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Il minuto ventitrè.

Coutinho mentre dipinge il suo arcobaleno…

E’ il minuto ventitré di una tragica partita da dentro o  fuori, sebbene sia appena Settembre. Il minuto ventitré l’arcobaleno multicolore che  capovolge ogni cosa. E’il minuto ventiré di un Leicester Liverpool completamente diverso da quello di appena quattro giorni prima quando quelli in rosso sembravano cera di candela, e quelli in blu un sole sorto per incanto  in  un tripudio di calore,a  liquefare quella cera  in una notte da incubo. E’il minuto ventitré nel quale ogni cosa vira spinto dallo zefiro di fine estate raccontando una novella a lieto fine. Perché dentro quel minuto, lungo come un emozione infinita, quelli in rosso ed il loro popolo ritrovano il figliol prodigo e quelli in blu si inchinano alla legge del destino. E’il minuto ventitré quando il Liverpool, preso a pedate nel Martedì che annuncia il terzo turno di coppa di lega da un Leicester niente affatto terribile, e privato con un brutale due a zero, che si va  ad aggiungere ad un inizio di stagione penosamente polemico,del primo obiettivo stagionale, ritrova per incanto il suo piccolo genio brasiliano, ripudiato mille volte dopo le vicende di questa estate. Un genio  reso triste e malinconico dalla panchina cui la logica lo aveva costretto, e relegato nell’angolo più lontano del cuore dai suoi compagni traditi dalle sue voglie di Barcellona e da una tifoseria ferita dal suo desiderio di fuga. Un genio cui non pare vero di ricevere in dono, al minuto ventitré di un match feroce per agonismo, per la volontà di entrambe le squadre di vincerlo per gettare sul tavolo di un torneo fino ad ora alternante per l’una e per l’altra le fiches di una ritrovata speranza, l’episodio con il quale spegnere ogni ricordo nefasto. Per ricominciare. Perché il  Liverpool beneficia al minuto ventitré di un Sabato che sara’ ricordato alla fine di questa stagione per un motivo o per un altro, un calcio di punizione al limite dell’area di quelli in blu. E quando Coutinho si avvicina prendendo la palla, quasi accarezzandola, e custodendola in grembo come fosse una pezza di seta preziosa, e’come se il tempo si fermasse  mentre un  silenzio innaturale cala sullo stadio. Poi il brasiliano, nella cui mente mille pensieri si agitano come i fili di un burattino dei quali lui solo tiene il gioco, depone la sfera in terra. Lo fa con la cura di chi sa che in quel momento tre mesi di tormento, di mugugni, di ansie e di cose dette ed immaginate, di liti mai scoppiate e di silenzi mai rotti, possono essere spazzati via da una parabola. Coutinho fa qualche passo indietro, lentamente, lo sguardo perso da qualche parte eppure fisso verso la porta di  Schmeichel  che dispone la barriera sapendo dentro di se che dentro quel momento c’e’ il senso di un qualcosa che  sa di frenetico divenire . Quelli in rosso si allontanano, mentre  trenta metri più lontano un uomo venuto dalla Germania, investito come un fiume in piena dalla polemica che gli infuria intorno come un Maelstrom cattivo, ha negli occhi lo stesso sguardo del suo forse ex pupillo, del piccolo brasiliano attorno al quale avrebbe voluto costruire e chissà forse ancora vorrebbe,  il sogno di milioni di tifosi. Coutinho si ferma, parallelo alla sfera che dista da lui appena qualche passo. Ogni cosa sul prato sembra immobile, quando l’arbitro fischia e lui parte. Il suo piede sembra sfregare la lampada dei desideri quando colpisce la sfera e ne disegna la parabola. Ogni tormento, ogni mugugno,ansia, ogni cosa detta, immaginata, ogni lite scoppiata o meno e della quale i testimoni taceranno per sempre,  qualunque silenzio mai rotto,  viaggiano dentro quella parabola, che scavalca la barriera in blu e si deposita nell’angolo lontano alla destra di uno Schmeichel proteso con la mano a provare a fermare il destino.

Il Brasiliano nuovamente festeggiato dai compagni

Quel che accade dopo e’semplicemente dentro l’estasi di una esultanza che come una onda lunga si propaga dal brasiliano che corre, inarrestabile, con la bocca spalancata in un urlo muto,allo sfrenato inseguimento dei compagni, ora dimentichi dei mesi addietro, al delirio dei supporters in rosso, nei quali il gol spazza via ogni dubbio, che incendia lo stadio, alla gioia di Klopp che mostra i pugni lungo la linea laterale, con l’urlo che riecheggia quello del suo ex pupillo ora di nuovo tale.. Quel che accade dopo e’soltanto la logica fine di un incubo durato una estate ed un Settembre che volge al termine. Il minuto ventitre’ gia lascia il posto al minuto ventiquattro, ed il Liverpool, grazie al gol di Coutinho che raddoppia il vantaggio di Salah, e’in vantaggio per due a zero. Si, poi segna Okazaki,  e rimette le foxes in partita, Henderson capitano coraggioso riporta i suoi due gol avanti, Vardy un fiato dopo squilla rimettendo il Leicester in partita e Mignolet, nel finale di una partita pazza e meravigliosa, respinge ancora a Vardy il rigore di un pareggio che saprebbe di follia. Ma questa e’un’altra storia, la storia di una partita selvaggia incastonata dentro un minuto magico,il minuto ventitré : quello che riporta Coutinho a Liverpool e riporta i reds nell’orbita della Premier League.

                                                                                                                                     di Stefano Iaconis

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