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Analisi della situazione del Liverpool.

Dopo la roboante vittoria contro il Porto in Champions League che ha galvanizzato moltissimi tifosi Reds, ci attende una pausa di dieci giorni prima del prossimo match. C’è, dunque, il tempo per sedersi un attimo a riflettere, a questo punto cruciale della stagione, sull’attuale situazione della nostra amata squadra. La prima cosa che si deve osservare per valutare l’andamento della stagione di una squadra sono i risultati momentaneamente conseguiti. A metà febbraio siamo terzi in premier league con 54 punti, abbiamo ipotecato il passaggio ai quarti di champions league e siamo usciti quasi subito dalle coppe nazionali. Per interpretare questi fatti bisogna, innanzitutto, ritornare ad inizio stagione e vedere quali erano le aspettative e gli obiettivi posti dalla società. Il board ha dato a Klopp l’obiettivo minimo di confermare la propria posizione nella top 4 e arrivare alle fasi finali della champions, mentre obiettivi specifici per le coppe nazionali non erano previsti. Il terzo posto in premier e l’ormai probabile accesso ai quarti di finale sono in linea con le aspettative della società. Tutt’altra storia è quella delle coppe nazionali, che vedono i reds uscire malamente nella Carabao Cup alla prima partita e in fa cup al quarto turno (cioè al secondo match). Proviamo a scendere in profondità nell’analisi e guardiamo il nostro cammino in premier:

L'andamento dei Reds

L’andamento dei Reds

L’inizio del campionato è stato difficile. Dopo le pesanti sconfitte all’Ethiad e a Wembley siamo finiti in nona posizione con una tifoseria demoralizzata e una squadra che faticava a trovare il giusto equilibrio e la vittoria. Dalla decima giornata in poi, però, c’è stato un cambio di marcia. Sono, infatti, arrivate 12 vittorie, 5 pareggi e una sconfitta. Questa striscia di risultati ci ha visti ritornare, in modo stabile, al quarto posto nel mese di dicembre, per poi salire al terzo a gennaio/febbraio.

 

La classifica attuale dopo 27 giornate

La classifica attuale dopo 27 giornate

I dati ci dicono che perdiamo meno ma pareggiamo troppo rispetto alle altre squadre che si contendono la top 4 (United, Chelsea e Tottenham). I 61 gol fatti sono un risultato ragguardevole ma quei 31 gol subiti rimangono un impedimento grosso per qualsiasi squadra che ambisca a vincere la premier (le statistiche dicono che sono le squadre con le difese migliori a vincere i campionati). Le nostre deficienze difensive non dovrebbero comunque precluderci la speranza di raggiungere un quarto posto.

 

 

 

Home Form

 

Away Form

Il confronto tra prestazioni in casa e fuori casa ci mostra che il problema dei numerosi pareggi avviene, inaspettatamente, ad Anfield. Il quasi 50% delle partite in casa le abbiamo pareggiate (6/13). Il lato positivo, però, è che ad Anfield subiamo pochissimi gol (fino a dicembre ne avevamo subiti solo 3) e non abbiamo mai perso. Fuori casa, invece, registriamo un buon andamento con 27 punti in 14 partite. Il primato di 34 gol in 14 partite segnati in altri stadi è davvero impressionante, tuttavia 22 gol subiti sono troppi (quasi 10 in più rispetto alle rivali). Decisamente troppi. Ora, invece, proviamo a vedere nel corso degli ultimi 10 anni la nostra posizione in campionato dopo 27 partite:

Alla 27° giornata gli ultimi 10 anni

I dati significativi che possiamo trarre da questa tabella sono due. Il primo è che Klopp ha migliorato la classifica di 2 punti dopo 27 partite rispetto allo scorso anno, risultato importante alla luce dell’impegno europeo assente lo scorso anno (si consideri che l’assenza della champions ha costituito un fattore cruciale nella vittoria delle ultime due premier e quindi un fattore di maggior accumulo di punti). Il secondo, quello più interessante, è che il manager tedesco ci sta portando con costanza a punteggi da top 4. La costanza è un elemento che è mancato a tutti gli allenatori del Liverpool negli ultimi 10 anni. Dopo risultati strabilianti sono seguite stagioni mediocri, si prendano ad esempio le stagioni 2008/09 di Benitez e 2013/14 Rodgers che ci hanno fatto sognare per poi farci risprofondare, poco dopo, nella mid-table. Su questo aspetto della costanza vorrei esprimere una mia considerazione personale. Sono fermamente convinto che prima di tornare vincere trofei importanti dobbiamo essere costanti nel finire la stagione nella top 4. In primo luogo perché così facendo si attirano i giocatori più forti e, in secondo luogo, perché la costanza è quella che ti porta ad essere vincente. Questo mio ragionamento parte dal presupposto che il tornare a vincere è un percorso graduale. E’ difficile pensare di poter passare dal 6° posto alla vittoria della premier da una stagione all’altra. Un tale exploit lo riterrei un caso, non il frutto di una pianificazione ponderata. Prima di arrivare a vincere la premier, partendo dalla posizione di metà classifica di qualche stagione fa, ci si deve prima consolidare nella top 4 e, poi, progressivamente rinforzarsi per dare l’assalto al titolo. Se Klopp riuscisse a portarci ancora al quarto posto lo vedrei come un risultato importantissimo e una progressione rispetto all’anno passato. Finiti di analizzare i dati della premier possiamo passare al capitolo Champions League. La “nostra competizione per eccellenza” ci è stata particolarmente favorevole dal punto di vista dei sorteggi. Siviglia, Hoffenheim, Spartak Mosca, Maribor e Porto sono stati avversari non proprio irresistibili.

Il girone di Champions

Insomma, era un dovere passare il girone e arrivare ai quarti contro queste squadre.

Con 12 punti, 23 gol segnati e 6 subiti in 6 partite e il primato nel girone, l’obiettivo è stato raggiunto in modo abbastanza soddisfacente. Le partite col Siviglia sono state particolarmente frustranti per come abbiamo buttato via il risultato, ma nelle altre abbiamo messo in campo delle prestazioni solide. Con 28 gol in 7 partite siamo il miglior attacco della champions. Abbiamo tre giocatori (Firmino, Salah, Manè) nella top 3 dei migliori marcatori della competizione e il miglior assist man (James Milner con 7 assist, 3 in più di De Bruyne). La cosa più importante è che era dal 2008/09 che non arrivavamo alle fasi finali della champions league. Un altro segnale che mostra un miglioramento rispetto al recente passato. Per quanto riguarda le coppe nazionali, invece, le statistiche ci dicono che abbiamo fatto male. Non serve tirare fuori molti numeri, bastano i risultati e le relative conseguenze negative. Uscire al primo turno della Carabao cup ha impedito di far fare esperienza a giovani giocatori come Grujic, Woodburn, Ejaria e Ward. L’uscita al quarto turno di fa cup in casa con l’ultima in classifica è stato un momento di totale sbandamento che ci ha tolto l’unica possibilità concreta di alzare un trofeo in questa stagione. Tuttavia, anche qui mi ritaglio, un piccolo spazio per esprimere una convinzione personale. Uscire dalle coppe, per quanto fastidioso sia, non è così catastrofico. Innanzitutto, vista la lunghezza e la qualità della nostra panchina, soprattutto dopo la dipartita di Coutinho e la prospettiva di proseguire il percorso in champions, non abbiamo la capacità di competere in modo adeguato su tre fronti contemporaneamente. Inoltre, non sono persuaso dalla convinzione diffusa in Inghilterra per cui è importante vincere trofei, come le coppe nazionali, al fine di costruire una mentalità vincente. Redknapp, ad esempio, tra un quarto posto e una fa cup riterrebbe preferibile vincere quest’ultima. Tuttavia se guardiamo l’Arsenal, vincitrice di diverse fa cup negli ultimi anni, non possiamo certo affermare che queste vittorie abbiano costituito il trampolino di lancio per il conseguimento di successi in campionato o in Europa. Il discorso, a mio avviso, regge solo se i trofei che vinci sono titoli o champions, questi creano la mentalità vincente, non le coppe nazionali. Inoltre i giocatori forti e ambiziosi sono attratti da società che come minimo giocano in champions o, ancora meglio, da squadre che vincono periodicamente titoli, non fa cup. Non voglio affermare che è un bene essere usciti dalla fa cup, ma diciamo che la cosa non mi affligge più di tanto. Fatta un’analisi dei risultati ottenuti attraverso la visione delle statistiche, passo, ora, a delle considerazioni più personali sul mercato, sulla prestazione della squadra e sulle scelte manageriali. 

Il mercato

Il mercato è stato una componente chiave di questa stagione e potrebbe determinarne gli esiti. Partiamo dall’estate. Tre erano gli obiettivi principali: Salah, Van Dijk e Keita. Il primo è arrivato senza troppi problemi e si può parlare di un assoluto affare, viste le prestazioni in campo dell’egiziano. Il caso Van Dijk è stato fonte di imbarazzo per la società che ha parlato col giocatore prima di avere il permesso dei Saints, in violazione delle regole, causando l’ira del Southampton. Dell’olandese c’era indubbiamente bisogno vista l’assenza di leadership in difesa. Keita, invece, arriverà solo nel luglio 2018, nonostante le offerte faraoniche proposte al Leipzig. Si può considerare anche questa un’occasione mancata, perché di Keita avremmo avuto bisogno in questa stagione.

Il ruolo di terzino sinistro era un’altra posizione da rinforzare ed è stato acquistato lo sconosciuto Andrew Robertson, il quale, sorprendentemente, sta garantendo solidità ad una difesa che, fino a poco tempo fa, si era dovuta affidare all’erratico Moreno. Oxlade-chamberlain, infine, è arrivato durante l’ultimo giorno di mercato per rinforzare il centrocampo. Klopp non ne aveva fatto una priorità, ma se si fosse presentata l’occasione aveva chiesto alla dirigenza di provare ad acquistarlo.

Sul capitolo “entrate” bisogna sottolineare come in molti, tra pundits e tifosi, credevano che anche il ruolo di portiere dovesse essere migliorato con un acquisto di livello, ma Klopp era di altro avviso. Sul versante “cessioni” si è monetizzato con alcune cessioni come quelle di Lucas e Sakho. In particolare per il secondo si tratta di un vero “furto”, avendo venduto il mediocre difensore per circa 25 mln di sterline (7 in più di quanto era stato pagato nel 2013). La resistenza nel tenere Coutinho è stata stoica, considerando l’approccio aggressivo del Barcellona, e sicuramente fino a gennaio la scelta ha pagato. Il mercato di gennaio, invece, si è aperto con l’arrivo di Van Dijk per 75 mln di sterline, ma è finito con la cessione di Coutinho per 150 mln di euro. L’acquisto del gigante olandese è stato il rimedio agli errori estivi e ha garantito a Klopp un leader difensivo di cui il Liverpool aveva estremamente bisogno. Se Van Dijk ha mandato i tifosi al settimo cielo, la cessione di Coutinho li ha fatti tornare con i piedi per terra. Lasciar andare via il piccolo mago a gennaio è stata una scelta che può trovare solo delle ragioni di spogliatoio che noi non conosciamo, altrimenti si faticherebbe a capire il senso di tale mossa di mercato. Privarci di uno dei talismani della squadra in piena corsa per il quarto posto e con le fasi finali della champions alle porte è un azzardo. Un altro evento significativo potrebbe essere considerato il prestito di Sturridge al WBA, ma il talentuoso inglese negli ultimi anni è diventato sempre più una figura secondaria nel Liverpool di Klopp e la sua partenza, personalmente, non cambia la qualità della nostra rosa (dopo 3 partite è si è infortunato col Chelsea). Tirando le somme sul mercato del Liverpool, possiamo affermare con abbastanza tranquillità che è stato frustrante. I nomi che Klopp voleva e che ci avrebbero fatto fare il salto di qualità non sono arrivati tutti subito: alcuni in estate, un altro a gennaio e l’ultimo arriverà a luglio. Inoltre, quando è stato fatto il super acquisto in difesa, che faceva sperare in una seconda parte della stagione stellare, ecco che arriva la cessione di Coutinho, come se il Liverpool fosse destinato a non diventare mai una squadra completa in ogni suo settore. Abbiamo imparato che Klopp sceglie di investire il denaro solo sui giocatori che lui pensa possano far fare il salto di qualità alla squadra. Se quest’ultimi non sono disponibili, preferisce fidarsi della squadra che ha a disposizione. La strategia del nostro manager è rischiosa, benché abbia risvolti positivi sul bilancio societario e sullo spogliatoio. Il Liverpool, infatti, in alcuni momenti della stagione, soprattutto all’inizio, ha dato l’impressione di non essere attrezzata per raggiungere gli obiettivi posti dalla società. Tuttavia, nonostante la squadra necessiti di rinforzi in alcuni ruoli, il Liverpool è ancora in piena corsa per la top 4 e i quarti di champions. Bisogna dare merito a Klopp di averci resi competitivi, finora, nonostante due sessioni di mercato non esaltanti.

La squadra e le sue prestazioni

Il reparto difensivo anche quest’anno non ha brillato molto. Dopo 27 partite abbiamo subito 31 gol e siamo la sesta migliore difesa della premier. In champions il segnale d’allarme è rappresentato dai 5 gol, non proprio irresistibili, concessi al Siviglia tra partita di andata e di ritorno. I motivi di tale situazione dipendono, a mio modesto avviso, da tre ragioni principali.

La prima è la mancanza di giocatori adeguati. Lovren e Matip, i titolari di inizio stagione, non hanno convinto, essendo stati incostanti nelle prestazioni e commettendo diversi errori individuali. Bisogna tenere conto che entrambi non sono dotati di leadership e, Lovren in particolare, aveva convinto il Liverpool a comprarlo perché giocava vicino a Fonte un difensore che comandava la linea difensiva, lasciando al croato il compito di limitarsi alle cose essenziali. L’arrivo di Van Dijk sembra confermare questa cosa. Le prestazioni di Lovren vicino a Van Dijk sono incoraggianti. Questo, però, non vuol dire che Lovren e Matip siano diventati d’improvviso fenomeni, ma che, con un leader come partner in difesa, sono meno esposti a pressioni e non devono svolgere un ruolo che non sono capaci di interpretare. Gomez e Arnold in difesa hanno fatto bene, considerata l’età, ma sono ancora giovani e soggetti a errori. In particolare Gomez ha regalato un paio di gol agli avversari per inesperienza (vedi contro Arsenal, Burnley e City). Alberto Moreno non ha giocato male prima dell’infortunio, ma la sua indisciplina difensiva creava sempre scompiglio a una difesa già di per sé non solida. L’arrivo di Van Dijk e l’introduzione di Robertson al posto del terzino spagnolo sembra aver dato una rinnovata sicurezza al reparto arretrato. Per verificare se ciò corrisponde al vero, bisognerà aspettare la fine della stagione e vedere se la solidità difensiva sarà garantita ogni settimana. I segnali sembrano buoni però! La seconda ragione è l’assenza di un centrocampista difensivo. Henderson e Can sono adattati al ruolo e spesso il centrocampo lascia troppo spazio sé e la linea dei difensori, facendo sì che gli avversari possano mettere maggiore pressione alla nostra difesa. In generale il nostro centrocampo non garantisce grande copertura alla nostra retroguardia.

La terza è stata l’approccio eccessivamente offensivo di Klopp a inizio stagione. Se Conte ha vinto l’ultima premier giocando con 5 giocatori che attaccano e 5 che difendono col 3-4-3, noi ci trovavamo spesso con solo 2 o 3 giocatori a difendere, ad esempio, un contropiede. Il cambio tattico dopo la sconfitta col Tottenham ha ridotto questa problematica. I terzini, ad esempio, non salgono più entrambi fino all’area avversaria. Tuttavia è fisiologico che una squadra votata all’attacco come la nostra si esponga a subire più gol. Si deve, comunque, far meglio in fase difensiva se si vuole puntare a vincere il titolo. Il centrocampo quest’anno è stato incostante, alternando prestazioni sublimi (vedi la partita con il City) ad altre disastrose (vedi contro l’Arsenal o Swansea). L’incapacità di “game management” è forse il difetto principale che ci ha impedito di vincere diverse partite o, comunque, di vincere senza soffrire inutilmente. L’assenza di un holding midfielder che detti i tempi di gioco è una situazione che deve essere aggiustata in estate. Serve, a mio giudizio, un giocatore con questo profilo oltre a Keita. Il nostro centrocampo, inoltre, è composto da molti giocatori simili per caratteristiche. Sono tutti bravi a fare il gegenpressing di Klopp, ma non puoi farlo sempre per ’90 minuti per tutte le partite. In alcune, ad esempio, ci si troverà davanti squadre che si chiudono a riccio e ti servono giocatori che dribblano o abbiano il killer pass, ma solo Coutinho aveva queste caratteristiche (e in parte Lallana che, però, è stato quasi sempre infortunato). Keita potrebbe dare un buon contributo in termini di creatività e di dribbling. Insomma, al momento, abbiamo dei buoni centrocampisti (nessun world class) che però funzionano bene contro le squadre che ci attaccano e fanno più fatica a contro quelle che si barricano in difesa. Le prestazioni migliori le facciamo quando sono gli avversari a fare possesso palla e noi giochiamo col pressing alto e contropiede veloce. Di solito, quando siamo noi a dover fare possesso o non siamo capaci di imprimere molta velocità al gioco contro difese schierate, o fatichiamo ad “addormentare” la partita quando siamo in vantaggio. L’arrivo di Keita e di un giocatore come Wanyama, ad esempio, darebbero il giusto equilibrio e qualità alla squadra. Per quanto riguarda l’attacco c’è poco da dire: 99 gol fatti e siamo a metà febbraio. Salah è un fenomeno puro, Firmino pure, Manè sta recuperando la forma dello scorso anno e l’assenza di Coutinho, per il momento, non si sente affatto. La prestazione contro il Porto dimostra che abbiamo un tridente tra i più forti d’Europa e speriamo rimanga al Liverpool per il maggior tempo possibile. Però un paio di parole le vorrei spendere per Firmino. Molte volte ho sentito critiche, anche da ex giocatori del Liverpool, sul fatto che avremmo bisogno di una punta centrale da 30 gol a stagione e questa sembra una convinzione abbastanza diffusa. Ecco, voglio mostrare queste statistiche di Bobby Firmino:

 

Le sorprendenti statistiche di Firmino.

 

E non solo come reti ed assist.

Se partiamo dal fatto che Salah è quello che fa i 30 gol a stagione, Firmino sembra essere il suo partner perfetto. Il suo lavoro per gli altri è encomiabile e i 12 gol in premier (20 in tutte le competizioni), inoltre, sono risultati da punta prolifica.

Le scelte manageriali

Volgendo l’attenzione alle scelte manageriali di Klopp due sono, a mio avviso, le decisioni più importanti di quest’anno: il cambio di modulo e la rotazione dei portieri.

All’inizio della stagione Klopp ha riproposto il 4-3-3 dello scorso anno, ma i risultati positivi a inizio campionato scarseggiavano. Sicuramente le prestazioni sotto tono di molti giocatori hanno inciso negativamente sul funzionamento del modulo, ma l’assenza di equilibrio nella formazione era evidente e ciò produceva ulteriore instabilità nel reparto difensivo. L’esigenza di far giocare i “fab four” tutti assieme spostava il baricentro della squadra molto in avanti e, tenendo presente che gli interni di centrocampo nel gioco di Klopp entrano spesso in area, a difendere rimanevano al massimo tre giocatori. Dopo la sconfitta col Tottenham il manager è passato dal 4-3-3 a un 4-2-2-2 che prevedeva due pivot, Can e Wijnaldum, a protezione la difesa, lasciando a Coutinho, Manè, Firmino e Salah il compito di smantellare le difese avversarie. I risultati si sono visti immediatamente e la stagione del Liverpool si è risollevata anche per questo cambio tattico. Con la dipartita di Coutinho e l’arrivo di Van Dijk si è ritornati a un 4-3-3, ma senza il brasiliano a centrocampo, con la solidità dell’olandese dietro e una generale migliore prestazione della squadra si è ritrovato l’equilibrio anche con il vecchio modulo.

Un’altra scelta molto discussa di Klopp riguarda la rotazione dei portieri. Storicamente questa strategia ha raramente portato risultati positivi e la situazione del Liverpool non fa eccezione. Karius e Mignolet è da più di un anno che vanno avanti a contendersi la maglia da titolare, ma non si riesce a trovare un vincitore tra i due, avendo Klopp cambiato idea diverse volte su chi fosse il numero uno. Sul fatto che entrambi non siano dei talenti puri è evidenziato dalle loro prestazioni, ma la continua messa in discussione del proprio posto in squadra ha peggiorato la situazione. Ora, però, sembra che siamo giunti al capitolo finale della saga con Klopp che ha deciso di dare un’ultima chance a Karius, garantendogli il posto da titolare sia in champions che in premier. È presto per cantare vittoria, ma, da quando gli è stata rinnovata la fiducia, il portiere tedesco ha messo in campo delle prestazioni convincenti. Per tenere il posto, tuttavia, dovrà performare allo stesso modo da qui fino alla fine del campionato.

Questi due casi che ho selezionato evidenziano come Klopp, anche se non proprio in maniera rapida, sia capace di vedere e porre rimedio ad alcuni errori da lui commessi (caratteristica importante per un allenatore!). E’ impossibile commentare tutte le scelte manageriali fatte da Klopp e non scrivere venti pagine, ho scelto queste perché mi sembravano le più significative.

di Lorenzo Picarella

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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