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La brutta copia

 

Gomez, uno degli ultimi ad arrendersi

Diciamolo subito e molto chiaramente: è stato un brutto Liverpool e la vittoria del Napoli è stata meritata. Qualche piccolo rimpianto comunque esiste lo stesso, perché il gol
degli Azzurri è arrivato a un minuto dalla fine e perchè nonostante un dominio costante la squadra campana non ha creato molte palle gol, fatta eccezione per la traversa di Mertens che ha fatto da preludio alla segnatura di Insigne. Insomma Klopp stava per riuscire nell’intento di portar via dal San Paolo un punticino utile ai fini della classifica del girone.

Probabilmente uscire indenni era l’intento del tecnico tedesco a inizio partita; è sembrato piuttosto chiaro quando a un quarto d’ora dalla fine, conscio dell’evidente prestazione sottoritmo dei nostri, ha scelto di rinforzare il centrocampo con Fabinho piuttosto che dare vivacità all’attacco con Shaqiri.

Una scelta utilitaristica più o meno condivisibile che però non ha dato i frutti sperati, complice anche un Napoli ostinato e estremamente voglioso di riscattare il mezzo passo falso contro la Stella Rossa.
Ancelotti ha piazzato Maksimovic in difesa e Ruiz come esterno di centrocampo; una soluzione che ha messo ordine e distanze tra i reparti
e ha limitato i tagli e le geometrie del tridente d’attacco del Liverpool. Ne è venuta fuori una partita non troppo divertente e tatticamente bloccata nella prima frazione.

Le uniche due note: un tiro di Insigne finito a lato e l’infortunio di Keita, costretto ad uscire legato in barella sulla macchinina di trasporto; non troppo chiare le dinamiche ma le notizie del dopo partita
han parlato all’unisono di un malore e di conseguenti accertamenti. Ne sapremo di più.

Nel secondo tempo invece il Napoli ha innanzitutto corso di più; lento e impacciato invece il Liverpool, incapace di sia di tener palla sia di verticalizzare. La voglia di vincere ha premiato partenopei, bravi a capitalizzare l’occasione dell’ultimo istante, con Insigne lesto a buttarsi su un cross rasoterra di Callejon.

E’ senza dubbio la peggiore prestazione dei Reds dall’inizio della stagione. Nell’unica ulteriore sconfitta, quella in Coppa di Lega contro il Chelsea, si era comunque vista una squadra pimpante e soprattutto creativa in fase offensiva.
E’ quindi altrettanto evidente che il Liverpool visto nella notte di Fuorigrotta non è il vero Liverpool ma solo una accidentale, spenta brutta copia.
Questa sconfitta arriva nel momento giusto. Sia perché ancora abbondantemente rimediabile visti i prossimi due incroci con la Stella Rossa, anello debole del girone; sia perché è un giusto scossone per evitare voli pindarici e ritrovare la concentrazione in vista del big match di domenica contro il Manchester City.

Lo scontro ad Anfield contro i detentori del titolo chiuderà il ciclo terribile del Liverpool; affrontare Tottenham, Paris Saint Germain, il Chelsea due volte, Southampton e Napoli in soli 18 giorni non è proprio il più comodo dei calendari.
La mancanza di intensità sul terreno di gioco del San Paolo è anche figlia di questa intensa serie di partite; dopo il Manchester City, anche il calendario sarà più morbido. Per fortuna.

Intanto, ricominciamo già domenica. Up the Reds.

Dario Damico

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