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Liverpool's Supporters

Liverpool  Supporters

Un mese e poco più. Un mese e 9 giorni per l’esattezza. 40 giorni. E’ questo l’arco di tempo che ha portato una delle squadre più in forma del mondo, esaltata dai suoi tifosi, celebrata dai media e proiettata a lottare su tutti i fronti a sua disposizione, ovvero 3 competizioni, a sprofondare nel più buio dei momenti dell’era Klopp. Un black out totale in cui gli uomini in rosso hanno giocato 10 partite, 5 in premier e altrettante in League Cup/ FA Cup perdendone 5 di cui 3 in casa, pareggiando 4 incontri e vincendo soltanto 1 partita. Paradossalmente gli avversari più ostici quali Manchester United ad Old Trafford e Chelsea in casa sono state le migliori partite dove i reds hanno impattato in entrambe le occasioni per 1 a 1 nonostante fossero risultati la migliore squadra in campo. Ancora più paradossalmente le sconfitte sono arrivate con due fra le peggiori compagini della premier league ( Swansea e Hull City) e addirittura una squadra di Championship, il Wolverhampton, in casa in FA Cup. Tanto per rincarare la dose Anfield non veniva violato da circa 1 anno. Dulcis in fundo i reds sono stati eliminati dalle due coppe nazionali ed estromessi dalla lotta per il titolo. Come se non bastasse le notizie fuori dal campo non sembrano migliori. In settimana è trapelata sui social la notizia di una mail scritta dall’attuale presidente del club John Henry secondo la quale l’acquisizione del Liverpool da parte della FSG fosse dovuta unicamente ad un mero motivo economico ( e come sorprendersene dopotutto). Tale notizia, accostandosi ai continui rumours di un possibile passaggio di proprietà, non ha fatto altro che alimentare il fuoco di un calderone già incandescente e in breve si sono ingrossate le voci di coloro che pretendono una nuova rivoluzione estiva. E come è solito nei momenti di crisi sono nate varie cacce al colpevole, capro espiatorio di tutti i problemi di questa squadra: ai gettonatissimi Mignolet, difesa e società si sono aggiunti i vari Emre Can, Sturridge, Firmino addirittura lo stesso Jurgen Klopp che fino a pochi giorni prima era venerato quasi come una divinità portatrice della verità del pallone. Premetto che nessuno è qua, tanto meno lo scrittore cui unico fardello è mettere qualche parola dietro l’altra, ad ergersi portatore della verità e istruttore di modi e maniere, del perché e del come un tifoso deve e vuole essere tifoso. Certo che la realtà è sempre più articolata e complessa di quello che può sembrare, soprattutto per coloro come noi che non vivono dall’interno le vicissitudini ma ne sono soltanto, purtroppo o per fortuna, spettatori e critici. Probabilmente sono numerosi i fattori che hanno portato ad un voltafaccia tanto improvviso e clamoroso, molti dei quali noi supporters non siamo in grado di controllare e modificare. Uno però siamo in grado di plasmarlo, di aumentarne l’intensità, di renderlo più forte, luminoso, splendente. Uno solo ma sicuramente il più importante. Quello su cui si basa sempre meno il calcio moderno, fatto ormai solo d’interessi, merchandising, twitter e procuratori. Quel fattore da cui deriva il termine con cui ci identifichiamo. Quando una persona ci chiede la nostra squadra e molto spesso resta anche stupita perché rispondiamo Liverpool ( a chi non è successo!) come lo fa? Che verbo usa? Tifare. “ per quale squadra tifi?” Tifare. Esatto. Supportare per riprendere il termine inglese supporter. È proprio questo l’unico fattore che siamo in grado di controllare e usare per aiutare la nostra squadra. Nessuno avrà mai l’arroganza di volervi insegnare a tifare, ognuno ha il suo modo: chi si chiude in se stesso silenzioso, chi sbraita contro tutto e tutti, chi critica e chi giustifica, chi è pessimista e chi è sempre e comunque ottimista. Sono tutte maniere né giuste né sbagliate, solo metodi diversi, strade opposte che portano allo stesso risultato. Essere tifosi. Ma ora più che mai, in un momento difficile come questo serve che ognuno di noi rifletta su se stesso, su cosa ama di questo mondo, perché tifare Liverpool significa fare parte di un mondo, lasciare perdere le frustrazioni, le sconfitte brucianti, le attese che sono state deluse e fare un passo indietro. Back in red. E ricordarsi che se non sarà oggi, sarà domani, se ancora una volta le lacrime saranno amare un giorno saranno lacrime di gioia. Che se una volta, dieci, cento siamo scivolati altrettante ci aspettano con le mani alzate e con una coppa stretta fra le dita. Back in red. Domani è il Tottenham. 18:30 ora italiana.

di Jacopo Orofino

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