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Il senso del limite.

 

Salah non esulta nel rispetto dell’attentato avvenuto nel nord del Sinai (Egitto).

Doveva essere la svolta della stagione, il match per lanciarsi nei piani alti della classifica; nemmeno stavolta lo è stato ed è un peccato. Tre punti avrebbero significato scavalcare il Tottenham(frenato dal Wba, nel pomeriggio) e agganciare lo stesso Chelsea in terza posizione, un passo notevole, deciso, una prova di forza contro una diretta rivale. Perchè se il City di Guardiola sembra irraggiungibile per gioco e risultati, non lo sembrano i Blues di Conte e il Manchester United di Mourinho, che con una difesa arcigna ma senza mai incantare si ritrova saldamente in seconda posizione. Il verdetto di Anfield dice pari, un uno a uno più amaro che dolce sia per come si è sviluppato, sia per i suoi significati a più ampio raggio. E’ stato un buon Liverpool; rivoluzionato negli uomini dopo la folle notte di Siviglia, con Firmino, Manè e Wijnaldum in panca e con il rientrante Matip al posto di Lovren al centro del reparto arretrato; un undici abbastanza strano al cospetto di una squadra solida come quella londinese ma nonostante tutto i Reds si sono espressi con personalità e un discreto livello di gioco. Gli svarioni di una difesa inadatta negli uomini al blasone di questa maglia non si commentano nemmeno più, eppure il gol di Momo Salah, adesso capocannoniere solitario della Premier League, sembrava aver colto i frutti dell’impegno corale e dello sforzo di squadra ben percepito nella seconda frazione di gioco. Il bastone tra le ruote è arrivato a cinque minuti dalla fine con una palombella di Willian più simile a un cross che ad una ricercata conclusione ad effetto; un pareggio onestamente giusto per quanto visto sul prato verde ma conseguito nella maniera più beffarda possibile. 

 

La gioia di Willian per un inaspettato pareggio

Ecco il sapore amaro di una occasione sfumata, ecco il sapore amaro del limite. E’ proprio quel perenne senso di incompiuta che fa rattristare oltre la partita in sé; come aver la possibilità di ammirare l’orizzonte dalla finestra e al contempo la coscienza di non poterlo raggiungere. Ancora più amaro perché quel che manca per andare oltre sembra così evidente e gli occhi chiusi non sono mai quelli di una persona sola: quanto visto martedì al Sanchez Pizjuan è una cartolina perfetta di pregi, limiti ed autolimiti, di storie e parole scritte e riscritte da quando Jurgen da Stoccarda è al timone del Rosso veliero. Gennaio il mercato son vicini, mezza stagione è ancora da giocare; c’è da dare un segnale di consapevolezza e cognizione. Oppure, probabilmente, una chiara e onesta dichiarazione di intenti. Dall’altra parte della barricata, il sostegno incondizionato, l’apertura all’ascolto e la voglia di fidarsi, non mancheranno mai; e questo è altrettanto chiaro.

                                                                                                                                                                        di Dario Damico

Comments

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  • giovannireds

    Grandissima occasione sprecata di accorciare la classifica.
    Era importantissimo vincere per dare una svolta alla stagione, non ci siamo riusciti per poco,bene la squadra che ha quasi sempre dominato nella metà campo avversaria.Chelsea fortunato a trovare il pareggio su un cross sbagliato però anche concesso dal nostro atteggiamento dovuto dall uscita di sturridge togliendo la punta abbiamo fatto prendere campo al chelsea,strano questo cambio difensivo con ancora metà secondo tempo da giocare,non da klopp…..
    Poco lucido coutinho forse bisognava togliere lui anziché daniel.
    Questa stagione è molto enigmatica,domenica per domenica si scriverà il nostro percorso però io sono molto dubbioso