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Un caso di bullismo al King Power Stadium….

Dopo una settimana di intenso lavoro sotto il caldo sole di Lamanga, il bollettino medico del Liverpool non è cambiato in positivo. La caviglia di Lovren ha bisogno di uno specialista, Daniel Sturridge, il quale non si fa mai mancare nulla, é alle prese con un virus influenzale lungo, che presumibilmente impedisce all’attaccante di Birmingham di prender parte al match, e dulcis in fundo, Cpt Henderson si è procurato una ferita molto profonda al piede a causa di un duro scontro in allenamento, e quindi salta anche lui il viaggio verso Leicester. Grande curiosità quindi circonda le scelte di formazione di Klopp, specialmente per il centrocampo, visto che in difesa la presenza del duo Lucas – Matip é pressocché certa. La buona notizia è che torna finalmente a disposizione per la panchina il giovane e promettente centrocampista “box-to-box” Marko Grujic, il quale avrebbe fatto comodo non poco questa stagiona alla corta rosa del L’Pool.

Match Report

I primi 16 minuti si possono sintetizzare con queste poche parole: il Leicester gioca prevedibilmente per la vita, con il sangue agli occhi, il Liverpool vaga in campo senza sapere perchè, quasi sorpreso di aspettarsi un tale atteggiamento degli avversari. Si tratta della classica battaglia di nervi, ed il Liverpool di questa stagione perde puntualmente quasi ogni scontro nervoso. E succede anche stasera al King Power Stadium. Nei primi 16 minuti qualsiasi rimessa laterale lunga a campanile in area di Fuchs si trasforma in una minaccia. La concentrazione è allo zero totale. Sempre su rimessa a campanile di Fuchs, nessuno da un minimo di fastidio fisico ad Huth, sponda comoda per Vardy, lasciato solo, tiro ciccato e ancora tutto libero in area Okazaki in tuffo di testa vede negarsi la rete da Mignolet. Poi assurdità totali in campo: un rinvio lungo quasi dalla sua area di rigore di Schmeichel diventa un assist, con Lucas che entra a vuoto e Matip che passeggia accanto a lui senza voce in capitolo. Il risultato è che Vardy si ritrova da solo davanti al portiere. Ancora Mignolet deve metterci la pezza. Abbiamo qualche occasione: Coutinho beneficia di un passaggio ben svelato da Mane’, ma con una consueta, ormai troppo abituale, “giocata di troppo” più che giocata incisiva, il brasiliano ancora troppo presto spacciato per world class player quando non sembra essere ancora il caso, vanifica tutto, con due angoli liberi a disposizione, per dribblare inutilmente ancora verso l’esterno: il risultato finale è che persino Morgan riesce a recuperarlo sulla velocità. La prima rete simboleggia ancora al meglio l’attitudine dei reds: Giorgino sbaglia un comodo controllo a centrocampo in modo assurdo dando il via all’azione del Leicester, e su una palla filtrante successiva di Drinkwater Vardy è 2 contro 1 eppure verso la porta scappa lui: 1-0. Ma non basta ancora, perchè niente sembra poter svegliare i reds dal sonno profondo in cui sono caduti. Su una rimessa laterale lunga in area succede ancora di tutto, di tutto, e la squadra permette a Drinkwater di calciare a volo un pallone perfetto (2-0). Gran rete sì, ma resta il fatto che qualsiasi “rimessa laterale – cross” in area é una minaccia, e robe di simile decocentrazione non si vedono nella fase difensiva di una squadra di Championship. Il secondo tempo non vede reazione. LA ripresa è utile solo per confermare la fragilità caratteriale dei nostri giocatori. Al 60′ sul colpo di testa di Vardy all’angolino il quadro è perfetto e si consuma un 3-0 tondo con lezione autentica di football da una squadra messa sotto accusa da tutto il paese per il ruolo che ha giocato nel licenziamento di Claudio Ranieri. Perdere sì, è vero che nel football la sconfitta è parte della vita, ma uscire sconfitti proprio a livello caratteriale e di cattiveria, e senza colpo ferire, da questo Leicester fa male, fa molto male. Ed è umiliante il fatto che al netto del nostro continuo, sterile, inutile e presentuoso fraseggiare al limite dell’area avversaria, entriamo nell’area di rigore al prima volta con Lallana, e poi con Coutinho, che firma il 3-1 non consolatorio, solo quando il Leicester è avanti di tre reti e molla gli ormeggi. Per una gentile concessione da parte di una squadra che fino alla settimana scorsa dimostravano solo codardia e viltà. La sconfitta poteva essere un’ipotesi, ma perdere senza una volontà psicologica di ribellione alla sconfitta, di sussulto emotivo, non era accettabile per nulla. Persino una brutta entrata da rosso sul bullo Vardy poteva costituire una reazione nervosa a quanto successo in campo. Non si vede neanche questo tipo di reazione. Klopp usa le parole giusta a fine gara, sottolineando che tutti, tutti sono in lotta per conservare il posto e che lui non ha paura di relegare gente che si sente sicura in panchina. Belle parole, ma resteranno tali? Vedremo Emre Can ad esempio, che ha pure la faccia tosta di fare bizze sul contratto nonostante attualmente non sia in grado di azzeccare un solo lancio lungo, in panchina, magari per uno dei nostri giovani promettenti? Vedremo l’uomo della giocata di troppo, Coutinho, sedersi bello tranquillo in panchina a prendere appunti su cosa significa essere un top player decisivo che gioca per VINCERE? Che fine ha fatto il promettente Cameron Brannagan? Perchè è sparito? Perchè non vediamo il bravissimo Harry Wilson mai sulla panchina di questa squadra? Perchè se questi sono gli indecenti spettacoli cui assistiamo, non diamo una rampa di lancio a un ragazzo come Woodburn? Perchè Gomez ha avuto contratto rinnovato per tre anni, e poi comunque non gioca nonostate infortuni a raffica in difesa, ed una difesa mi permetto di dirlo, tatticamente e mentalmente ieri scandalosa? Allora, discorso di fine gare eccellente ma non bata più spendere belle parole. Tempo di fatti, fatti concreti. La smetta il Liverpool Echo: questa squadra non è da 4° posto, sotto ogni aspetto. E quindi si costruisca per il futuro utilizzando in modo oculato i nostri migliori giovani al posto di quelle dannate scarpe vecchie alla Emre Can che di più di tanto non daranno mai a una squadra. Non è possibile avere in campo una squadra con un solo giocatore dotato di un minimo di spina dorsale, uno solo che corre, pressa, aggredisce gli avversari, non vuole perdere: Hendo. Non basta. Non basta perchè per quanto Henderson sia un ragazzo di gran cuore, e dia un grande apporto alla squadra, comunque non è il tipo di centrocampista alla Stevie G degli albori in grado di risolverti da solo una partita. Posto che comunque la programmazione basata su un individuo solo comunque non ti porta lontano. Ora basta, fatti seguano alle parole. E a questo punto dare una chance CONTINUATIVA e PROLUNGATA a Sturridge ed Origi insieme in attacco. Perchè tutto è meglio di questo lento e prolungato funerale che non finisce mai. Il 4° posto lo vediamo col binocolo punto, e quindi a senso dare chances CONTINUATIVE a chi è stato accantonato, seppur in modo fondato, questa stagione.

Riccardo Leone

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