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This Is Anfield
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Fairytale of Anfield.

The Egyptian King

Ci sono partite che lasciano un sapore speciale, semplicemente per come sono andate. Non solo per il risultato ma innanzitutto per lo svolgimento; per quel palpito costante che accompagna e scandisce i novanta minuti più recupero come un metronomo. Oggi, ad Anfield, è stato proprio così.
Per la complessità del match, per la forza dell’avversario, per la posta in palio e per quell’assurdo incastro di risultati così simile a quel famoso Liverpool-Olympiakos del 2004, quando un bolide celestiale di Steven Gerrard aprì la strada verso le porte della differenza reti e del paradiso. E’stato così per l’intensità, inoltre: i ritmi frenetici di Liverpool e Napoli hanno alzato il livello del match e lo hanno reso vibrante, meraviglioso agli occhi di chi ama un calcio di impeto, cuore e sudore, magari non sempre perfetto tecnicamente ma che compensa i limiti con l’ardore e l’energia. E infine anche per la cronostoria di questa partita che parte dalla strana combinazione che obbliga i Reds a vincere, li premia con una vittoria di misura ma allo stesso tempo li costringe al doppio scarto in caso di gol subito. Il Liverpool, per far questo, rispolvera una vecchia e cara dote mancata terribilmente nelle infauste notti del San Paolo e di Belgrado: la corsa.
Una corsa costante, corretta, che occupa il campo e intimorisce il Napoli costringendolo ad uno scontro assai differente rispetto ai tatticismi lenti della partita di andata. Un Anfield finalmente rabbioso fa altrettanto la sua parte e spinge Salah verso il gol del vantaggio: ancora l’egiziano, dopo i tre di Bournemouth, con un movimento così simile a quelli dell’alieno della scorsa stagione. Il secondo tempo è strano. Il Napoli si butta in avanti alla ricerca di quel gol che costringerebbe il Liverpool ad arrivare a tre; gioca la sua partita ma non crea occasioni nitide. Merito di un Virgil Van Dijk strepitoso che dirige la difesa e come un gigante stritola i dubbi sul valore del suo acquisto più che oneroso a quei pochi ancora scettici. 

Forza Liverpool

Merito di una linea di centrocampo perfetta negli equilibri,tra i tambureggianti Milner e Wjinaldum e un Henderson pratico e ordinato. In avanti, con gli spazi aperti lasciati dagli uomini di Ancelotti, le occasioni da gol non si contano; ed è una serie incredibile di gol mangiati (da Manè, in primis) che lasciano aperta la partita, alzano la tensione e regalano all’immaginazione gli amari presagi della classica legge del calcio. Dolorose premonizioni che a una manciata di minuti stavano pure per avverarsi: a spazzarle via è il signor Alisson che impatta il tiro a tu per tu di Milik e si erge a eroe di questo martedì con una sola parata ma decisiva; di quelle che fanno la differenza tra un portiere normale e un campione tra i pali. Il Natale è alle porte e siamo in piena corsa: qualificati in Champions in un girone di ferro e primi in Premier League. Non credo esista un solo tifoso del Liverpool che non avrebbe firmato per essere in questa situazione, a metà dicembre. C’è stato qualche incidente di percorso ed è chiaro che c’è ancora margine per migliorare; lo sappiamo tutti noi e lo sa Klopp. I segnali e gli effetti di una maturità di squadra che solletica le fantasie più desiderate si moltiplicano di giorno e in giorno.
Restiamo qui, ad occhi aperti. A sogni aperti.

di Dario Damico

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