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In the name of Momo

E come un torero…

Il 2017 del Liverpool si chiude nel segno dell’uomo dell’anno.
Lo abbiam comprato dalla Roma e lui segna ogni partita, è egiziano, è geniale e Mohammed è il suo nome; così recita il coro creato per Salah, autentico mattatore con una doppietta anche dell’ultimo match ad Anfield prima dei brindisi di Capodanno. L’enorme bottino di diciassette gol in campionato la dice lunga sul momento di forma di Momo, secondo solo ad Harry Kane nella classifica marcatori della Premier League, con la sostanziale differenza che l’inglese è un centravanti puro. Salah invece ha realizzato le sue marcature agendo da trequartista; e pensare che questa estate qualcuno storse il muso alla notizia del suo arrivo… 42 milioni. Guardando impazzare le cifre folli del mercato dei giorni nostri sembra quasi un prezzo stracciato, quantomeno rapportato al rendimento fin qui riscontrato. Eppure in qualche modo, c’era da aspettarselo: Salah è il prototipo di calciatore che si incastra perfettamente nelle dinamiche offensive del gioco di Klopp, fatte di velocità di esecuzione e aggressione maniacale degli spazi. Se aggiungiamo poi questa straordinaria vena realizzativa, beh, non potevamo chiedere di meglio. Ma i problemi del Liverpool, si sa, non sono dalla cintola in su e anche oggi Matip è stato imperfetto nell’azione che ha portato al vantaggio del Leicester di Vardy. Se l’acquisto di Virgil Van Dijk, presente sugli spalti, è volto ad una diminuzione degli errori individuali e ad un aumento di qualità tra gli uomini del reparto arretrato, tanto avrà da lavorare Klopp nel miglioramento dell’intera fase difensiva che oggi, a parte lo svarione iniziale, ha comunque retto discretamente. Non ci sarebbe errore più grande che farsi condizionare dai big money sborsati per il centrale olandese ex-Southampton: Van Dijk non è il salvatore della patria, né il Messia arrivato a cancellare con un colpo di spugna tutti i problemi del Liverpool. Potrà invece essere un importante giocatore per infondere sicurezza al reparto, se coadiuvato da compagni e allenatore e, soprattutto, se non crocifisso alle prime difficoltà.
Se leader si nasce, leader in una squadra si diventa. Per il resto, ci godiamo questo 2-1 di fine anno e, più, in generale, cogliamo al massimo i frutti dei gol di Salah, dell’imprevedibilità di Firmino, del dinamismo di Manè e delle giocate di Coutinho. Già, Coutinho.

Sempre più incontenibile Salah

Il mercato è alle porte e memori dell’ultima rovente estate, non è una buona notizia. Quel che si chiede al brasiliano è innanzitutto chiarezza; prenda una posizione, la rispetti, e qualora decidesse di non cedere alle lusinghe del Barcellona, continui a giocare senza distrazioni. Il Coutinho sconsolato di inizio stagione è stato più un peso che un vantaggio in campo e nello spogliatoio e il Liverpool ha bisogno solamente di un Coutinho partecipe e convinto, come quello visto ultimamente. Rimarcando il vecchio inossidabile concetto che i giocatori passano, la maglia resta. Dopo il pari odierno del Manchester United, scavalcato dal Chelsea, il terzo posto dista ora tre punti mentre Tottenham e Arsenal sono indietro di quattro lunghezze ma con una partita ancora da giocare. Non c’è troppo tempo per guardare la classifica, a Capodanno c’è già la trasferta col terribile Burnley di Sean Dyche. Vietato deconcentrarsi.

                                                                                                                                         di Dario Damico

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