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Cinquantaquattro meno sette

Daniel Agger sul mio Desktop.

Un tifoso del Liverpool lo sa. Sa che è troppo presto per parlare. Conosce il timore nel doverlo solo nominare. “La vittoria della Premier”, è un titolo che manca ad Anfield da troppo tempo per potersi illudere così. Siamo solo a Gennaio. E già troppa gente ti ha sbattuto in faccia come negli ultimi ventinove anni, per sole due volte la squadra campione d’inverno non si è portata a casa il campionato ed entrambe le volte era proprio il tuo Liverpool. Te l’ha ricordato senza pietà alcuna, tirando fuori dalla tasca lo smartphone con tanto di foto di quella che ormai è per ogni tifoso Reds “quella maledetta scivolata”. Ebbene si, proprio quella di Steven contro il Chelsea. E allora vai di scongiuri e spergiuri e riti scaramantici (si tranquilli, sono ammessi anche quelli poco eleganti. Soprattutto direi!). Klopp per molti è quello che le finali le perde e Karius basta per ricordarti che di drammi sportivi siamo fin troppo pratici. Okay, adesso basta. Le chiacchiere da bar sono servite solo a farmi odiare e maledire un po’, ma soprattutto per far tornare chi si fosse anche solo azzardato a spingersi un po’ oltre, con i piedi per terra.
Domani la Premier riparte anche da quella riva della Mersey e l’audace Liverpool di Klopp, si troverà di fronte il più temibile degli avversari. Gli undici di Guardiola sono, sulla carta, i favoriti a portarsi a casa il campionato, tolta la battuta d’arresto subita. Lo dimostra il vantaggio guadagnato sin da subito, sin dalla partenza del campionato. Vantaggio che i Reds hanno accorciato, mangiato, afferrato. E hanno fatto loro. Lo scontro all’Etihad è di cruciale importanza per un’annata ancora aperta, ma ripartire dalla vetta della classifica è davvero un po’ sognare. E se la scaramanzia, il calcio, il Liverpool stesso, ci insegnano che è prematuro sentirsi dei vincenti. Noi rispondiamo che è troppo presto, vero. Ma non per crederci… Quello no! C’abbiamo creduto da settimi in classifica, ci abbiamo creduto sempre. Lo spirito ardito e battagliero è ciò che contraddistingue il tifoso Reds da tutti gli altri. Sono seduta sul mio divano con mio padre raffreddato che tra un rantolo di tosse ed un altro, mentre ingurgita caramelle al mentolo, guarda l’ispettore Barnaby. Fuori fa freddo e io bevo il mio latte caldo. Solita routine, soliti attimi di vita vissuta. Quasi monotonia. Amabile monotonia. Ed è proprio in quel momento che facebook mi propone un articolo, non quello del Liverpool che da campione d’inverno imperterrito perde. No. Uno scritto che rievoca e racconta di Daniel Agger, un vichingo, un lottatore, un metro e novantuno di fedeltà e virtù. Daniel è il calciatore che più incarna lo spirito del Liverpool, lo spirito di Liverpool, lo spirito di Anfield. Ed è vero che chiunque, in quella città nel nord ovest dell’Inghilterra, lo ricorda con commozione. Io ho un debole per il possessore di quella mano con stampate quelle quattro lettere “YNWA” si sa, ma credo di voler cogliere in questa casualità, visto che non ricorre nessun anniversario particolare per il bel Danese, un segno premonitore e, allora, che sia di buon auspicio! Perché la partita di domani, non mi stancherò mai di dirlo, conta molto, perché la partita di domani non darà delle risposte, ma probabilmente eliminerà qualche domanda. Oggi ero a lavoro, e qualcuno diceva che un buon narratore di parole scritte, deve sempre avere una penna in tasca ed un taccuino perché l’ispirazione è imprevedibile, arriva così, a sprazzi e dovunque. E forse è vero. Perché oggi avrei voluto scrivere molto ed avrei trovato mille spunti da cui partire e proseguire. Ma ora è già tardi, io sento la stanchezza del rientro dalle ferie, e il divano mi abbraccia lieve. Ma costante. Eppure in testa ho solo “cinquantaquattro meno sette”. I primi, i nostri punti in classifica, la sottrazione, per ottenere quelli dei ragazzi di Pep. Allora mi dico che in fondo beh, non rischiamo niente. Mi tranquillizzo. Ma so che vincere è quello che voglio. Lo voglio io, Klopp, i fab three che sono rimasti tali pur avendo perso il quarto, il giovane Robertson, la manna Alisson.

Bobby Firmino festeggiato dopo la tripletta ai Gunners.

La Kop tutta, brama il primo regalo del 2019. E tra i vaneggi di una notte iniziata troppo presto, con la neve che comincia a scendere lieve e che non si poserà neanche a terra, rammento che qualche tempo fa, neanche troppo lontano dai ricordi, l’inizio di un nuovo anno ci portò la triste novella dell’addio del capitano, e se è allora vero che il Karma ripaga, potrebbe incominciare con una vittoria a casa del Kun. Potrebbe iniziare domani. Cinquantaquattro meno sette. E Guardiola dice che siamo la squadra migliore del mondo. Cinquantaquattro meno sette. Lo sappiamo, ma questa sorta di scongiuro per esorcizzare la vittoria è fin troppo conosciuto.

Cinquantaquattro meno sette. Bevo l’ultimo sorso del mio latte.
Cinquantaquattro meno sette. Il pigiama a righe di mio padre non è più così nitido.
Cinquantaquattro meno sette. Le voci del televisore sono sempre più lontane.
Cinquantaquattro meno sette. Comincio a sentire gli occhi che si chiudono.
Cinquantaquattro meno sette. Beh, già questo è un bel regalo.

di Anna Cencia

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