutare la vetta della Premier League e la qualificazione in Champions League ma il calcio è imprevedibile. Per tutta la giornata della partita di ritorno i tifosi hanno atteso la squadra con cori e canti, di sera la Kop ha accompagnato i propri giocatori con un incoraggiamento continuo. Origi ha sbloccato al settimo minuto, nel secondo tempo ha risposto all’appello Wijnaldum con una doppietta. Il goal di Origi nel finale sull’astuto corner di Trent Alexander Arnold, ha evitato i supplementari e lanciato i reds in finale. Al termine della partita calciatori, staff e allenatore si sono abbracciati in fila davanti alla Kop cantando assieme You’ll never walk alone e regalando a tutti gli amanti del calcio un momento emozionante.

Un mare rosso per le strade della città

Tra il refrain demagogico secondo cui il calcio è solo denaro e la metafora ingenua che vede questo sport come una favola, c’è un altro modo di intendere le partite. Si tratta di un racconto collettivo, quello dei calciatori e delle loro storie e quello dei tifosi che ricorderanno per sempre dove erano mentre veniva segnato quel goal o veniva parato quel tiro. Quella del Liverpool è la vittoria di Henderson, criticato per non essere considerato all’altezza di portare la fascia da capitano e che è andato ad abbracciare in lacrime il padre malato dopo il fischio finale, è la vittoria di Trent Alexander Arnold nato nel 1998 proprio a Liverpool, è la vittoria di Salah, uscito piangendo nella finale dello scorso anno dopo uno scontro con Sergio Ramos, è la vittoria di Andrew Roberston, scozzese di Glasgow che ha dovuto faticare nelle serie minori prima di avere la sua vera occasione. È la vittoria di una squadra dove i tifosi vivono il calcio in maniera totale, in una città divisa tra quelli blu dell’Everton e quelli rossi del Liverpool, come le squadre di un biliardino.

di Giusy Russo

Comments

comments