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THE ANSWER IS BLOWIN’ IN THE… KOP!

É lì che troveremo la risposta, nell’urlo mai domo della Kop.  Si è passati attraverso una Series of Dreams (citando ancora Bob Dylan), infranti, che hanno fatto male, che han fatto svegliare col collo malconcio e la testa che girava come dopo una nottata di bagordi. Reduci di nottate in bianco, di sogni che sembravano tangibili e poi irrimediabilmente svanivano. Ad ogni tifoso del Liverpool si era raccomandato di non fare voli pindarici. Il sogno di quella Premier League è ancora troppo lontano. Il Liverpool gioca bene, ha talento, giovani che con i piedi fanno bene. Ma non incantano. Il piccolo mago Cou ha troppe responsabilità, puntare tutto su di lui è doveroso, ma altrettanto rischioso. Buoni a fase alterne i vari Lovren, Can, Lallana. E poi Sturridge, il caro ragazzo di cristallo che ormai siede perennemente in panchina, non balla e non entusiasma più ormai da troppo tempo, e che bello sarebbe vederlo ballare ad ogni match! Non dimentichiamoci d’altronde, che il Liverpool, fresco di compleanno, il centoventicinquesimo per l’esattezza, è stato abituato a nomi come Xabi Alonso, Gerrard, Suarez giusto per citarne qualcuno. E senza dubbio alcuno, i suddetti non sono loro. La squadra di Klopp, forse proprio grazie alla sua mentalità dominatrice, si ritrova spesso ad essere grande con le grandi e piccola con le piccole. Soprattutto con quelle squadre che si chiudono in difesa, non passa mai nulla, non si riesce a rompere il catenaccio. Serve un attaccante caparbio, tenace, un’esplosione di talento e forza sovrumana, uno che inquadra la porta anche dandole le spalle. Servono ancora molte cose. Con la fiducia cieca verso Klopp e ridimensionati i traguardi da raggiungere alla fine di questo campionato, si lasciano da parte i dubbi, i problemi, le perplessità. Il canto sacro della Kop annulla ogni pensiero, toglie la rabbia delle sconfitte precedenti e costringe a sperare ancora, ad innamorarsi di nuovo. Per questo la risposta soffia proprio da lì, fino a giungere al condotto uditivo di chi, per questa squadra blasonata, è capace anche di versare lacrime.

Anything...

Anything…

Non si conosce la data in cui questa squadra ritroverà il prestigio che le compete, ma non neghiamole la fiducia che merita. Ha in panchina uno dei migliori allenatori del panorama calcistico attuale, ha un nobiltà imparagonabile, una storia che mette i brividi. E domenica alle 17:30 ora italiana, all’Ethiad il Liverpool è chiamato a far tremare proprio loro che lì son di casa, è ora di tornare a mettere paura. È lì che troveremo, inappellabile, la risposta. La stessa che si ode dalla Kop, la stessa perché di stesse voci, la stessa perché di stessa identica passione. È lì che gli altoparlanti non trasmetteranno quel canto laico che è You’ll never walk alone  con migliaia di voci che lo intonano all’unisono, ed è proprio lì che invece dovrà farsi sentire. È lì che il Liverpool deve confermare di essere sempre più Grande delle grandi.  Perché è ora di tornare a vederlo col calendario impegnato di mercoledì, godersi i sorteggi della fase a gironi, raggiungere gli ottavi, i quarti… Insomma giocarla di nuovo quella maledetta Champions League. Che resti sempre impressa l’immagine di Gerrard che bacia la coppa dalle grandi orecchie nel 2005, ma che possa essere affiancata da tanti altri fotogrammi simili. Questo ci auguriamo. Non ci saranno altre notti di Istanbul, ed è giusto così. Ci saranno altre finali. Quelle si. Ma sono ancora lontane. Adesso si pensa ai Citizens, ancora impegnati a piangersi addosso per l’eliminazione dai loro ottavi di Champions, saranno rabbiosi ma senza remora alcuna bisogna espugnare il loro fortino. Bisogna superarli in classifica, c’è un solo punto oggi a dividere le due squadre, anche con la nota dolente di aver dalla tua , purtroppo, già giocato una partita in più.

La sfida dell'Ethiad

La sfida dell’Ethiad

C’era un bardo nel sedicesimo secolo, nato vicino le sponde dell’Avon nel centro dell’Inghilterra, ragionevolmente conosciuto e spesso osannato ( meritatamente aggiungerei), a più eminente drammaturgo che la letteratura inglese conosca, che insegnava ai più ed anche ai posteri (almeno a quelli a cui importa accrescere il loro livello culturale), che i felici erano  pochi, giusto un manipolo di fratelli. Stiamo parlando ovviamente di William Shakespeare, ed è sempre di quella sua opera, che è l’Enrico V, quest’altro stralcio :”Nella pace nulla di meglio per diventare un uomo che la tranquillità e l’umiltà, ma se tu senti il soffio della guerra allora imita la tigre, indurisci i tuoi muscoli, eccita il tuo sangue, nascondi la tua lealtà sotto la fredda rabbia e infine dà al tuo sguardo l’orribile splendore”. E il soffio sta giungendo, proprio dalla Kop, e quell’anelito si sa, ha il sapore di battaglia. È un Benvenuti all’inferno, o giù di lì. Non abbiamo ancora scomodato i Dei dell’Olimpo, neanche quelli Cristiani o quelli Pagani, ma tra Shakespeare e Dylan qualche mostro sacro lo abbiamo messo in moto. Che, insieme alle stelle, siano d’aiuto. Step by step il Liverpool è costretto a rinascere, è la curva che lo chiede. È la Kop, quella che ha sempre, insindacabile, la risposta. The answer, my friend, is blowin’ in the… Kop. E vi preghiamo di stare attenti: presto soffierà ancora più forte!

 

di Anna Cencia

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