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La vendetta è un 3-0 servito freddo

Too soon. È ancora troppo presto. Troppo presto per ritrovare chi è forte di averci tolto un sogno, un obiettivo. La ferita è ancora fresca; il ricordo troppo vivo.

Si torna a sorridere.

Si torna a sorridere.

Non c’è pace per i dannati. E i Reds sono all’Inferno, nel punto più basso in cui ci si possa trovare nel calcio. Non c’è tempo di leccarsi le ferite: è già ora di sfregarsi le mani e risalire, un passo per volta. Con le dita sanguinanti contro le pareti del baratro, issarsi verso la luce.

Ma è troppo presto. Domenica ci siamo allungati con tutte le nostre forze verso il primo titolo sotto Klopp, ma quando sentivamo di poterlo afferrare, ci è scivolato dalle mani.

“È troppo presto” ci hanno detto. Ce lo hanno così tante volte che abbiamo finito per crederci: “È troppo presto” abbiamo pensato. E ci siamo preparati a vedere una squadra sfiancata dalla fatica, dalle critiche, dalla delusione. Ci siamo preparati scuse silenziose, frasi di circostanza. Non per sfiducia, ma per proteggerci. Guardiamo la partita, sì, ma “Vada come vada”.

Vada come vada. Siamo tutti d’accordo. Beh, quasi tutti.

A non essere d’accordo è Adam Lallana. È il 33′ quando Adam prende palla sulla tre quarti, si gira e, vedendo una prateria di fronte a sé, decide di avanzare. Alza gli occhi. E mentre noi ripensiamo al rigore di Yaya Touré, Adam non pensa a nulla. Tira. Segna. Ad abbracciarlo va tutta la squadra. A bordo campo, Klopp sorride e sembra quasi commosso. Qualcosa, silenziosamente, si accende da qualche parte nel nostro petto.

Passa appena un pugno di minuti, noi stentiamo a credere che questa stessa identica partite, queste stesse identiche squadre, si siano affrontate appena tre giorni fa: è tutto troppo diverso. È troppo presto per essere così diverso.

Al 40′, Adam si guarda attorno e ci spiega che non è il solo ad essere d’accordo: serve di tacco Firmino che, al limite dell’area, inventa una traiettoria dal nulla per lasciare libero James Milner proprio davanti a Hart. James raccoglie l’invito, piazza in rete e firma il 2-0. Di nuovo, la squadra si stringe, e in noi nasce la voglia di stringerci a loro ancora una volta.

Ma è così angosciante, la vertigine delle alte aspettative. A questa squadra manca qualcosa. Il nostro tempo non è ancora questo. È ancora troppo presto. All’inizio del secondo tempo, una parte di noi, seppur soffocata con tutte le nostre forze, ci domanda quanto manca al tracollo. Quanti minuti ci lasceranno ancora fare, prima di punirci?

Ma al 56′, Adam si getta su un pallone apparentemente perso. Non ha possibilità di recuperare quel pallone. Ma lui decide di corrergli dietro lo stesso. Mentre noi ci chiedevamo se la difesa fosse rientrata, lui non aveva domande da porre, solo una certezza: quella palla va recuperata. E mentre strappa il possesso alla difesa del City, noi apriamo la bocca, e forse un sospiro ci riempie la gola con un “Oooh…” di incredulità. Quel calore, nel petto, cresce e ormai non possiamo più evitare di chiederci chi diavolo siamo, noi, per smettere di inseguire ogni causa persa. Adam tocca per Firmino, alla sua sinistra, e questa volta non c’è alcun fuorigioco, nessuna conclusione col corpo sbilanciato all’indietro, nessuna palla alle stelle: Roberto Firmino segna il 3-0. Nell’area dei tecnici, Klopp si alza, si volta verso la panchina del City e sferra un pugno alle paure, alle insicurezze, all’aria.

Spegnendo la televisione ed avviandoci verso il letto, accogliamo con malinconico affetto (come si saluta una vecchia amica) il pensiero che ci attraversa di sfuggita: “Beh, c’è ancora l’Europa League. E in campionato, chissà, non è mai detto nulla fino alla fine. E quest’estate… E l’anno prossimo…“.

E allora forse va bene così. Forse va bene illudersi e farsi male ancora e ancora e ancora, come sbucciarsi le ginocchia da bambini e tornare a cadere, sempre sulla stessa ferita prima che possa rimarginarsi del tutto. Forse non siamo fatti per cerotti e fasciature. Forse è giusto rialzarsi e continuare a correre dietro alle farfalle. O forse no.

Ma non ha senso chiederselo, quando ci è impossibile fare altrimenti.

 

 

 

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Una risposta a La vendetta è un 3-0 servito freddo

  • Ed ora sbattiamo fuori dall’EL gli altri odiosi di Manchester…come on !!!