donazioni

Iscrizioni Liverpool Italian Branch

Annunci

OLSC Twitter
LFC Official Twitter
This Is Anfield
I Nostri Articoli

GUERRA INDOLORE AL TEATRO DEI SOGNI… “NOSTRI”

 

Tutta la rabbia di Capitan Hendo per quello che alla fine è un pareggio che non accontenta le nostre ambizioni

Dopo una serie di lunghe attese tra una partita e l’altra, tra qualche incertezza di forma fisica e dubbi sull’11 da schierare, ma comunque in testa alla classifica della Premier League e con un ottavo di Champions League ampiamente aperto, il Liverpool si ritrova a scendere in campo nella partita più importante d’Inghilterra, contro la più acerrima delle rivali, contro quelli che non conoscono mezze misure quando ti affrontano. Non è mai stata una partita come le altre, è una di quelle che ti lasciano col mal di stomaco prima e dopo, qualsiasi sarà l’esito finale, ma che sanno regalare emozioni infinite che non si possono vivere da nessun’altra parte, se non in un contesto come quello di Anfield o, come nel caso di ieri, dell’Old Trafford. Un certo Alex Ferguson, ex allenatore decennale sulla panchina dello United, diceva sempre: “Our goal is to do better than them” (il nostro obiettivo è fare meglio di loro), frase che Ole Gunnar Solskjaer, attuale caretaker manager dei Red Devils, avrà sentito migliaia di volte negli spogliatoi. Questo spirito, che è sempre valso da entrambe le parti, viene messo sul terreno di gioco ogni qual volta Liverpool e Manchester United si trovano di fronte, col fuoco negli occhi, con la voglia di vincere e, più spesso, col “terrore” di essere sconfitti, sensazione che i tifosi trasmettono da sempre ai giocatori in campo.

Il prodigioso intervento di Alisson su Lingard

La partita di ieri rappresentava un’occasione per entrambe le squadre, che hanno obiettivi differenti ma necessità di dimostrare qualcosa alle rivali: il Manchester United deve raggiungere la prossima Champions League e occupa al momento il quarto posto della classifica, mentre il Liverpool, primo con 65 punti alla vigilia, sogna di riportare ad Anfield il titolo, quel campionato che manca da 29 anni ormai, troppi. Ieri poteva essere una partita che ci avrebbe fatto sognare davvero, sognare una realtà che può concretizzarsi si, ma può sgretolarsi in un attimo, come fosse appesa ad un filo che negli anni è stato sempre troppo fragile. Klopp schiera una formazione abbastanza annunciata, con la sorpresa (ma neanche troppo) di mettere in campo Milner al posto di Alexander Arnold come terzino destro, resta in panchina Keita. Sono i Reds a fare la partita, ma l’occasione più importante capita a Lingard, il quale si trova a fronteggiare Alisson, ma nel tentativo di saltarlo viene brillantemente stoppato dal portiere brasiliano, salvataggio che vale un gol. Non accade molto altro nei 90’, anzi sono i primi 45’ a fare più rumore e non per via di gol o azioni importanti, ma per le 4 sostituzioni adoperate dai due manager, 3 per lo United e 1 per il Liverpool, tutti infortuni che costringono Mata, Lingard, Herrera e Firmino ad abbandonare il Derby d’Inghilterra dopo neanche mezza partita. Un brutto Derby al teatro dei sogni, scialbo, senza spettacolo, agonistico si, ma senza aver lasciato alcun segno, come tutti ci auguravamo.

Momo Salah… Ancora una volta non riesce ad incidere in un match contro lo United

Per gli uomini di Klopp, come si è visto anche dalla sua espressione a fine partita, questa è senza dubbio un’occasione mancata, una chance per dimostrare al Manchester City, nostri rivali per la corsa alla Premier League, che il Liverpool non ha paura, che è lì solo per vincere il titolo e non per fare i conti sulle partite rimanenti delle due/tre pretendenti. A 11 giornate dalla fine, e non è capitato molto spesso negli ultimi anni, siamo in testa! 1 punto di vantaggio è nulla, è quasi da non considerarsi nemmeno, ma c’è la certezza matematica di potersela giocare a viso aperto, come sappiamo fare noi, senza la presunzione di partire già vincitori e con lo stomaco infuocato dalla voglia di surclassare l’avversario, che mercoledì sera sarà il Watford di Javi Gracia, a casa nostra. Sognare si può, credere nei sogni anche, ma guai a lasciarsi ammaliare da essi, ci siamo cascati troppe volte. Mercoledì sera sarà una partita ancora più importante, e lo saranno tutte, fino al 12 Maggio 2019. COYR

di Aldo Meola

Comments

comments