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BACK IN THE U.S.S.R.

Un Coutinho sempre più ritrovato sigla il pareggio

Back in the USSR cantavano i Fab Four e per gran parte del prepartita i giornali sprecavano paragoni fra i 4 musicisti di Liverpool e i 4 attaccanti dei reds Coutinho, Salah, Manè e Firmino che per la prima volta sarebbero scesi in campo in un match ufficiale. Tutti erano pronti a stropicciarsi gli occhi ma di Fab, in questa serata russa, non c’è stato proprio niente se non forse l’abilità dei padroni di casa di far passare la maggior parte del match senza giocare. Il Liverpool dal canto suo si è ancora una volta dimostrato squadra senza cinismo e senza alternative di gioco, copia e incolla di decine di partite, storia vista e rivista da anni dove cambiano gli addendi quali giocatori e allenatori ma il risultato non muta di una virgola. E tanto per rimanere fedeli al copione il primo e unico tiro indirizzato tra i pali della nostra porta conduce i moscoviti al vantaggio complice la scarsa reattività di Karius, ancora lungi dall’essere un portiere presentabile ad un palcoscenico come la Champions League.

Un non impeccabile Karius in occasione del vantaggio Moscovita

E ancora una volta i reds, ai quali non manca la sovranità territoriale, si ritrovano come spesso capita, d’improvviso, a dover rincorrere. Fortuna vuole che almeno due dei, tra molte virgolette, Fab siano scesi in campo e così un semplice uno-due fra Manè e Coutinho manda in porta quest’ultimo che non fatica a insaccare e riportare il punteggio sulla casella delle X. Sembra il preludio a una scossa, alla genesi di un furore che invece stenta a svilupparsi e ai russi guidati da Carrera basta attuare il così poco lodato catenaccio italiota e i reds si infrangono come onde troppo poco feroci per sovrastare lo scafo dell’imbarcazione sovietica. E quando in queste giornate, dove vuoi per la luna storta, vuoi per la poca verve, vuoi per la disposizione tattica degli avversari, alle sfuriate dovrebbero sopperire le idee gli uomini in rosso si trovano spersi in un giro palla sterile e lento, aggrappati alle idee di un unico giocatore, Coutinho, che non sempre può accendere la luce e le cui intuizioni molto spesso vengo vanificate dalla pochezza di tutto il resto. Allora anche Klopp decide di metterci del suo sostituendo Manè, tra i meno peggio, con uno Sturridge ombra di se stesso e voglioso più di ritrovarsi che di far ritrovare la squadra. Così anche un cecchino come lui diventa sprecone divorandosi un goal che qualche tempo fa avrebbe fatto ad occhi chiusi e cercando troppo spesso di vincerla da solo diventando così controproducente. Ancora il tempo per un tiro di testa di un evanescente Salah che viene ben neutralizzato da Selikhov, subentrato all’ottimo Rebrov e i pochi 8 minuti di recupero finiscono e con essi l’ennesima prestazione da amaro in bocca.

Che altro dire, sembra che aleggi una sorta di sindrome su questa squadra: mesi e mesi, anni di fatiche, sforzi di ogni genere, cambi di gestione e di allenatori ma costantemente, quando sembra davvero che si possa fare quel salto di qualità, quando sembra possibile aprire un ciclo non dico vincente, ma in cui ci si affermi come squadra solida, con un’identità e capace di fare con costanza risultato si ripresentano i soliti problemi, come se il tempo si fermasse e tutto ricominciasse da capo. Tre anni fa fu 2-2 con il Ludogoretz, nel 2008 il doppio pareggio 0-0 con lo Stoke e la sconfitta 0-2 con il Boro che ci costarono il titolo, sempre tre anni fa i pareggi 1-1 con il WBA e 3-3 con il Palace, quest’anno il 3-3 con il Watford e 1-1 con il Burnley. Sempre lo stesso identico film. Ovvio che tutti noi continueremo sempre a vederlo, sperando che prima o poi cambi il finale. Certo è che la delusione è tanta e così tornare grandi resta un’utopia.

                                                                                                                                                                             di Jacopo Orofino

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  • Francesco Biondi

    Bell’articolo Jacopo, condivido in pieno, sempre le solite cose, i soliti errori! Facciamo lo stesso identico gioco ogni partita indipendentemente dal nostro avversario e da qualsiasi altra cosa, mi domando se davvero quell’uomo che tutti osanniamo sia davvero il giusto condottiero per una rinascita che sembra sempre più lontana… With hope, YNWA