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Mezzo pieno,mezzo vuoto

E’ un punto, potevano essere tre, potevano essere zero.
Dietro lo striminzito uno a uno del pomeriggio dell’Etihad si cela un frullato di rimpianti e sospiri di sollievo, rammarico e conforto.
Nel festival del gol sbagliato e delle difese da incubo, il pallone maldestramente ciccato da Lallana su tocco di Firmino a dieci minuti dalla fine grida vendetta.
Impensabile, inspiegabile, impossibile non tramutare in gol un’occasione così, di quelle più facili da segnare che da sbagliare…

L'incredulità di Bobby Firmino

L’incredulità di Bobby Firmino

All’incredulità per cotanto errore affianchiamo però la consapevolezza che il Manchester City non ha fatto di meglio, anzi, a esser onesti forse anche peggio: De Bruyne fa tremare il palo e Aguero la spara lontano dalla porta almeno in un paio di occasioni.
Quindi ci teniamo il punto, figlio del rigore dell’infallibile Milner a inizio ripresa, dopo che l’arbitro ne ha negato uno per parte nella prima frazione, e del pareggio di Aguero, più veloce di Klavan ad insaccare un cross dalla destra.
Ci teniamo un punto in fin dei conti non cattivo, anche se, nella battle per l’Europa che conta, il Tottenham scappa via e il fiato sul collo del Manchester United comincia pericolosamente a destare preoccupazione.

Resta la sensazione di una grande prestazione

Resta la sensazione di una grande prestazione

Ci teniamo l’imbattibilità contro le prime sei forze del campionato, sintomo di una squadra capace di alzare livello e concentrazione quando ha spazi e il blasone dell’avversario stimola le corde giuste.
Ci teniamo le solite spine, i buchi in rosa, la mancanza di un vero centravanti, una fase difensiva che lascia sempre a desiderare e la miriade di punti lasciati per strada contro le piccole.
Con la speranza di non arrivare a maggio aggiungendo questa partita alla lista dei “poteva essere”, ci accingiamo al rush finale con fiducia nei nostri mezzi e coscienza dei nostri limiti.
La bacchetta magica, a fine marzo, non può esistere più.
Esiste però il dovere morale di tornare a calcare i palcoscenici europei, nel nome del Liverpool e della sua storia; un tassello fondamentale nel processo di ricostruzione a cui Klopp sta lavorando.
Perché non può esistere una coppa europea senza Liverpool e un Liverpool senza coppe europee; e questo è chiaro.
A tutti, dal campo alle tribune di Anfield, dalla panchina agli uffici societari.

di Dario Damico

http://www.liverpoolecho.co.uk/sport/football/football-news/klopp-can-both-convinced-players-12765984

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