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Origi, l’uomo dei gol fatali.

Dopo l’incredibile 3-0 dell’andata, uno dei risultati più bugiardi dell’anno, i Reds stasera erano chiamati ad un autentico miracolo. Difficile rimontare questo risultato per vari motivi: la forza dell’avversario, le assenze pesantissime e l’ostilità degli dèi, che perseguita il Liverpool ormai da anni. L’atmosfera di Anfield è sempre quella delle magiche serate di Champions e la visione di Mario Dijninski, inquadrato durante il you’ll never walk alone, ci consola il cuore ferito. Jurgen Klopp, sorridente nel tunnel che precede l’ingresso in campo, schiera i seguenti 11: Alisson, coppia centrale Matip-Van Dijk, Arnold e Robertson terzini, Fabinho, Milner ed Hendo a centrocampo e Origi e Shaquiri che affiancano Manè in attacco. Parte subito forte il Liverpool e dopo soli 50 secondi Manè serve Shaquiri in area, ma il tiro dello svizzero è da dimenticare. Al minuto però 7 però i Reds vanno in vantaggio: lancio di , un difensore spagnolo fa un retropassaggio di testa suicida che innesca Manè, palla ad Hendo che tira quasi a colpo sicuro e Ter Stegen respinge sui piedi di Origi che insacca. Prova a reagire il Barca con Messi, che al minuto 13 impegna Alisson in una parata non semplice. Al minuto 17 altra accelerazione di Messi, che serve Coutinho, il brasiliano di piatto prova a metterla in buca d’angolo, ma Alisson è di nuovo reattivo. Da questo momento in poi la gara è molto equilibrata e non si registrano grandi occasioni, tranne nei secondi finali del recupero, quando Messi innesca Jordi Alba che, sul filo del fuorigioco, entra in area ma viene fermato da un’ottima e tempestiva uscita di Alisson che gli sbarra la via del gol. Si chiude un bel primo tempo con i Reds in vantaggio. Inizia la ripresa con Suarez che prova i riflessi di Alisson, ma in due minuti accade l’incredibile: Wijnaldum prima insacca il gol del 2-0 su splendido assist dalla destra di Arnold e due minuti dopo stacca di testa su cross di Shaquiri e segna il gol dell’incredibile 3-0 che manda in estasi Anfield. Il miracolo inizia a materializzarsi, un’altra magica notte di Anfield inizia a profilarsi, un’altra, l’ennesima in cui il nostro fascino sprigiona tutta la sua straordinaria potenza. Per i successivi 20 minuti i nostri splendidi ragazzi riescono anche a mantenere i nervi saldi non spingendosi all’assalto come il pubblico avrebbe voluto, ma sanno gestire, perché sanno che aprire troppi spazi sarebbe letale e beffardo. Difendiamo bene, attacchiamo con criterio e aggrediamo l’avversario in ogni zona del campo. L’attesa del compiersi definitivo del miracolo crea un’atmosfera sospesa, surreale, in cui attendiamo un episodio, l’episodio che trasformi la realtà in leggenda e l’episodio arriva, arriva al minuto 79. Guadagniamo un corner, su cui i giocatori spagnoli incredibilmente si addormentano, pensando ad un fuorigioco, agli dèi di Anfield che tuonano o ai supplementari, forse non lo sapremo mai, ma Arnold approfitta del loro sonno e serve un assist comodo comodo ad Origi, l’uomo della provvidenza, che ringrazia, insacca e manda in delirio non solo Anfield, ma l’intero mondo degli appassionati di calcio, che balzano dalla poltrona in ogni angolo della terra e strabiliano di fronte al miracolo rosso. Gli ultimi minuti, soprattutto i 5 di recupero, sono di una sofferenza indicibile, ma passano, passano e l’arbitro fischia la fine. Io inizio a piangere come una fontana, perdo la lucidità, tutto il resto è leggenda. Avanti ragazzi, il 1 giugno c’è un appuntamento con la storia.
Armando Todino

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