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Stagioni….

Ed è già malinconia per una stagione che sta volgendo al termine. Una stagione che non ha portato trofei, un’altra, purtroppo,
fin troppo carica di illusioni premature e amare sconfitte. Vittorie si, e belle da far male, ma il cavaliere errante a tratti ha tolto la corazza e dormiente e indifeso si è lasciato soggiogare. Ha creduto a gesti eroici ormai in disuso, forse anch’egli aveva bisogno, come il cavalleresco Don Chisciotte insegna, di una dama da servire e di cui essere degno. Ma ahimè la sua Dulcinea del Toboso è rimasta fin troppo astratta e senza lo stimolo della sua benedizione, per gentile concessione del prode sopracitato, anche il nostro cavaliere rosso ha cercato di battersi contro i mulini a vento. E si sa che non si può far altro che uscirne sconfitti.

Si poteva chiedere di più a questi ragazzi? Probabilmente no. Una rosa scarna, ma che ci ha proposto spesso un bel gioco, talenti
mediocri che han sudato ad ogni match, un allenatore disarmante, che non ha mai perso l’entusiasmo. Per quest’anno ci salutiamo, e questo non è il più triste degli addii che abbiam vissuto. Questo non è l’anno delle scivolate maledette, del cambio di casacca di chi per noi di quella maglia ne faceva una seconda pelle, di quel posto troppo basso in classifica, di quelle finali perse e di quelle coppe viste alzare da chi era tutto fuorché un amico, o peggio ancora di quelle neanche mai giocate. Questi novanta minuti decreteranno il piazzamento finale, così strettamente dipendente anche dal risultato di altri, di quelli di quel colore blu, ma quello meno odiato, di quelli che con lo stesso nome, riusciamo almeno a tollerare. Questi novanta minuti per salutarci ancora, come ogni anno. E sentirne forte la mancanza.

Liverpool FC - Middlesbrough, Anfield

Da qui in poi non ci resta che… No, piangere non è la risposta giusta! Appassionarci al calciomercato (questa si che lo è), seguirlo minuto per minuto, sullo schermo di un telefonino poco nitido sotto la luce del sole, lì in una afosa giornata in riva al mare, o sotto il portico di un bar troppo pieno di zanzare che la tua granita non fa altro che attirare. E le cessioni sgradevoli, gli acquisti sognanti, le aspettative da rivedere, fino ad aspettare la chiusura delle porte che sanciranno davvero un altro inizio. Senza sapere nulla di come andrà, senza comunque smettere di crederci. Mai. Godiamoci gli ultimi 90 minuti, l’ultimo inno, in casa, in una stagione che comunque ci consentirà di sentire di nuovo l’odore di quella coppa dalle grandi orecchie, quella che tante volte abbiamo portato a casa. Gustiamoci ogni minuto, ogni azione, perché è strano, ma ne avvertiremo l’assenza. Come se quegli undici ragazzi fossero entrati a casa nostra, ogni domenica, come se fossero usciti da quello schermo e avessero calciato quella sfera incantata lì nel nostro salotto. Come se Klopp avesse smandibolato di fronte al divano di casa nostra, come se ci avesse abbracciato all’uscita dal campo dopo averli abbracciati tutti, in fila. E per ultimo c’eri tu. A tanti sembrerà assurdo, ma ridurlo ad un semplice sport è, forse, troppo poco. Chi tifa, chi ama, chi di passione vive e sogna, esclude il marcio, tiene lontano lo sporco. E si gode il bello, tutto quanto c’è di buono. Le trasferte oltremanica, gli amici incontrati, perché due semplici sconosciuti, diventano sorrisi e abbracci scambiati, se legati dalla stessa passione, la gioia dopo una vittoria, le lacrime, quelle dolci tanto quanto quelle amare. Perché il calcio è un po’ come l’amore, a volte dà ed altre toglie. Ma proprio come l’amore finché ciò che ti dà riuscirà a superare quel che ti toglie, vale la pena viverselo e gustarselo, fino all’ultimo respiro. Ed infine al nostro “cavalier senza paura di una solitaria guerra”, come il romanzato Sancho Panza di Guccini cantava, dico di non perdere mai la speranza, perché sognare ci rendi vivi e magari a volte il vento soffia talmente piano da fermare anche i mulini a vento! All’anno prossimo Liverpool (anno calcistico s’intende). Facci emozionare per novanta minuti ancora e poi vai in vacanza. Riposati, perché nella prossima stagione saremo sempre lì, in tanti, fieri ed esigenti come ogni anno. E innamorati. Quello, ogni giorno di più.

YNWA, Anna Cencia

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